sabato 19 ottobre 2013

IL TOCCO DEL PECCATO (A touch of Sin) - Trailer


UNA CINA MAI RACCONTATA nel nuovo film del regista vincitore del Leone d'Oro con "Still Life". Un minatore esasperato si rivolta contro i corrotti del suo villaggio. Un operaio di ritorno a casa per il Capodanno scopre che una pistola é l'unica cosa in grado di dargli emozione. Una gentile receptionist in un centro benessere viene spinta al limite dall'arrogante aggressione di un ricco cliente. Un giovane operaio passa da un lavoro all'altro nel disperato tentativo di migliorare la propria vita. Quattro storie estreme. Uno spaccato della Cina moderna: un gigante economico cresciuto troppo in fretta, esasperando il conflitto fra le classi sociali. Premio per la Miglior Sceneggiatura al festival di Cannes 2013.
DA NOVEMBRE AL CINEMA

mercoledì 18 settembre 2013

"ETRUSQUES. UN HYMNE À LA VIE": UNA MOSTRA INEDITA AL MUSÉE MAILLOL DI PARIGI

"ETRUSQUES. UN HYMNE À LA VIE": UNA MOSTRA INEDITA AL MUSÉE MAILLOL DI PARIGI: Considerato il più delle volte come originario dell'Oriente, avvolto nel mistero di una lingua ermetica, il popolo etrusco ebbe, prima di Roma, un ruolo di primo piano tra le grandi civiltà del Mediterraneo.

Marinai e mercanti, gli Etruschi si sono sviluppati in un contesto ricco di commerci internazionali e di scambi, in particolare con i Greci, di cui furono emuli e al contempo rivali.

"Etrusques. Un Hymne à la Vie" è il titolo della mostra inedita che il Musée Maillol di Parigi dedicherà a questo popolo. L'esposizione avrà luogo dal 18 settembre 2013 al 9 febbraio 2014

domenica 9 giugno 2013

Guide illustré du musée national de Naples

Guide illustré du musée national de Naples : approuvé par le ministère de l'instruction publique / Auteurs : G. De Petra,... A. Sogliano,... G. Patroni,... [et al.]

Rai 3 - L'ultima legione

 Rai Rai 3
Lunedì 10 giugno 2013 ore 21,05
 descrizione dal sito:
Rai Movie - Film e Programmi - L'ultima legione:

L’ultima legione (The Last Legion)
di Doug Lefler (UK/Italia/Francia/Tunisia, 2007)
con Colin Firth, Ben Kingsley, Aishwarya Rai Bachchan


Nell'anno 476, durante l'attacco all'Impero Romano d'Occidente sferrato dalle armate di Odoacre, l'ufficiale Aurelio riceve dal nobile Oreste l’incarico di salvare e proteggere il figlio Romolo Augusto, ultimo Imperatore di Roma. Dopo averlo liberato assieme al suo precettore Ambrosino e aver attraversato l'Europa post-imperiale per giungere in Britannia, Aurelio dovra’intraprendere una battaglia finale contro Odoacre per portare a termine la sua missione. Diretto dal regista di origine televisivo-seriale Doug Lefler e interpretato da un cast di primordine che vede Colin Firth e Ben Kingsley nei ruoli di Aurelio e Ambrosino e Peter Mullan in quello di Odoacre, L’ultima legione e’ un peplum aggiornato e muscolare per gli amanti del genere e i seguaci della contaminazione fra storia e fantasy. Il film e’ stato tratto dall’omonimo best seller di Valerio Massimo Manfredi e sceneggiato da Jez e Tom Butterworth


venerdì 7 giugno 2013

Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l'arte e la storia delle città italiane

Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l'arte e la storia delle città italiane sul libro: Perché il valore civico dei monumenti è stato negato in favore del loro potenziale turistico, e quindi economico? Perché la "valorizzazione" del patrimonio culturale ci ha indotti a trasformare le nostre città storiche in "luna park" gestiti da avidi usufruttuari? Lo storico dell'arte Tomaso Montanari ci accompagna in una visita critica del nostro paese: dallo showroom Venezia, a una Roma dove si delira di piste da sci nel Circo Massimo, a una Firenze dove si affittano gli Uffizi per sfilate di moda e si traforano gli affreschi di Vasari alla ricerca di un Leonardo inesistente, a una Napoli dove si progettano megaeventi mentre le chiese crollano e le biblioteche vengono razziate, all'Aquila che giace ancora in rovina mentre i cittadini sono deportati nelle new town, scopriamo che l'idea di comunità è stata corrotta da una nuova politica che ci vuole non cittadini partecipi, ma consumatori passivi. "Le pietre e il popolo" non è solo un durissimo pamphlet contro la retorica del Bello che copre lo sfruttamento delle città d'arte, ma è un manuale di resistenza capace di ricordarci che la funzione civile del patrimonio storico e artistico è uno dei principi fondanti della nostra democrazia, e che l'Italia può risorgere solo se si pensa come una "Repubblica basata sul lavoro e sulla conoscenza".

mercoledì 5 giugno 2013

2000 anni di storia sepolti da 30 palazzi

 petizione da firmare al seguente link:
2000 anni di storia sepolti da 30 palazzi:
Ancora una volta il patrimonio archeologico di Roma rischia di essere devastato. I soliti noti dell’edilizia romana, infatti, stanno per seppellire sotto 400.000 mc di cemento una vastissima area archeologica risalente alla fine del II secolo d.C., sorta al termine di uno dei periodi più floridi della storia di Roma: l’età degli imperatori adottivi, iniziata nel 96 con l’elezione di Nerva e terminata con la morte di Commodo, figlio di Marco Aurelio, l’unico successore non “adottato”.
Il sito archeologico si trova nel quadrante sud di Roma, nella zona di Grottaperfetta, tra l’omonima via, via Berto e via Ballarin. Nel complesso sono stati rinvenuti una villa con pregevoli mosaici, due tracciati stradali con basoli (uno dei quali probabilmente univa la via Ardeatina con la via Anagnina), un piccolo mausoleo, nonché una necropoli con 694 sepolture e 4 sarcofagi.
Su http://www.stop-i60.org/raccolta-multimediale/foto/ (sito del Coordinamento che si sta battendo a difesa del patrimonio archeologico e della vivibilità del quartiere) sono visibili alcune foto degli scavi.
(...)

martedì 4 giugno 2013

ARTE: A PIEVE DI CADORE (BL) LA MOSTRA "TIZIANO, VENEZIA E IL PAPA BORGIA"

  articolo completo al seguente link:
ARTE: A PIEVE DI CADORE (BL) LA MOSTRA "TIZIANO, VENEZIA E IL PAPA BORGIA" - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica:

La si potrebbe definire una mostra dossier, una mostra indagine, una potente lente di ingrandimento attraverso la quale il pubblico potrà penetrare nei diversi aspetti storici, stilistici, compositivi, iconografici di un’opera chiave degli inizi della carriere del grande Tiziano Vecellio. Un modo affascinante e insolito di cogliere i significati e i processi creativi che stanno “dietro” e “dentro” un capolavoro.

La mostra “Tiziano, Venezia e il papa Borgia”, che la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore promuove dal 29 giugno al 6 ottobre a Palazzo Corso in occasione dei suoi primi dieci anni d’attività, insieme al paese natale del grande artista Pieve di Cadore (Bl) e alla Magnifica Comunità del Cadore - curata da Bernard Aikema e organizzata da Villaggio Globale International - vuole esser il racconto, assolutamente inedito, di quella notissima e fondamentale opera, conservata al Museum voor Schone Kunsten di Anversa, in cui Tiziano dipinge “Il vescovo Jacopo Pesaro e papa Alessandro VI davanti a San Pietro”.
(...)

domenica 2 giugno 2013

Troisième exposition d'art photographique

Troisième exposition d'art photographique : Paris, 1896 / Photo-Club de Paris

domenica 12 maggio 2013

La più grande mostra degli ultimi 40 anni. Pompei ed Ercolano al British Museum

La più grande mostra degli ultimi 40 anni. Pompei ed Ercolano al British Museum
CRISTINA ZAGARIA
07 marzo 2013
LA REPUBBLICA

A Londra arriveranno oltre 250 reperti, alcuni mai visti furori dall'Italia. In attesa dell’esposizione, in esclusiva per il Telegraph, lo storico Beard Mary esplora il fascino delle città vesuviane


Pompei viaggia oltre Manica. L’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. che seppellì Pompei ed Ercolano diventa una mostra in trasferta. La più grande mostra organizzata a Londra negli ultimi quarant’anni. Ad ospitarla sarà il British Museum.

“Life and death in Pompeii and Herculaneum” (in esposizione dal 28 marzo al 29 settembre) è un omaggio all’archeologia che ha restituito alla “vita” le due città vesuviane quasi 1700 anni dopo la catastrofe.

L’evento, sponsorizzato da Goldman Sachs, e organizzato grazie ad una stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei riunirà oltre duecentocinquanta oggetti, molti prestati dalla Soprintendenza archeologica di Napoli.

Al British Museum ormai è tutto pronto, stanno ultimando l’allestimento degli spazi espositivi Si attendono opere d’arte e reperti, tra i quali alcuni mai visti prima d’ora fuori dall’Italia, come il Ritratto di Terenzio Neo e sua moglie.

“L’allestimento sarà curato in modo da presentare ai visitatori uno spaccato della vita quotidiana degli abitanti, sia dei contesti urbani che di quelli domestici — spiega Neil MacGregor, direttore del museo britannico — E soprattutto, combinando testimonianze provenienti da entrambe le città protagoniste degli eventi, Pompei ed Ercolano, riuscirà a darne una testimonianza più completa”.

Sul sito del museo le prenotazioni per le visite
sono già in corso e si preannuncia un cosiddetto «Sold out».

E in attesa dell’esposizione, in esclusiva per il Telegraph, lo storico Beard Mary esplora il fascino delle città in rovina di Pompei ed Ercolano.

Il professore di Classici presso l’Università di Cambridge quasi ringrazia le catastrofi naturali e l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C, che hanno permesso al mondo di conoscere Pompei ed Ercolano, che altrimenti sarebbero rimaste “normali e piccole città del sud Italia, sconosciute — anche ai romani più antichi che vivevano nella capitale”. Pompei era balzata alla cronaca del tempo solo una volta per un caso di “teppismo sportivo”. “Nel 59 d. C. infatti ci fu una rissa nell’anfiteatro, tra i tifosi di casa e le bande della vicina città di Nuceria — ricorda Beard Mary — Ci furono molti morti e feriti gravi”.

Circa 10 km di distanza da Pompei, Ercolano non aveva avuto, prima dell’eruzione del Vesuvio, nessun momento di gloria. «Ma è la banalità assoluta di questi due luoghi che li rende così straordinari per noi», si entusiasma lo storico, pensando anche alla raccolta di materiale “vesuviano” (dalla culla di un bambino ai gioielli sontuosi) che a fine mese sarà esposta al British Museum.

Così Beard Mary si avventura nel racconto delle case pompeiane (“la Casa del Fauno, quasi ricorda una casa britannica signorile”), si sorprende davanti a piccoli segni di modernità inaspettata, come le vasche da bagno o un negozio di lampade e si dilunga nella descrizione di una “vita quotidiana rassicurante e familiare” nell’antica Roma, passando dallo stupore per l’abitudine dei nobili di dormire sui divani e la vita in un bar dell’epoca tra “tizi che giocano a dadi con tanto di rissa finale”.

Vita antica, ma incredibilmente moderna quella che lo storico svela al Telegrah. Ed ecco che Beard Mary, si sofferma a descrivere da un lato le immagini erotiche e dall’altro “gli slogan elettorali, che sono dipinti su i muri delle vie principali e invitano i passanti a votare per i candidati nell’equivalente antica delle elezioni del sindaco («Vota Caio Giulio Polibio «, dice uno, «egli porta buon pane»).

L’articolo si chiude con un monito e un augurio: “Il futuro di Pompei ed Ercolano, è ora nelle nostre mani”. Lo storico ammette: “Quando un muro cade è troppo facile puntare il dito contro la mancanza cronica di finanziamenti o le negligenze. Ed è troppo facile dimenticare che queste città sono state costruite (non sempre molto bene) più di due millenni fa e che in qualche modo è notevole che siano ancora in piedi” e così: “Il modo migliore per assicurare un futuro a queste due città è fare tutto il possibile per mantenere in buono stato tutto ciò che è già stato restaurato e lasciare tutto il resto (un terzo di Pompei e di Ercolano ancora di più) al sicuro sotto terra. Le generazioni future saranno in grado portare a termine il restauro in maniera migliore per godere appieno dei beni riportati alla luce”.

mercoledì 1 maggio 2013

Il British Museum riscopre Pompei

Il British Museum riscopre Pompei
Luigi Mosca
Corriere del Mezzogiorno 17/3/2013
Roberts, il curatore della grande mostra: attesi 400 mila visitatori

Per la prima volta nella storia, gli scavi di Pompei e il British Museum, due tra i siti culturali più importanti al mondo, si mettono insieme per un evento.
Accade a quasi tre secoli dal loro avvio, avvenuto quasi contemporaneamente intorno al 1750: tra fregi del Partenone, steli egizie, statue babilonesi, e tante note meraviglie, il museo londinese si appresta a ospitare una mostra dal titolo «Life and Death at Pompeii and Herculaneum», vita e morte a Pompei ed Ercolano. La mostra, che si inaugura il 28 marzo e resterà aperta per sei mesi, comprende circa trecento reperti, tra statue, utensili e molto altro ancora. Verranno esposti pezzi mai mostrati al pubblico, ad esempio mobili in legno ricoperti con pannelli d'avorio, scoperti negli ultimi anni in quella che fu la spiaggia di Ercolano. La mostra-spettacolo propone poi una riproduzione di una residenza pompeiana-tipo, allestita al centro del museo, nel grande salone di lettura vittoriano sormontato da una cupola. L'evento sta destando grande attesa Oltremanica, come testimoniano i servizi che vi hanno dedicato la Bbc e i principali quotidiani britannici. Ne abbiamo parlato con Paul Roberts, responsabile delle collezioni romane del British Museum e curatore di questa promettente mostra.
Perché proprio adesso avete deciso di portare Pompei ed Ercolano a Londra?
«Al momento registriamo un notevole interesse del pubblico per l'antica Roma, ma l'ultima grande mostra su questa civiltà ospitata dalla nostra capitale risale a più di venti anni fa, e non si tenne al British Museum. Quest'anno, sia da parte nostra che della Sovrintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, si sono create le condizioni giuste».
Pompei ed Ercolano sono citate alla pari nel titolo della mostra.
«Sì, ed è una scelta ben precisa. Noi vogliamo comunicare che Pompei ed Ercolano devono essere lette insieme. Soltanto mettendo insieme le diverse categorie di reperti ritrovate nei due siti, si può leggere la storia completa di queste straordinarie città. Ai giornalisti inglesi che mi chiedono di questo nostro progetto, io chiedo di dare pari visibilità alle due realtà. E poi, li prego di raccomandare ai loro lettori un soggiorno a Napoli piuttosto che a Sorrento, che piace tanto ai miei connazionali.
Visitare il Museo archeologico è d'obbligo per i turisti, e d'altronde, dalla mia sensazione personale, il centro di Napoli non è più pericoloso di quello di Londra».
La vostra mostra si presenta con tutte le caratteristiche del grande evento.
«Certo, è una delle mostre più durevoli mai organizzate dal British Museum. Abbiamo puntato molto su questo progetto, ospitandolo in uno dei nostri spazi più belli, la Round Reading Room. Contiamo di attirare tra i 300mila e i 400mila visitatori per questo evento. Ci auguriamo che, se raggiungeremo questo obiettivo, la cosa avrà forti ripercussioni positive per il turismo in Campania».
Qual è la filosofia che vi ha orientato, nella scelta dei reperti da esporre?
«Non abbiamo voluto ritrarre la Roma imperiale dei gladiatori e della grandezza monumentale, ma piuttosto la vita quotidiana, anche minuta. Nella Round Reading Room abbiamo ricreato un ambiente domestico, arredandolo con i preziosi reperti che ci ha prestato la Sovrintendenza, senza la cui collaborazione questo progetto non sarebbe ovviamente stato possibile, visto che l'ottanta percento degli oggetti in mostra proviene da questo ente. Saranno esposti reperti mai mostrati al pubblico, tra cui credenze e cassettoni, panche da giardino, e perfino una culla che ancora oggi, a distanza di duemila anni da quando è stata fabbricata, può essere fatta dondolare. Vogliamo che i nostri visitatori, in qualche modo, si sentano a casa, e sulle pareti della nostra sala di lettura abbiamo riprodotto l'affresco che ritrae un paesaggio da giardino, scoperto nella pompeiana Casa del Bracciale d'oro».
Si legge che la mostra punta a smentire alcuni luoghi comuni che il mondo anglosassone nutre sulla civiltà romana.
«Dalle opere artistiche e dagli utensili esposti, viene fuori un ruolo degli schiavi, e delle donne, rivalutato rispetto all'immaginario comune sull'antica Roma: gli schiavi, gli ex schiavi e i loro discendenti, presi tutti insieme, rappresentavano oltre metà della popolazione, e d'altronde le donne avevano un ruolo di primo piano nella vita civile. Sono ritratte, infatti, mentre leggono, discutono negli edifici pubblici e fanno di conto, e dagli oggetti risulta che gestissero attività economiche».
Per preparare la mostra, lei avrà visitato di recente i due siti archeologici. Come li ha trovati?
«In entrambi i siti ho notato un'attività fervida, un'iniezione di energia, il fiorire di nuovi progetti. A Ercolano, come è noto, lo Herculaneum Conservation Project è finanziato da fondi privati. A Londra abbiamo abitualmente sponsorizzazioni private (anche questa mostra ha uno sponsor privato), però, per il mio ruolo, non sta a me commentare questo tipo di aspetti. So che spesso la gestione di Pompei, in particolare, viene criticata, ma c'è anche da dire che la città è molto più grande dell'antica Ercolano, e perciò più difficile da curare. Poi spesso ci focalizziamo sulle cattive notizie, come quelle dei crolli negli ultimi anni, mentre quelle positive non fanno altrettanto rumore: ad esempio la riapertura delle terme stabiane, che secondo me è stata un vero trionfo».
Se la sente di rivolgere consigli agli italiani, rispetto alla gestione dei beni archeologici in Campania?
«Credo sia importante il nuovo concetto che già oggi si sta affermando per la salvaguardia di Pompei. Gli interventi sugli edifici non devono riguardare soltanto aspetti separati, ma piuttosto essere condotti con una visione organica, affrontando allo stesso tempo la canalizzazione delle acque, il consolidamento della struttura, il restauro degli affreschi e dei mosaici, eccetera: sbagliato affrontare un aspetto per volta».

lunedì 29 aprile 2013

Histoire de la caricature et du grotesque dans la littérature et dans l'art

Histoire de la caricature et du grotesque dans la littérature et dans l'art (2e éd.) / par Thomas Wright,... ; traduction d'Octave Sachot ; notice par Amédée Pichot -A. Delahays (Paris)-1875

giovedì 25 aprile 2013

KON TIKI Trailer 12 2012

Il film basato sulle avventure di etnografo ed esploratore norvegese Thor Heyerdal, il quale affrontò l'attraversata dell'Oceano Pacifico a bordo di una zattera per dimostrare la possibilità, e le capacità, che gli uomini antichi avevano di navigare su lunghissime distanze.

domenica 14 aprile 2013

Wonderful Ercolano e Pompei. I tesori delle città distrutte dal Vesuvio per la prima volta al British Museum

Wonderful Ercolano e Pompei. I tesori delle città distrutte dal Vesuvio per la prima volta al British Museum
MERCOLEDÌ, 27 MARZO 2013 LA REPUBBLICA - PRIMA

La mostra

È STATA presentata ieri a Londra, alla stampa internazionale, la mostra “Vita e morte di Pompei ed Ercolano”, che sarà inaugurata domani al British Museum, dove resterà in esposizione per sei mesi. In prevendita sono stati già distribuiti 50 mila biglietti. Si prevede che saranno oltre 400 mila i visitatori che si recheranno ad ammirare gli oggetti provenienti dalle due città sepolte dal Vesuvio. La mostra ospita anche un filmato in 3D realizzato dal Mav (il museo archeologico virtuale di Ercolano) dedicato alla ricostruzione della casa del poeta tragico di Pompei.

mercoledì 13 febbraio 2013

Blog Giappone Illustrato

Blog Giappone Illustrato

disegno dal blog: donne che si lavano i capelli - Harunobu.
http://giapponeillustrato.blogspot.com


giovedì 7 febbraio 2013

domenica 20 gennaio 2013

lunedì 14 gennaio 2013

L'enigma di Lascaux. La grotta con i dipinti preistorici ricostruita in 3d

L'enigma di Lascaux. La grotta con i dipinti preistorici ricostruita in 3d
Luca Sebastiani
L'Unità 11/11/2012
La «cappella Sistina» della preistoria è di nuovo visibile e permette di confrontare le visioni dei sapiens all'arte di oggi
Picasso affascinato da quelle pitture vecchie di 20mila anni disse: «Finalmente ho trovato il mio maestro!»

LA SECONDA GUERRA MONDIALE ERA IN CORSO E LE TRUPPE TEDESCHE AVEVANO GIÀ OCCUPATO LA FRANCIA- All'inizio di settembre, nel 1940, quattro ragazzi si aggiravano scioperati nella valle della Vézère quando d'improvviso il loro cane s'infilò in un cunicolo all'inseguimento di un coniglio. I giovani, in cerca d'avventura, lo seguirono e si trovarono davanti gli imponenti cavalli al galoppo, i cervi e i tori policromi tratteggiati tra 18mila e 20mila anni fa dagli uomini sapiens del paleolitico superiore. Si trattò di una scoperta miracolosa, del ritorno alla luce della grotta di Lascaux, che per la magnificenza delle sue volte dipinte venne subito ribattezzata la «cappella Sistina della preistoria». Il ritrovamento fece clamore e numerosi si recarono in Dordogna. Tra i primi ad arrivare anche Pablo Picasso, che dopo esser riemerso dalle caverne esclamò meravigliato: «Finalmente ho trovato il mio maestro!». La ricerca del maestro della modernità terminava così al cospetto dell'enigma estetico della grotta di Lascaux. Ma cosa può accomunare l'arte moderna con quella dell'origine? Oggi capire lo stupore che suscitò il rinvenimento delle pitture rupestri è più difficile. E i battenti della grotta chiusero nel 1963 per salvaguardare l'opera preistorica. Ora però, prima che approdi oltre Atlantico e poi in giro per il mondo, è possibile rivivere l'esperienza di Picasso visitando a Bordeaux Lascaux 3, riproduzione a grandezza naturale della grotta. Un falso, certo, ma almeno si possono avvicinare le visioni dei sapiens e quello che Picasso intendesse dire. Cosa si può dire allora di questi misteriosi dipinti di Lascaux? Si tratta di un bestiario di figure che allora popolavano la valle, tratteggiate con sicurezza realistica e emananti una grande vitalità. Una cavalcata energica di cavalli al galoppo, cervi in gruppo, bovini e tori. Evidentemente però la sola lettura realistica non esaurisce il senso di ciò che è stato dipinto nella profondità oscura del tempo. Anche solo in considerazione della presenza nella grotta di una specie di liocorno tratteggiato nei pressi dell'entrata, e perla totale assenza di figure umane se si eccettua l'uomo dell'impervia sala detta del «pozzo», infantilmente stilizzato e con un viso da uccello. Molti esperti ritengono che i dipinti abbiano una funzione propiziatoria per una caccia florida, che servano cioè a far presa sulla forza estranea della natura per mezzo della magia. Altri però credono che non tutto in Lascaux possa essere ridotto ad un fine utilitario, che laggiù ci sia molto di più. Qualcosa che conserva delle origini il momento aurorale della nascita contestuale dell'uomo, del sacro e dell'arte come congedo da un'animalità ormai lontana. Georges Bataille, tra i primi ad arrivare in Dordogna nel 1940, e che nel mistero estetico delle caverne trovò l'anello mancante delle sua antropologia, l'ha scritto molto bene nel suo Lascaux ou La naissance de l’art. L'uomo del pozzo dimostra per lui il chiasmo che si è prodotto nella storia dell'uomo tra l'animalità e l'umanità. Mentre oggi l'uomo si afferma negando la propria origine animale relegandola nel tabù dell'animalità, ai tempi di Lascaux, all'origine, era l'uomo che provava vergogna della propria umanità dissimulandola sotto una maschera animale. L'originalità umana era vissuta cioè come un tragico distacco dalla propria natura profonda: perciò sacralizzata nell'animale prima di divenire, più tardi, sacrificabile. Il congedo dall'immanenza sacra dell'animale per entrare in un tempo consegnato alla sovranità del futuro e della ragione pratica del lavoro, avviene però solo con il primo atto veramente umano, cioè, per Bataille, col gesto artistico: libero, disinteressato, senza altra finalità se non quella del dispendio e della trasgressione di un ordine profano. Per questo Picasso, risalito alla superficie dopo l'immersione di Lascaux, disse che in fondo noi moderni «non abbiamo inventato nulla”. Perché la trasgressione nell'arte delle leggi che ci determinano, l'immaginazione della libertà, apparve già col nostro primo vero fratello, l'uomo di Lascaux.

martedì 1 gennaio 2013

Mondeval, i primi uomini delle Alpi

Mondeval, i primi uomini delle Alpi
Ferruccio Sansa
"Il Fatto Quotidiano", 12 nov. 2012


Un museo che ha un'anima. Che racconta la storia di due uomini. Il legame con la montagna unisce l'uomo di Mondeval, vissuto più di cinquemila anni fa, e Vittorino Cazzetta che ha dedicato la propria vita, fino davvero a morirne, alle sue montagne.
Siamo a Selva di Cadore. Migliaia di turisti passano ogni anno in questo paese che la natura ha messo di fronte ai monti più belli delle Dolomiti: a est il Pelmo, il “Caregòn (il trono) del Padreterno”, un nome che già disegna la sua forma. A sud il Civetta, con la sua parete vertiginosa. A ovest la Marmolada. Ma chissà chi, anche tra quelli che frequentano la valle, ha visitato il museo Civico intitolato a Cazzetta: un esempio raro di come anche nei piccoli paesi si possa conservare, tramandare e far conoscere la propria storia. Un gioiello che dobbiamo, appunto, a Cazzetta. “Vittorino era un forestale - racconta Ivano Dall'Acqua, il sindaco - un uomo con una passione assoluta per le sue montagne. Le amava al punto da vivere con loro, giorno e notte. Spesso dormiva tra le vette, ci passava intere settimane, spariva e poi lo vedevamo tornare. Voleva stare a contatto con i boschi, le pareti. Conosceva ogni pietra. Una notte - racconta Dall'Acqua - nelle sue esplorazioni si trovò a dormire a Mondeval”. Bisogna andarci per capire: un pianoro che si apre in cima alle montagne, in mezzo un masso, un lago sottile che riflette il cielo. Vittorino fu sorpreso lassù dal temporale, si riparò sotto la pietra solitaria. Nel buio tra i lampi scoprì accanto a sé qualcosa di strano: sassi che parevano lavorati dalla mano dell'uomo. Vittorino capì subito di aver fatto una scoperta straordinaria. Ne parlò con la gente del suo paese, furono chiamati gli studiosi dell'Università di Ferrara. Cominciarono gli scavi: ed ecco affiorare i resti dell'uomo preistorico. Il più antico ritrovato sulle Alpi. Anche quell'uomo senza nome viveva in mezzo alle vette dove d'estate portava i suoi animali. E lassù era stato sorpreso dalla morte. I suoi compagni lo avevano seppellito con le armi, gli oggetti della vita perché lo accompagnassero nel viaggio misterioso dopo la fine.
Oggi è tutto conservato, in modo straordinariamente curato, nel museo ( www.museoselvadicadore.it  ): i resti dell'uomo di Mondeval, i suoi oggetti. Insieme con le altre scoperte che Cazzetta da allora raccolse in anni di esplorazioni, battendo palmo a palmo la sua valle: fossili, utensili, poi i calchi delle impronte dei dinosauri disseminate nella valle, perché il museo è il primo passo di un'esplorazione che deve continuare tra i monti. E poi le sezioni dedicate alla storia e alla cultura della valle.
Tutto questo racconta il museo, un esempio da imitare, a cominciare dall'edificio che lo ospita: la storia, ma anche l'amore dell'uomo per i monti con cui condivide la vita. E la morte. Vittorino è morto lassù. “Un giorno non lo abbiamo visto tornare. Era caduto in un dirupo durante le sue camminate solitarie”, racconta Dall'Acqua. Ma il museo è rimasto e ci parla di lui.