giovedì 31 marzo 2011

Canto Notturno di un pastore errante dell'Asia



Le ultime due strofe dell'immenso capolavoro del pessimismo cosmico di Giacomo Leopardi:

"O greggia mia che posi, oh te beata
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda, o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perché giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s'avvess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia grerggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando l'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
È funesto a chi nasce il dì natale."

lunedì 21 marzo 2011

Dopo le dimissioni di Settis nel 2009 quelle del famoso archeologo: "Bondi è un debole"

Dopo le dimissioni di Settis nel 2009 quelle del famoso archeologo: "Bondi è un debole"
SIMONETTA FIORI
MARTEDÌ, 15 MARZO 2011 LA REPUBBLICA - Bari

Dopo le dimissioni di Settis nel 2009 quelle del famoso archeologo: "Bondi è un debole"

ROMA - «Nella politica italiana hanno vinto i nemici della cultura e dei beni culturali tutelati dallo Stato. Non potendo abolire il ministero, hanno deciso di ammazzarlo con uno progressivo svuotamento di uomini e mezzi». Così Andrea Carandini, autorevole archeologo in campo internazionale, abbandona la presidenza del Consiglio superiore dei Beni Culturali. Dimissioni decise a due anni dall´insediamento. Un bilancio drammatico, quello tracciato dallo studioso, che intravede un disegno di annientamento ai danni del ministero dei Beni Culturali. «Ci stiamo allontanando dalla patria, anche quella visibile fatta di paesaggio e arte. Rischiamo di perderla, e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato».
Ma chi sono i nemici della cultura? In una lettera destinata al Consiglio Superiore, Carandini risponde con le cifre. «Nel marzo del 2009 il Ministero poteva contare su 155 milioni di lire per la tutela, cifra di per sé già allarmante. Ho sperato in un recupero. invece si sono succeduti tagli più duri. Al momento possiamo contare solo su 102 milioni per curare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico, che è un obbligo imposto dalla Costituzione, cui il ministero non è più in grado di ottemperare». In sei anni, il finanziamento è calato del 70 per cento. «Escluso il ministero dell´Ambiente, il nostro ministero è stato quello più danneggiato: altro che tagli lineari!».
I nemici della Cultura, in sostanza, sono all´interno dello stesso governo. «Bondi», continua Carandini, «è stato colpito, prima ancora che dall´opposizione, dal governo e dallo stesso partito di cui è coordinatore nazionale». Nessuna responsabilità da parte del ministro? «Non ha una personalità forte, e in questo senso gli va attribuita una responsabilità politica. Ma la sua caduta e il ritardo nel nominarne il successore dimostrano quanto sia forte il partito che vuole liquidare la cultura». Avversari che egli rintraccia anche nelle Regioni «le quali non hanno approvato alcun piano paesistico».
Il fondo è stato raggiunto. «In questa situazione miserevole», sostiene lo studioso, «ho perso la speranza. Se la nave fosse stata colpita da un nemico, rimarrei nella tolda per dare man forte ai funzionari dediti al bene comune, ma qui è una parte rilevante della Repubblica che affonda sé medesima». Un´analisi condivisa dal Consiglio Superiore, che ieri pomeriggio sotto la presidenza di Tullio Gregory (successore per anzianità) ha deciso di sospendere la seduta, «in attesa che il ministro compia un atto politico che garantisca al ministero i finanziamenti necessari».
Nell´anno del giubileo nazionale, rischia di rimanere paralizzato il ministero che ne rappresenta il patrimonio culturale. Di "assassinio della cultura" parlano le opposizioni, per voce di Luigi Zanda (Pd), Francesco Rutelli (Alleanza per l´Italia) e Fabio Granata (Fli). Nel Pdl il deputato Bruno Murgia invita il governo a riflettere. «Sarei ancora pronto a servire lo Stato», conclude Carandini, «ove un atto politico concreto arrivasse a segnare una svolta». Altrimenti «la prognosi per questo ministero è la morte». Dimissioni dunque non irrevocabili. La parola passa ora al governo.

venerdì 18 marzo 2011

Carandini si dimette per protesta: tagli alla cultura inaccettabili

Carandini si dimette per protesta: tagli alla cultura inaccettabili
Paolo Conti
Corriere della Sera, martedì 15 marzo 2011

Andrea Carandini è duramente esplicito: «Ci stiamo allontanando dalla Patria, anche quella visibile fatta di paesaggio storia e arte. Rischiamo di perderla e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato italiano». Proprio mentre si celebra il 150 anniversario dell'Unità. Tutta colpa dei tagli così profondi «che hanno leso la possibilità del ministero di agire» Il suo addio alla presidenza del prestigioso Consiglio superiore dei beni culturali (una sorta di «Parlamento» del patrimonio artistico) allarma quell'universo che vede nell'articolo 9 della Costituzione (l'obbligo della tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico) un caposaldo della nostra stessa identità nazionale. Le dimissioni di Carandini arrivano dopo quelle presentate da Bruno Cagli dalla presidenza dell'Accademia di Santa Cecilia, sempre per i tagli ai fondi destinati alla cultura. E dopo il «Va' pensiero» diretto da Riccardo Muti e cantato da tutti gli spettatori dell'Opera di Roma, di nuovo contro la povertà di risorse. Si tratta delle seconde dimissioni di un presidente del Consiglio superiore: anche Salvatore Settis lasciò nel febbraio 2009 in polemica con il ministro Sandro Bondi, già allora per la politica dei tagli. La prima reazione è stata quella del sottosegretario Francesco Giro, unico interlocutore al ministero dei Beni culturali dopo l'autosospensione da dicembre di Bondi, che attende un ricambio: «Carandini sarebbe anche disponibile a proseguire ma occorrono scelte concrete. Mi farò portavoce affinché il governo ponga fra le priorità il rilancio della tutela e della valorizzazione dei beni culturali con uno stanziamento iniziale di Zoo milioni». Protesta anche il mondo delle associazioni. Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fondo Ambiente Italia, parla di «situazione catastrofica» per i beni culturali e si appella a Berlusconi perché «venga rapidamente nominato un nuovo ministro e si ponga fine a questa inaccettabile e scellerata politica contraria agli impegni impliciti nell'articolo 9 della Costituzione». Le reazioni politiche. Per Luigi Zanda, Pd, Berlusconi «dovrebbe vergognarsi per le dimissioni di Carandini che si è ribellato all'assassinio della cultura in Italia». Per Francesco Rutelli, Api, ex ministro, quella di Carandini è «una scelta di grande dignità. Qualcun altro, Bondi, avrebbe dovuto dimettersi per evitare che si dimettesse Carandini». Fabio Granata, Fli: «Il governo deve trovare immediatamente risorse per la cultura». Allarme anche dal PdL Bruno Murgia, membro della commissione Cultura alla Camera: «Le dimissioni di Carandini fanno riflettere, si tratta di un grande tecnico nominato dal ministro Bondi, dunque super partes. Il governo deve raccogliere il grido d'allarme lanciato da Carandini, ripristinando i fondi per valorizzare il vero patrimonio italiano che è il paesaggio con la sua cultura»

martedì 15 marzo 2011

Beni cultuali, bufera sui tagli Carandini lascia: ora è troppo

Beni cultuali, bufera sui tagli Carandini lascia: ora è troppo
Il Messaggero, martedì 15 marzo 2011

Contro i tagli al Fondo unico dello Spettacolo (Fus) e la possibile paralisi del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, la battaglia continua. Giustamente feroce. Il Mibac subisce la prima defezione illustre: Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, nonché archeologo di fama internazionale, ha dato le dimissioni irrevocabili. «Ho constatato — dice — l'impossibilità del Ministero di svolgere la sua opera di tutela e sviluppo del patrimonio culturale, stante la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio». «Condividendo le considerazioni del presidente Carandini — è la replica diffusa dal Mibac — si attende che il ministro Bondi compia un atto politico responsabile che garantisca il positivo interessamento del Parlamento e del governo riguardo la drammatica situazione i cui versano i Beni culturali». Carandini era stato nominato dallo stesso Bondi il 25 febbraio 2009, al posto del dimissionario Salvatore Settis. Ampio il ventaglio delle reazioni politiche. Il vicepresidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, dichiara: «Berlusconi dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa alla cultura italiana per le dimissioni di Carandini, grande archeologo e persona perbene che si è ribellato all'assassinio della cultura italiana. Di fronte all'agonia del cinema, della musica e del teatro, di fronte al taglio delle risorse per la conservazione e per la tutela del patrimonio artistico, di fronte alla crisi del sistema museale, dopo le proteste di Riccardo Muti, Bruno Cagli, Daniel Barenboim e Sergio Escobar, adesso per la seconda volta nel giro di due anni il Consiglio superiore dei Beni culturali vede il suo presidente dimettersi per protesta nei confronti delle scelte del governo». Anche Rocco Butti-glione, dell'Udc, sottolinea il peso delle dimissioni di Carandini: «La sua decisione dice che la crisi del Mibac è un dato drammatico e reale, da affrontare al di fuori degli schieramenti di parte e con spirito di servizio per il bene del Paese». Aggiunge Rutelli: «Qualcun altro, cioè Bondi, avrebbe dovuto dimettersi per evitare che si dimettesse Carandini». Non mancano reazioni anche nelle file del Pdl: «Le dimissioni di Carandini fanno riflettere, si tratta di un grande tecnico nominato da Bondi, dunque super partes» dice Bruno Murgia, componente della Commissione Cultura della Camera. Lo stesso Murgia aveva già definito un «erroredi prospettiva» il congelamento dei 27 milioni ai danni del Fus. Il sottosegretario Francesco Giro ha invece fiducia nella revocabilità delle dimissioni di Carandini: «Mi farò portavoce affinché il governo ponga fra le priorità uno stanziamento iniziale di 200 milioni per preservare l'intero sistema dei beni e delle attività culturali».