venerdì 31 luglio 2009

La villa romana e il sotterraneo Patti mette in mostra i suoi tesori

La villa romana e il sotterraneo Patti mette in mostra i suoi tesori
LAURA NOBILE
VENERDÌ, 31 LUGLIO 2009 LA REPUBBLICA - Palermo

Le visite

Ha riaperto al pubblico, dopo il restauro, il sito archeologico che conserva mosaici a motivi geometrici risalenti al IV secolo dopo Cristo


Ha appena riaperto al pubblico la Villa romana di Marina di Patti, dopo il restauro dei mosaici e della struttura monumentale, che ha reso necessario quasi un anno di chiusura. Ma il patrimonio museale di Patti si arricchisce anche con l´inaugurazione della "galleria" della Cattedrale, un grande ambiente sotterraneo che custodirà una pregevole collezione di reperti, all´interno di uno dei monumenti più interessanti del centro storico. È l´occasione per riscoprire questo scenografico angolo del Messinese, a 184 chilometri da Palermo, che questo fine settimana ha in programma anche diverse manifestazioni teatrali.
Cominciamo dal sito archeologico di Marina di Patti, venuto alla luce all´inizio degli anni Settanta. Databile al IV secolo dopo Cristo, sorge su un´area di 20 mila metri quadrati sui resti di costruzioni preesistenti. Ha un maestoso peristilio con portico a colonne, ed è nota per i mosaici policromi a motivi geometrici, e a raffigurazioni con animali domestici e feroci. La Soprintendenza di Messina ha appena terminato i restauri della copertura e della struttura architettonica, oltre alla pulitura dei mosaici e il sito è tornato al suo splendore. Inaugurata sabato scorso, la Villa si visita ora tutti i giorni dalle 9 alle 19 (informazioni allo 0941 361593, biglietto 3,50 euro cumulativo con l´area archeologica di Tindari).
A poco più di un chilometro, nella cittadina medievale di Patti fondata dai Normanni nell´XI secolo è stata appena aperta al pubblico anche la galleria della Cattedrale, databile alla fine del XIII secolo: un suggestivo ambiente dei sotterranei del monastero fortificato, costruito nel Medioevo attorno alla chiesa originaria voluta dal conte Ruggero, e che oggi, dopo i restauri, è diventato spazio espositivo. In mostra c´è una collezione di ceramiche ritrovate all´interno della cisterna rinvenuta nella Cattedrale. Per visitare la cattedrale, (che conserva anche il famoso sepolcro monumentale della regina Adelasia) e la sua galleria sotterranea, è necessario prenotare telefonando allo 0941 240813.
A otto chilometri da qui, nel borgo antico di Tindari, domani e domenica dalle 20 alle 24 c´è il "Viaggio nei misteri", con percorsi teatrali e spettacoli dal vivo, tra giochi e sapori di ambientazione antica. Il clou però è domenica alle 21,30 al teatro Antico di Tindari, dove Giorgio Albertazzi sarà protagonista di "Romamor", un monologo dedicato a Giulio Cesare e all´imperatore Adriano, cucito su testi di Plutarco, Shakespeare e Margherite Yourcenar. L´ingresso è libero.

venerdì 24 luglio 2009

Il Cavaliere e le tombe fenicie - La Soprintendenza non sa nulla. Interrogazione a Bondi

Il Cavaliere e le tombe fenicie - La Soprintendenza non sa nulla. Interrogazione a Bondi
FILIPPO CECCARELLI
VENERDÌ, 24 LUGLIO 2009 LA REPUBBLICA Interni

"Trenta tombe fenicie nel mio parco" l´archeo-giallo di Silvio il seduttore
L´Associazione degli archeologi: fosse vero, sarebbe una novità assoluta e sorprendente

Continua l´incantesimo di villa La Certosa. O meglio, forse: il sortilegio, la stregoneria, il maleficio.

In quest´ultima vicenda sepolcrale germinatosi dal terzo blocco di intercettazioni dell´escort Patrizia D´Addario, già maga illusionista, peraltro, e lettrice di oroscopi.
Perché nell´illustrare da par suo le video-meraviglie della sua villa sarda, e ancor più nello sforzo di far bella figura con le sue giovani amiche, il presidente Berlusconi ha rivelato di aver scoperto, «qua sotto», la bellezza di trenta tombe fenicie del 300 a. C. E non si può dire che la cosa sia passata inosservata.
All´immediata richiesta dell´opposizione di presentarsi, lui e il ministro dei Beni culturali Bondi, alla Camera e al Senato per riferire del presunto ritrovamento, si è infatti aggiunta la simultanea e comprensibile agitazione della comunità scientifica degli archeologi che mai si sarebbero immaginati una necropoli fenicia da quelle parti. Se confermata, la scoperta rappresenterebbe «un dato importantissimo per lo studio dell´espansione fenicia nell´isola, ed in particolare per la ricostruzione delle antiche dinamiche insediative nel territorio di Olbia» si legge in una nota della Associazione nazionale Archeologi.
Come dire che generazioni di studiosi si sono giocati la testa sull´origine greca e non fenicio-punica di Olbia: e adesso invece grazie alle confidenze del premier, opportunamente divulgate dai files audio della D´Addario, si potrebbe riscrivere la storia della Sardegna, aprendo nuovi importantissimi orizzonti nella ricerca nel mondo mediterraneo. A meno che nel corso dell´allegra festicciola il Cavaliere non abbia esagerato, o si sia confuso, o peggio ancora si sia inventato tutto, pure le tombe fenicie che a questo punto appaiono comunque destinate, in numero di trenta, a frastornare la vita pubblica con i più straniti riverberi.
Ma in questa atmosfera decisamente onirica la fantasia berlusconiana riserva sorprese a 360 gradi, costringendo gli osservatori a dividersi tra l´enigma archeologico-cimiteriale e il giallo del cosiddetto «lettone di Putin», che ieri un non meglio identificato portavoce del premier russo ha smentito al Times esser mai stato donato a Palazzo Grazioli. E anche qui non si capisce se l´ingombrante oggetto, che nell´immaginario si colloca al culmine della diplomazia dell´intimità, emblema del feticismo mobiliare e della smisurata voracità berlusconiana, risponda effettivamente alle caratteristiche che lo rendono tale. Per dire, ieri si è sparsa anche la voce che nel corso di una visita guidata a suo tempo il Cavaliere abbia vantato le ascendenze del lettone king size attribuendolo addirittura a Stalin (su cui, per la verità, la leggenda erotica è piuttosto scarsa). Vai a sapere.
A occhio, la vicenda delle tombe fenicie sembra più spinosa. Anche perché né alla Soprintendenza dei Beni archeologici né ai Carabinieri del Nucleo per la tutela del Patrimonio culturale risulta mai essere stato notificato alcun ritrovamento. Circostanza che la legge punisce con una certa severità, con l´arresto fino a un anno e l´ammenda da euro 310 a 3.099.
Vero è che la sterminata risorsa narrativa di villa la Certosa ha già chiamato su di sè anche duplice imposizione del segreto di Stato, pure sull´ipogeo (tunnel per lavori di sicurezza e poi anche per un misterioso laboratorio botanico), e in questo caso la scoperta della necropoli potrebbe essere stata segnalata direttamente al ministero dei Beni culturali. Ma adesso la grana c´è tutta, e pure bella stramba, e se si vuole addirittura con sinistre risonanze.
Chissà se e quanto fanno piacere ai fenici che riposano «là sotto» gli spettacoli del Bagaglino per Putin, le finte eruzioni del vulcano artificiale, la rinomata pizzeria con la colonna sonora di Apicella, e la preclara gelateria, le auto elettriche, il farfallaio nabokoviano, le giostrine, le meteorine, le tartarughine, le ballerine di flamenco per non dire le feste di Gianpi, i sollazzi di Topolanek e gli agguati dell´infaticabile fotografo Zappadu. Tutto è possibile nell´aldilà, e magari i fenici - o più probabilmente i loro discendenti punici - si divertono un sacco. Ma certo esiste una letteratura e ancor più una vivida filmografia horror, da Zombi a Poltergeist passando per Shining - che attesta come in questi casi morti non gradiscano eccessi di vita. E magari il maleficio è già partito, anche se di solito sono faccende di cui non si riferisce in Parlamento.

lunedì 6 luglio 2009

Identica la volta celeste nella cappella dei Pazzi e in San Lorenzo

l’Unità Firenze 5.7.09
Identica la volta celeste nella cappella dei Pazzi e in San Lorenzo
Forse fu il giorno in cui giunse a Firenze Renato d’Angiò
Mistero nel cielo rinascimentale. Cosa accadde il 4 luglio 1442?
di Gianni Caverni

La domanda è tornata attuale dopo il restauro della scarsella della Cappella dei Pazzi, ultimato in questi giorni esattamente 567 anni dopo, grazie allo stanziamento di 70mila euro dell’Opera di Santa Croce.

Medici e Pazzi sotto lo stesso cielo. Si tratta certamente di uno dei più fitti misteri che ruotano intorno all’iconografia rinascimentale, la domanda è: cosa è successo il 4 luglio del 1442? Non vi sono risposte certe, solo ipotesi. Di certo c’è che il cielo raffigurato nella cupola della scarsella della Cappella dei Pazzi, appena restaurata e presentata ieri, proprio il 4 luglio di 567 anni dopo, e quello della Sacrestia vecchia di San Lorenzo sono assolutamente identici. Poco prima delle 11 di mattina di quel 4 luglio, senza la luce diffusa del cielo, guardando in alto ogni fiorentino avrebbe visto gli stessi astri rappresentati nelle due cupole dei due edifici brunelleschiani esattamente nelle stesse posizioni: ad affermarlo con certezza è Piero Ranfagni dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri al quale è stata chiesta la consulenza scientifica. Come mai sia i Medici che i Pazzi hanno voluto che fosse rappresentato esattamente il cielo di quel giorno, che cosa di così importante era allora successo? Fu Isabella Lapi Ballerini, oggi soprintendente all’Opificio delle pietre dure, ad avanzare l’ipotesi che si potesse trattare del giorno nel quale arrivò a Firenze, cacciato da Napoli, Renato d’Angiò, che insomma soffiasse forte qui in quegli anni un “vento di crociata” che lo avrebbe visto protagonista. Restaurata con 70.000 euro stanziati dall’Opera di Santa Croce l’affresco della cupola presenta consistenti perdite pari circa al 50%, la parte rimanente è stata recuperata grazie all’intervento sapiente di Laura Lucioli e delle sue collaboratrici.

domenica 5 luglio 2009

A Milano il primo museo del fumetto

A Milano il primo museo del fumetto
03 luglio 2009, corriere della sera

Una «casa» a Città Studi per Dylan Dog, il signor Bonaventura e Lupo Alberto

Una casa per Dylan Dog e Cipputi, Lupo Alberto e Corto Maltese. Milano avrà il suo Museo del fumetto in viale Campania 12, a Città Studi. L’edificio — ex magazzino Motta ed ex deposito Atm — ospiterà la storia e le mostre sui comics a partire da gennaio 2010. L’assessore Finazzer Flory: «Sponsor e privati si facciano avanti ».

Cultura Nell’ex Motta di viale Campania una «casa» per Dylan Dog, il signor Bonaventura e Lupo Alberto

Nasce il museo del fumetto a Città Studi

Finazzer: anche le strisce hanno dignità artistica. Il Comune cerca sponsor



Una casa per la Pimpa e Dylan Dog, il signor Bonaventura e Lupo Alberto. Un tetto per Cipputi, Corto Maltese e le donne di Manara. Milano avrà il suo Museo del fumetto in viale Campania 12, zona Città Studi, già fabbrica di panettoni Motta, poi deposito dei tram Atm e infine palazzo demaniale dismesso, in attesa di rinascita da 50 anni. L’avrà. La casa dei comics nascerà in mille metri quadri, di cui 600 per le esposizioni e 130 di terrazzo, edificio già dotato di luci, aria condizionata e caffetteria. «Vogliamo dare dignità culturale a un genere che, troppo semplicemente, è stato considerato mero intrattenimento », osserva l’assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory. «Stiamo lavorando con la Fondazione del centenario del fumetto, il Museo sta diventando un progetto concreto», aggiunge il sindaco Letizia Moratti. Il Comune vuole trovare i partner privati dell’operazione entro settembre. Prima mostra: gennaio 2010.

La nona arte. E cent’anni di storie. L’Italia raccontata dal Corriere dei Piccoli e un nuovo modo di vedere il mondo. Colorato, surreale. Vivo. Milano si assume il compito di dare ai fumetti «una nuova funzione sociale: il ludico che educa». Mettendo in mostra il Tex Willer di Bonelli e il Diabolik delle sorelle Giussani, le avventure de L’Intrepido e l’anticonformismo di Linus . Così Finazzer Flory: «Ricorderemo figure storiche ma anche fumetti impegnati sul piano sociale».

L’edificio di viale Campania è in ordine. Non va ristrutturato. «Sarà un polo vivo, anzi vivissimo — assicura l’assessore alla Cultura — capace di pungere e stimolare i nostri giovani e animare l’intera zona». L’esposizione potrebbe essere articolata in tre sezioni: una sulla storia dell’editoria, un’altra sul fumetto come lente che legge e riflette i cambiamenti dei costumi e una terza ala dedicata alla vignetta e alla satira. Uno spazio permanente sarà riservato a Giorgio Forattini, «il maestro dello sberleffo», che giusto ieri ha inaugurato la sua personale a Palazzo Reale: «È il più bel regalo che Milano potesse farmi ». Da questo momento «vivrò qui», ha annunciato, in una città che pur trova brutta e sciatta: «Il mio sogno è coprire le facciate di questi palazzi orribili » con le immagini di com’erano un tempo, negli anni Trenta. Stile liberty.

Una casa a grandissima richiesta.

Italia Nostra e la Fondazione Franco Fossati lo invocano da tempo, un Museo del fumetto. A gennaio si era spesa la Moratti: «Ci stiamo lavorando ». Ora c’è l’annuncio ufficiale. Non sarà un Museo civico, ma un polo pubblico-privato. Il Comune mette la sede. Sponsor, associazioni e fondazioni si occuperanno della gestione, personale e servizi. Finazzer lancia un appello: «Gli enti interessati si facciano avanti». A settembre si sceglie il progetto. A gennaio si entra in casa.