lunedì 31 ottobre 2011

domenica 30 ottobre 2011

sabato 29 ottobre 2011

venerdì 28 ottobre 2011

Immortals - Trailer italiano HD



In uno scenario mitologico dominato da forze ancestrali, il titano Iperione setaccia la Grecia alla ricerca del leggendario Arco di Epiro, creato da Ares per liberare i Titani dalla prigionia degli Dei e annientare l'umanità. Una sacerdotessa di nome Fedra e un contadino scelto da Zeus per proteggere la patria, Teseo, si cimentano in un'avventura da cui dipenderanno le sorti del mondo.

Le avventure di Tintin: il segreto dell'unicorno - Video-recensioni di M...

Arazzo - Bacca e Arianna


Arazzo - Bacca e Arianna.

martedì 11 ottobre 2011

Cinquant'anni dopo l'uscita, torna aggiornato un saggio fondamentale per l'urbanistica della capitale

La Repubblica 11.10.11
Cinquant'anni dopo l'uscita, torna aggiornato un saggio fondamentale per l'urbanistica della capitale
Perché Roma non è moderna
di francesco Erbani

Uscito cinquant'anni fa, torna Roma moderna, il libro di Italo Insolera sulla storia urbanistica della capitale (Einaudi, pagg. 403, euro 25), da molti giudicato fondamentale anche per la storia in generale di Roma da Porta Pia in poi. La nuova edizione è aggiornata: inizia con la Roma napoleonica e in quattro capitoli finali racconta la Roma dagli anni Ottanta a oggi (con Insolera ha collaborato Paolo Berdini). Ma la vera novità sta in un punto interrogativo che nella premessa Insolera giustappone al titolo: Roma moderna? È da qui che comincia la chiacchierata con l'urbanista, classe 1929, insegnante a Venezia e a Ginevra e autore di numerosi saggi.
Alla domanda se Roma sia una città moderna e, se non lo sia, perché non lo è, Insolera apre a caso le pagine dello stradario. L'occhio casca su una delle borgate abusive della zona orientale, poi assorbita nello sviluppo tumultuoso dell'abitato. Il dito seguei tracciatie si perde su vie che si aggrovigliano, si allargano a circonvallazione e poi finiscono nel nulla. Insolera scuote la testa, alza lo sguardo: «Non può definirsi moderna una città che ammette questo disordine». Ma questa è la città abusiva.
«È vero. Però casualità e insensatezza le troviamo anche in quartieri sorti legalmente, ma frutto di speculazione, dove si è pensato ai palazzi e non alle strade. E poi l'abusivismo edilizio non è stato solo un fenomeno che ha interessato la città in alcune parti».
E che cosa è stato? «Per molti aspetti è il modo d'essere della città. Si calcola che il venti per cento del territorio edificato sia abusivo (diecimila ettari su cinquantamila). Sono stati spesi tanti soldi per riagganciare questi nuclei alla città. Tutta Roma è stata investita da simili tentativi. I risultati sono stati però scarsi.È un problema politico, ma anche dell'architettura». In che senso c'entra l'architettura? «Che l'architettura possa riscattare la società è cosa da dimostrare: soprattutto quando è solo disegno di forme e non ricerca dei valori di cui le forme sono espres sione. Vista dall'alto, la metropoli abusivae poi sanata dai condoni si presenta come una massa continua, compatta, indifferente. Come d'altronde si presentava cinquant'anni fa la città delle palazzine». Lei pone uno spartiacque nell'immediato dopoguerra.
«Fino ad allora troviamo un impianto stradale e un'architettura discutibili quanto si vuole. Ma funzionanti. Andando ancora indietro nel tempo vediamo piazze disegnate in modo esemplare, come piazza Mazzinio piazza Verbano. Alcuni insediamenti popolari sono all'altezza di una città moderna. Poi questa sapienza urbanistica viene sovrastata dagli interessi speculativi».
Torniamo ancora più indietro.
Finora lei cominciava la storia di Roma moderna con il 1870. Ora con Napoleone. Perché? «Potrei cavarmela con la battuta che Napoleone è meglio di Raffaele Cadorna. Napoleone è comunque uno dei pochi grandi che si occupino di Roma. Dal 1809 al 1814 Roma è annessa all'impero napoleonico e il prefetto De Tournon elabora un progetto per scavi archeologici e due grandi parchi, uno a Piazza del Popolo, l'altro nell'area fra i Fori, il Colosseo e il Palatino...» Nasce allora l'idea che verrà ripresa negli anni Settanta del Novecento da Leonardo Benevolo, Antonio Cederna, Adriano La Regina, da lei e dal sindaco Petroselli? «Nasce allora. Non se ne fece niente. Se Napoleone non fosse stato sconfitto, questi progetti sarebbero stati alla base del primo piano regolatore di Roma moderna». Napoleone va bene, ma Pio IX? «Si deve al ministro del papa, monsignor De Mérode, l'istituzione della stazione Termini e l'avvio dell'espansione cittadina verso nord-est, che verrà poi realizzata dal Regno d'Italia. Sebbene De Mérode avesse acquistato quei terreni e dunque fosse uno speculatore, anche quella fu una scelta da città moderna».
Veniamo di nuovo a un periodo più vicino a noi. La sua ricostruzione della speculazione anni nel Novecento ha fatto scuola.
Una prima svolta si registra con Argan e Petroselli fra il 1976 e il 1981. Poi nel 1993 inizia la stagione del centrosinistra.
«Nel programma di Francesco Rutelli c'era un capitolo intitolato "Una rivoluzione urbanistica".
Una rivoluzione rispetto alle pratiche dominanti a Roma, resa necessaria anche perché la città aveva smesso di crescere demograficamente». Ed è stata compiuta questa rivoluzione? «L'attività di quell'amministrazione si è caratterizzata per la discontinuità con una consolidata cultura urbana progressista».
Quindi si è andati in una direzione diversa.
«Partirei da un episodio specifico. A Tor Marancia, un'area grande 120 ettari di meravigliosa campagna romana vicina all'Appia Antica, erano previste enormi cubature, ma il soprintendente La Regina pose un vincolo che avrebbe impedito di costruire. I proprietari si sarebbero dovuti rassegnare». E invece? «E invece grazie a uno strumento appena introdotto, quello della compensazione urbanistica, quel milione e ottocentomila metri cubi di case furono trasferiti altrove, ma diventarono cinque milioni e duecentomila. L'amministrazione comunale riconosceva ai proprietari un "diritto edificatorio" che se non esercitato in quello veniva spostato in un altro luogo, ma con un enorme incremento. Insomma, si stabiliva l'intangibilità della rendita fondiaria, nonostante importanti giuristi avessero sostenuto che quel tipo di "diritto edificatorio" non esiste».
Quella scelta che conseguenze ha avuto? «Si è stabilito un principio, poi adottato altre volte, per cui molti costruttori hanno potuto invadere la campagna romana con insediamenti anche enormi, non raggiunti da un trasporto pubblico adeguato, in una città che perdeva residenti ma che si disperdeva sempre di più. Quella norma, che in teoria è anche corretta, ha accompagnato l'urbanistica romana da Rutelli a Veltroni. Ed è il segno di un'involuzione culturale.
L'urbanistica e la pianificazione del territorio sono state accantonate: il mercato non ne ha avuto bisogno e non ha più trovato ostacoli». Poi è arrivato Gianni Alemanno. «E con lui il progetto di trasformare l'Eur in pista per la Formula 1 con invasione di cemento. Contemporaneamente arriva il "piano casa", un ulteriore colpo alla cultura urbanistica. Ognuno si fa la sopraelevazione che vuole, consuma suolo e verde. Il progetto della città non è al centro degli interessi dei legislatori nazionali e regionali». Roma può tornare a essere una città moderna? «Sì, ad alcune condizioni. La prima è che non cresca più. La seconda, gettando lo sguardo oltre le questioni urbanistiche, è che faccia leva sulla cultura multietnica.
Una cultura che si esprime simbolicamente intorno a Piazza Vittorio Emanuele, ora luogo popolato da immigrati e che fu costruita e abitata dagli immigrati di allora, i piemontesi venuti a Roma dopo il 1870».

domenica 2 ottobre 2011

Sulla strada di Eleusi - - - Endymione (Algorithmic Progressive Sound 2009)



Chiamami Verde-Spiga mietuta,
scottato da un umido fuoco.
Io mi perderò nelle tue sinapsi
come il sale nelle acque oscure.
Ma sono solo sulla strada di Eleusi.
Vagabondare smarrito,
andare in cerchio,
con le tracce del tuo odore
nel mio sistema limbico.
Memorie di vampe notturne,
la pioggia sul grano.
Gocce d'ambrosia tra i pensieri bagnati di te,
percorrendo la terra e le sue zolle ferite.
Brividi lungo la spina dorsale,
nei labirinti della vita,
nel tuo regno di miele e di sale.
Torna,
nel pulviscolo del mattino,
lungo i fili dorati dal sole.
Luce chiara alla finestra socchiusa,
nutrice e amante che inebri la terra e le stelle.

Esperimento italiano fra Ginevra e il Gran Sasso: in dubbio la teoria della relatività

La Stampa 23.9.11
Esperimento italiano fra Ginevra e il Gran Sasso: in dubbio la teoria della relatività
Il neutrino che batte la luce e sfida Einstein
di Giovanni Bignami

Chissà cosa è successo davvero tra Ginevra e il Gran Sasso. Certo i neutrini non si sono fermati a bere un caffè, anzi, sembra che, come nei fumetti, siano andati più veloce della luce. Ci vorrà un po’ di tempo per capire cosa è successo davvero. Perché, anche se piccola, i neutrini una massa ce l’hanno. Anzi, proprio questa è stata una scoperta recente, premiata con un Nobel nel 2002.
Ma Einstein ci ha insegnato che un corpo con massa non può andare al di là della velocità della luce, anzi neanche uguagliarla. E allora? Ai posteri l’ardua sentenza. Il risultato, se di risultato si tratta, si gioca sulla precisione della misurazione dei tempi di transito. E qui la fisica non perdona: la luce avanza a 300 mila km al secondo e, per decidere chi arriva prima tra fotoni e neutrini, bisogna avere un fotofinish di straordinaria precisione.
Per il momento, si tratta di un passa-parola tra fisici a metà tra lo scettico e l’entusiasta. Noi, però, non possiamo non notare l’importanza sempre maggiore dei neutrini per il futuro della comprensione dell’universo. Se i neutrini italo-svizzeri fossero davvero superluminali, cambierebbero non solo fondamentali paradigmi della fisica, ma forse anche alcune nostre idee sulla formazione e composizione dell’universo. Penso soprattutto alla materia oscura, il grandissimo problema della cosmologia moderna. Ma penso anche ai neutrini viaggiatori, portatori di messaggi ancora non letti dal cielo.
Finora abbiamo visto solo due sorgenti celesti di neutrini: il nostro Sole ed una Supernova nella Grande Nube di Magellano. Proprio dalle osservazioni del Sole abbiamo capito che i neutrini devono avere una massa e che perciò, fino a ieri, non potevano andare alla velocità della luce. Vien da pensare al risultato annunciato due giorni fa a Bradford, Inghilterra, da Carlos Frenk, grande cosmologo anglomessicano, che mette in dubbio le poche idee che ci eravamo fatti sulla natura delle particelle responsabili della materia oscura. Potrebbero non essere quello che pensavamo e potrebbero anche non essere alla portata del Cern. E allora? Non ho la minima idea se i due risultati siano connessi e comunque entrambi hanno bisogno di conferma. Certo, parlando dei neutrini e delle loro strane proprietà, viene voglia di spalancare il cielo ad una nuova astronomia, fatta appunto con i neutrini, dopo che da migliaia di anni ci accontentiamo dei messaggi portati dal fotone viaggiatore.
E’ la fine del monopolio dell’astronomia elettromagnetica, cioè quella fatta con i fotoni che anche i nostri occhi possono vedere? Sarebbe affascinante fare astronomia con i neutrini, perché intorno a noi c’è un universo dove vanno e vengono neutrini senza che riusciamo a cogliere il messaggio che portano. Se poi fossero più veloci della luce, sarebbe anche più divertente. Ma attenzione: tutte le volte che abbiamo messo seriamente alla prova la relatività generale di Einstein, il vecchio Albert è uscito vincitore.

Vicenza in Cartolina

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