domenica 12 maggio 2013

La più grande mostra degli ultimi 40 anni. Pompei ed Ercolano al British Museum

La più grande mostra degli ultimi 40 anni. Pompei ed Ercolano al British Museum
CRISTINA ZAGARIA
07 marzo 2013
LA REPUBBLICA

A Londra arriveranno oltre 250 reperti, alcuni mai visti furori dall'Italia. In attesa dell’esposizione, in esclusiva per il Telegraph, lo storico Beard Mary esplora il fascino delle città vesuviane


Pompei viaggia oltre Manica. L’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. che seppellì Pompei ed Ercolano diventa una mostra in trasferta. La più grande mostra organizzata a Londra negli ultimi quarant’anni. Ad ospitarla sarà il British Museum.

“Life and death in Pompeii and Herculaneum” (in esposizione dal 28 marzo al 29 settembre) è un omaggio all’archeologia che ha restituito alla “vita” le due città vesuviane quasi 1700 anni dopo la catastrofe.

L’evento, sponsorizzato da Goldman Sachs, e organizzato grazie ad una stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei riunirà oltre duecentocinquanta oggetti, molti prestati dalla Soprintendenza archeologica di Napoli.

Al British Museum ormai è tutto pronto, stanno ultimando l’allestimento degli spazi espositivi Si attendono opere d’arte e reperti, tra i quali alcuni mai visti prima d’ora fuori dall’Italia, come il Ritratto di Terenzio Neo e sua moglie.

“L’allestimento sarà curato in modo da presentare ai visitatori uno spaccato della vita quotidiana degli abitanti, sia dei contesti urbani che di quelli domestici — spiega Neil MacGregor, direttore del museo britannico — E soprattutto, combinando testimonianze provenienti da entrambe le città protagoniste degli eventi, Pompei ed Ercolano, riuscirà a darne una testimonianza più completa”.

Sul sito del museo le prenotazioni per le visite
sono già in corso e si preannuncia un cosiddetto «Sold out».

E in attesa dell’esposizione, in esclusiva per il Telegraph, lo storico Beard Mary esplora il fascino delle città in rovina di Pompei ed Ercolano.

Il professore di Classici presso l’Università di Cambridge quasi ringrazia le catastrofi naturali e l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C, che hanno permesso al mondo di conoscere Pompei ed Ercolano, che altrimenti sarebbero rimaste “normali e piccole città del sud Italia, sconosciute — anche ai romani più antichi che vivevano nella capitale”. Pompei era balzata alla cronaca del tempo solo una volta per un caso di “teppismo sportivo”. “Nel 59 d. C. infatti ci fu una rissa nell’anfiteatro, tra i tifosi di casa e le bande della vicina città di Nuceria — ricorda Beard Mary — Ci furono molti morti e feriti gravi”.

Circa 10 km di distanza da Pompei, Ercolano non aveva avuto, prima dell’eruzione del Vesuvio, nessun momento di gloria. «Ma è la banalità assoluta di questi due luoghi che li rende così straordinari per noi», si entusiasma lo storico, pensando anche alla raccolta di materiale “vesuviano” (dalla culla di un bambino ai gioielli sontuosi) che a fine mese sarà esposta al British Museum.

Così Beard Mary si avventura nel racconto delle case pompeiane (“la Casa del Fauno, quasi ricorda una casa britannica signorile”), si sorprende davanti a piccoli segni di modernità inaspettata, come le vasche da bagno o un negozio di lampade e si dilunga nella descrizione di una “vita quotidiana rassicurante e familiare” nell’antica Roma, passando dallo stupore per l’abitudine dei nobili di dormire sui divani e la vita in un bar dell’epoca tra “tizi che giocano a dadi con tanto di rissa finale”.

Vita antica, ma incredibilmente moderna quella che lo storico svela al Telegrah. Ed ecco che Beard Mary, si sofferma a descrivere da un lato le immagini erotiche e dall’altro “gli slogan elettorali, che sono dipinti su i muri delle vie principali e invitano i passanti a votare per i candidati nell’equivalente antica delle elezioni del sindaco («Vota Caio Giulio Polibio «, dice uno, «egli porta buon pane»).

L’articolo si chiude con un monito e un augurio: “Il futuro di Pompei ed Ercolano, è ora nelle nostre mani”. Lo storico ammette: “Quando un muro cade è troppo facile puntare il dito contro la mancanza cronica di finanziamenti o le negligenze. Ed è troppo facile dimenticare che queste città sono state costruite (non sempre molto bene) più di due millenni fa e che in qualche modo è notevole che siano ancora in piedi” e così: “Il modo migliore per assicurare un futuro a queste due città è fare tutto il possibile per mantenere in buono stato tutto ciò che è già stato restaurato e lasciare tutto il resto (un terzo di Pompei e di Ercolano ancora di più) al sicuro sotto terra. Le generazioni future saranno in grado portare a termine il restauro in maniera migliore per godere appieno dei beni riportati alla luce”.

mercoledì 1 maggio 2013

Il British Museum riscopre Pompei

Il British Museum riscopre Pompei
Luigi Mosca
Corriere del Mezzogiorno 17/3/2013
Roberts, il curatore della grande mostra: attesi 400 mila visitatori

Per la prima volta nella storia, gli scavi di Pompei e il British Museum, due tra i siti culturali più importanti al mondo, si mettono insieme per un evento.
Accade a quasi tre secoli dal loro avvio, avvenuto quasi contemporaneamente intorno al 1750: tra fregi del Partenone, steli egizie, statue babilonesi, e tante note meraviglie, il museo londinese si appresta a ospitare una mostra dal titolo «Life and Death at Pompeii and Herculaneum», vita e morte a Pompei ed Ercolano. La mostra, che si inaugura il 28 marzo e resterà aperta per sei mesi, comprende circa trecento reperti, tra statue, utensili e molto altro ancora. Verranno esposti pezzi mai mostrati al pubblico, ad esempio mobili in legno ricoperti con pannelli d'avorio, scoperti negli ultimi anni in quella che fu la spiaggia di Ercolano. La mostra-spettacolo propone poi una riproduzione di una residenza pompeiana-tipo, allestita al centro del museo, nel grande salone di lettura vittoriano sormontato da una cupola. L'evento sta destando grande attesa Oltremanica, come testimoniano i servizi che vi hanno dedicato la Bbc e i principali quotidiani britannici. Ne abbiamo parlato con Paul Roberts, responsabile delle collezioni romane del British Museum e curatore di questa promettente mostra.
Perché proprio adesso avete deciso di portare Pompei ed Ercolano a Londra?
«Al momento registriamo un notevole interesse del pubblico per l'antica Roma, ma l'ultima grande mostra su questa civiltà ospitata dalla nostra capitale risale a più di venti anni fa, e non si tenne al British Museum. Quest'anno, sia da parte nostra che della Sovrintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, si sono create le condizioni giuste».
Pompei ed Ercolano sono citate alla pari nel titolo della mostra.
«Sì, ed è una scelta ben precisa. Noi vogliamo comunicare che Pompei ed Ercolano devono essere lette insieme. Soltanto mettendo insieme le diverse categorie di reperti ritrovate nei due siti, si può leggere la storia completa di queste straordinarie città. Ai giornalisti inglesi che mi chiedono di questo nostro progetto, io chiedo di dare pari visibilità alle due realtà. E poi, li prego di raccomandare ai loro lettori un soggiorno a Napoli piuttosto che a Sorrento, che piace tanto ai miei connazionali.
Visitare il Museo archeologico è d'obbligo per i turisti, e d'altronde, dalla mia sensazione personale, il centro di Napoli non è più pericoloso di quello di Londra».
La vostra mostra si presenta con tutte le caratteristiche del grande evento.
«Certo, è una delle mostre più durevoli mai organizzate dal British Museum. Abbiamo puntato molto su questo progetto, ospitandolo in uno dei nostri spazi più belli, la Round Reading Room. Contiamo di attirare tra i 300mila e i 400mila visitatori per questo evento. Ci auguriamo che, se raggiungeremo questo obiettivo, la cosa avrà forti ripercussioni positive per il turismo in Campania».
Qual è la filosofia che vi ha orientato, nella scelta dei reperti da esporre?
«Non abbiamo voluto ritrarre la Roma imperiale dei gladiatori e della grandezza monumentale, ma piuttosto la vita quotidiana, anche minuta. Nella Round Reading Room abbiamo ricreato un ambiente domestico, arredandolo con i preziosi reperti che ci ha prestato la Sovrintendenza, senza la cui collaborazione questo progetto non sarebbe ovviamente stato possibile, visto che l'ottanta percento degli oggetti in mostra proviene da questo ente. Saranno esposti reperti mai mostrati al pubblico, tra cui credenze e cassettoni, panche da giardino, e perfino una culla che ancora oggi, a distanza di duemila anni da quando è stata fabbricata, può essere fatta dondolare. Vogliamo che i nostri visitatori, in qualche modo, si sentano a casa, e sulle pareti della nostra sala di lettura abbiamo riprodotto l'affresco che ritrae un paesaggio da giardino, scoperto nella pompeiana Casa del Bracciale d'oro».
Si legge che la mostra punta a smentire alcuni luoghi comuni che il mondo anglosassone nutre sulla civiltà romana.
«Dalle opere artistiche e dagli utensili esposti, viene fuori un ruolo degli schiavi, e delle donne, rivalutato rispetto all'immaginario comune sull'antica Roma: gli schiavi, gli ex schiavi e i loro discendenti, presi tutti insieme, rappresentavano oltre metà della popolazione, e d'altronde le donne avevano un ruolo di primo piano nella vita civile. Sono ritratte, infatti, mentre leggono, discutono negli edifici pubblici e fanno di conto, e dagli oggetti risulta che gestissero attività economiche».
Per preparare la mostra, lei avrà visitato di recente i due siti archeologici. Come li ha trovati?
«In entrambi i siti ho notato un'attività fervida, un'iniezione di energia, il fiorire di nuovi progetti. A Ercolano, come è noto, lo Herculaneum Conservation Project è finanziato da fondi privati. A Londra abbiamo abitualmente sponsorizzazioni private (anche questa mostra ha uno sponsor privato), però, per il mio ruolo, non sta a me commentare questo tipo di aspetti. So che spesso la gestione di Pompei, in particolare, viene criticata, ma c'è anche da dire che la città è molto più grande dell'antica Ercolano, e perciò più difficile da curare. Poi spesso ci focalizziamo sulle cattive notizie, come quelle dei crolli negli ultimi anni, mentre quelle positive non fanno altrettanto rumore: ad esempio la riapertura delle terme stabiane, che secondo me è stata un vero trionfo».
Se la sente di rivolgere consigli agli italiani, rispetto alla gestione dei beni archeologici in Campania?
«Credo sia importante il nuovo concetto che già oggi si sta affermando per la salvaguardia di Pompei. Gli interventi sugli edifici non devono riguardare soltanto aspetti separati, ma piuttosto essere condotti con una visione organica, affrontando allo stesso tempo la canalizzazione delle acque, il consolidamento della struttura, il restauro degli affreschi e dei mosaici, eccetera: sbagliato affrontare un aspetto per volta».