martedì 23 novembre 2010

Dal Tempio di Zeus a Porta V si fa luce

Dal Tempio di Zeus a Porta V si fa luce
LA SICILIA Venerdì 19 Novembre 2010 Prima Agrigento,pagina 33

Dal Tempio di Zeus a Porta V si fa luce. La luce come arte, come poesia, come musica, per accompagnare la visita di un luogo ancora vivo. E' quanto si propone il Parco archeologico Valle dei templi, attraverso l'illuminazione dei percorsi di visita, per stimolare e rendere più ricca di fascino, oltreché più sicura, la fruizione nelle ore serali. Nell'area archeologica sono stati realizzati alcuni interventi di illuminazione, altri sono ancora in corso di ultimazione. L'iniziativa è correlata all'apertura al pubblico, per la visita serale, fino alle ore 19, dell'area che si estende dal Tempio di Zeus, al Tempio di Castore e Polluce fino a Porta V. Per agevolare ai visitatori le operazioni di ingresso, la biglietteria di Sant'Anna resterà aperta fino alle 18, un'ora prima della chiusura.
«Attraverso l'arte di illuminare l'arte, con un gioco di luci, ben posizionate e distribuite - spiega il direttore del Parco, Giuseppe Castellana - è stato raggiunto l'obiettivo di valorizzare il bene, lo spazio che lo circonda, il contesto che lo racchiude e le persone che lo vivono».
In particolare, sono stati illuminati il piazzale Hardcastle e l'area antistante, con il parcheggio di Sant'Anna. Un programma di interventi comprende anche l'illuminazione di alcuni tratti di marciapiede della passeggiata archeologica e il Quartiere Ellenistico romano.
«Il nostro intento - continua Castellana - è quello di richiamare l'attenzione alla conoscenza della realtà archeologica ed ambientale e di promuovere la fruizione nella Valle. A tal fine ben si coniugano questo tipo di interventi».

martedì 16 novembre 2010

Il Guardian: la casa dei gladiatori? Non sarà l’ultimo crollo

Il Guardian: la casa dei gladiatori? Non sarà l’ultimo crollo
Corriere di Mezzogiorno 14 nov 2010 Caserta

Parla Andrew Wallace-Hadrill, l’archeologo con oltre 20 anni di esperienza negli scavi

NAPOLI— La Casa dei gladiatori non sarà certamente l’ultimo tesoro di Pompei a crollare. Soprattutto se il mantenimento del sito rimarrà quello che è. Lo denuncia il professor Andrew Wallace-Hadrill, archeologo con oltre 20 anni di esperienza a Pompei, in un’intervista al Guardian. «Potrebbero anche essere spese decine di milioni e il sito potrebbe non rimanere protetto», afferma, sottolineando che le case romane non erano state costruite per durare in eterno. Le critiche alla soprintendenza di Napoli sono «facili e ingiuste», dice, precisando che «queste strutture sono talmente uniche che stiamo cercando di ottenere da loro di più di ciò per cui erano state costruite».

Ma resta che «una gran parte del sito sta crollando» e «gli edifici che sono stati portati alla luce devono essere conservati in modo appropriato», anzi «Pompei continuerà a decadere, a meno che non si metta in opera una manutenzione più accurata su base regolare», spiega invece Jo Berry, archeologa della Swansea University, autrice del saggio The Complete Pompeii, convinta anche lei che «le persone che lavorano al sito, molte da diversi anni, fanno il meglio che possono in una situazione difficile».

«La maggior parte dei musei italiani ed alcuni fra i più importanti siti culturali del paese sono chiusi per un atto di protesta contro una legge dell’esecutivo che prevede il taglio dei fondi», è quanto dice invece il sito della Bbc, la più importante struttura radiotelevisiva del Regno Unito e tra le maggiori mondiali, che ha scelto di aprire così la pagina culturale. L’emittente prosegue affermando che «centinaia di musei, gallerie d’arte e siti archeologici hanno aderito alla mobilitazione». La Bbc fornisce anche una spiegazione degli effetti economici della legge 122, specificando che «il partimonio culturale italiano supera quello di qualsiasi altra nazione». «Il crollo di una struttura a Pompei la scorsa settimana — dice la Bbc — ha messo in discussione le effettive capacità del territorio (italiano ndr) di amministrare le sue ricchezze».

E dalla capitale pure giungono critiche alla disastrosa gestione del sito archeologico. «La grande attenzione dimostrata dalla stampa e dai network internazionali dimostra quanto sia eclatante la disattenzione che il governo italiano, ormai da anni, riserva alla cultura nel nostro paese», dice l’assessore romano alle Politiche culturali e della Comunicazione Umberto Croppi. «Non era mai successo prima che in Italia tutto il mondo della cultura e tutte le amministrazioni locali, di qualsiasi colore politico, si attivassero in maniera così compatta ed energica per denunciare la catastrofe verso cui si sta avviando la gestione della cultura in Italia».

domenica 14 novembre 2010

In un paese come l´Italia, ricchissimo di vestigia della storia, sono le scelte degli uomini che valorizzano un sito archeologico invece che un altro. E forniscono alle pietre emerse dall´oblio un significato culturale

La Repubblica 11.11.10
Il passato messo in scena. Intervista con Marc Augé
In un paese come l´Italia, ricchissimo di vestigia della storia, sono le scelte degli uomini che valorizzano un sito archeologico invece che un altro. E forniscono alle pietre emerse dall´oblio un significato culturale

PARIGI «Più che indicarci il senso della storia, le rovine ci consentono di provare il sentimento di un tempo puro, quasi indefinito. Esse, infatti, pur facendo riferimento ad un passato storico, si presentano come un frammento di tempo immobile, sottratto ad ogni divenire.» Al tema delle rovine l´antropologo Marc Augé ha dedicato un affascinante saggio intitolato Rovine e macerie (Bollati Boringhieri), in cui s´interroga sul loro significato simbolico e temporale: «Le rovine contribuiscono alla spettacolarizzazione del mondo. Sono un luogo ridotto a spettacolo, di fronte al quale rimaniamo affascinati dall´immagine del tempo cristallizzata in uno spazio definito. Le rovine sono sempre una ricostruzione, una messinscena che produce un paesaggio diverso da quello originario, proponendone un uso inedito. Insomma, quello delle rovine non è un paesaggio storico, ma solo un´immagine irrigidita del tempo. Le rovine più che un non luogo, sono un falso luogo».
In che modo le macerie diventano rovine?
«È il nostro sguardo che le rende tali. Soprattutto in un paese come l´Italia, ricchissimo di vestigia del passato, sono le scelte degli uomini che valorizzano un sito archeologico invece di un altro, trasformando le pietre emerse dall´oblio in rovine dotate di un significato culturale. Senza il nostro lavoro di valorizzazione, i resti del passato rimarrebbero semplici macerie. Le rovine nascono da un intervento umano che modella uno spazio ad uso del presente. Naturalmente, può anche accadere l´inverso. Le rovine possono ridiventare macerie, come è accaduto a Pompei. D´altronde, le rovine sono fragili, hanno bisogno di cure e attenzioni. Sul piano simbolico, le rovine che ritornano ad essere macerie, sono un segno della nostra incapacità di prenderci cura del passato, ma anche una conferma di quell´impressione di degrado generalizzato oggi molto diffusa».
Le rovine possono avere una funzione pedagogica?
«Più che altro, l´uso e la valorizzazione delle rovine contiene spesso un´intenzione politica, che sfrutta l´immagine del passato per finalità molto contemporanee. Ad esempio, attraverso le rovine prende corpo l´ideologia della continuità e del radicamento, anche perché quasi sempre le rovine sono letteralmente strappate alla terra, come delle radici».
Gli edifici di oggi saranno le rovine del futuro?
«Non penso che la storia futura produrrà nuove rovine. Non ne avrà più il tempo. Gli edifici costruiti oggi non sono concepiti per durare. Non appena invecchiano, vengono demoliti e sostituiti da nuove costruzioni. Il ritmo delle ricostruzioni è ormai diventato troppo veloce perché un edificio abbia il tempo di trasformarsi in rovina. L´accelerazione generalizzata dei ritmi di vita e il bisogno di ricambio continuo non consentono più alle cose d´invecchiare. Noi produciamo macerie, non rovine».
Una società che non produce rovine è schiava del presente?
«Probabilmente sì. Quella che si va delineando è una società che non avrà più bisogno di memoria, vera o falsa che sia. Farà a meno della spettacolarizzazione del passato, poiché vivrà in un presente assoluto dominato dalle immagini, dove le nuove Disneyland si faranno carico di riprodurre integralmente i monumenti andati persi. Un po´ come a Las Vegas. Noi siamo gli ultimi figli della cultura classica che ha prodotto un vero e proprio culto del passato. Oggi però viviamo in una società che non pensa più che dal passato si possano trarre utili lezioni».

martedì 9 novembre 2010

Per sconfiggere il crimine basta ascoltare Mozart

La Repubblica 9.11.10
L´esperimento nella città di Christchurch, in Nuova Zelanda
Gli altoparlanti diffondono le sinfonie e i reati spariscono
Per sconfiggere il crimine basta ascoltare Mozart
di Cristina Nadotti

Il musicologo "Quelle note sono un miracolo di perfezione ed equilibrio che predispone alla tranquillità"
Nell´ottobre 2008 gli agenti avevano rilevato 77 illegalità a settimana. Sono diventate solo due nello stesso periodo di quest´anno

Le mucche fanno più latte, i neonati crescono meglio e le città diventano più sicure. Tutto merito di Mozart, della sua musica serena ed armoniosa. Dopo gli studi scientifici, ad accertare gli effetti benefici e sorprendenti dell´armonia mozartiana ci sono i rapporti sulla sicurezza nelle strade. La polizia di Christchurch, terza città della Nuova Zelanda per numero di abitanti, ha reso note le statistiche su crimini minori commessi nel City Mall, quartiere commerciale dal 2006 al centro di una vasta opera di abbellimento e riqualificazione e dal 2009 allietato dalla musica di Mozart. L´anno scorso, infatti, insieme alla realizzazione di una vasta area pedonale, le autorità municipali hanno deciso di installare nelle vie commerciali del quartiere degli altoparlanti, per diffondere le opere del genio di Salisburgo.
L´effetto-sicurezza è stato immediato, con una drastica diminuzione della microcriminalità. Nell´ottobre 2008 gli agenti municipali della zona avevano rilevato 77 crimini a settimana, diventati soltanto 2 nello stesso periodo di quest´anno. Scomparsi gli incidenti legati al consumo di droghe e alcol: ne erano stati rilevati 16 nel 2008, non ce n´è stato alcuno quest´anno. E Mozart rilassa, questa è la convinzione dei commercianti di Christchurch, che hanno riferito alla polizia di avere molti meno problemi con i clienti grazie alla colonna sonora di musica classica. Nel 2008, prima della diffusione di sonate e sinfonie, i gestori di negozi avevano riferito di 35 casi di clienti rissosi, per allontanare i quali si erano dovuti rivolgere alla sicurezza, mentre dopo la cura Mozart i problemi sono spariti.
Non è la prima volta che la musica classica è utilizzata per tenere lontani ladruncoli e attaccabrighe da alcune zone. All´inizio del 2000 nella cittadina di Tyne and Wear, nel Nord dell´Inghilterra, la musica di Mozart era stata diffusa dagli altoparlanti della stazione ferroviaria locale per tenere alla larga «i giovinastri che bighellonavano lì intorno». I critici avevano parlato di «Mozart usato come un´arma», uno dei tanti esperimenti in cui si «abusa dei capolavori dell´umanità per punire i giovani», mentre i responsabili della ferrovia locale avevano sciorinato con orgoglio i risultati dell´iniziativa, mostrando le immagini di una stazione "liberata" da ospiti indesiderati.
Più che un effetto calmante, confermano anche dalla Nuova Zelanda, la musica classica e in particolare quella di Mozart pare avere il merito di tenere lontani i più giovani, le teste calde, i bighelloni. Non è poi soltanto questione di gusti musicali, almeno secondo il sergente maggiore Gordon Spite, della polizia municipale di Christchurch, che ha spiegato al New Zeland Herald come la diffusione della musica classica dagli altoparlanti dia l´idea di un territorio presidiato, non abbandonato a se stesso. «Se ti trovi in un´area che sembra deserta - ha detto il poliziotto - è un chiaro messaggio che a nessuno importa di quel che succede e puoi far quel che ti pare».
«Posso confermarlo anche io - racconta il compositore italiano Marco Tutino - quando ero direttore del Teatro Comunale di Bologna avevo fatto la stessa cosa, diffondendo musica classica dagli altoparlanti all´esterno. Dai portici si erano allontanati tutti i gruppetti di vagabondi e punkabbestia che stazionavano lì intorno». Mozart usato come sfollagente, dunque? «No - è la convinzione di Tutino - è ormai noto che la musica influisce sulla psiche e quella di Mozart è una tale miracolo di perfezione, di simmetrie ed equilibrio che predispone alla tranquillità». È quel che sosteneva lo studio dell´Università di Tel Aviv nel 2009, secondo il quale i neonati prematuri grazie a Mozart si calmano, si muovono meno e dunque acquistano peso più rapidamente. Non è soltanto l´attività cardiaca dei neonati a rallentare, ma anche quella degli adulti e la musica classica, Mozart su tutti, è usata da tempo per aiutare la normalizzazione del battito cardiaco di pazienti colpiti da ictus. «Non c´è soltanto Mozart - precisa però Tutino - è la musica nel suo insieme ad avere un effetto benefico e sono molte le composizioni ad hoc per rilassare».