martedì 15 novembre 2011

“Più veloci della luce, abbiamo nuovi dati”

La Repubblica 9.11.11
Mostre e incontri a "Futuro remoto"
Fidatevi del super neutrino
“Più veloci della luce, abbiamo nuovi dati”
di Luca Fraioli

Parla Antonio Ereditato, del Cern di Ginevra, responsabile del celebre esperimento che può cambiare la fisica
"A noi scienziati piace costruire meravigliosi castelli di sabbia che poi distruggiamo per farne di nuovi"
"Finora abbiamo avuto solo conferme. E anche americani e giapponesi stanno lavorando nella stessa direzione"

A fine settembre ha sconvolto il mondo della scienza. Ha "osato" sfidare Albert Einstein e la sua Teoria della relatività, dimostrando, dati alla mano, che quella della luce potrebbe non essere la massima velocità raggiungibile in natura: i neutrini sparati dal Cern di Ginevra verso i laboratori del Gran Sasso vanno più forte, molto più forte. La comunità dei fisici è andata in fibrillazione: c´è chi ha iniziato la caccia all´errore (nell´esperimento) e chi la caccia alla teoria alternativa, capace di spiegare un fenomeno imprevisto. Ma l´annuncio di Antonio Ereditato, 56enne napoletano trapiantato all´Università di Berna, ha scatenato anche la fantasia della gente comune. «Abbiamo ricevuto centinaia di mail con le più disparate spiegazioni di ciò che avevamo osservato» conferma il fisico responsabile dell´esperimento Opera al Cern.
Chi vi ha scritto, professor Ereditato?
«I soliti mitomani che si credono novelli Einstein. Ma soprattutto tanti, tantissimi giovani. Ed è la cosa più bella di questa storia, comunque vada a finire: i neutrini più veloci della luce hanno risvegliato l´interesse dei ragazzi per la scienza. Ed è su di loro che bisogna investire, perché hanno la curiosità e la voglia di cambiare che è il motore del progresso».
Cosa suggeriscono questi giovani aspiranti scienziati ai fisici del Cern?
«Un ragazzo americano all´ultimo anno di high school mi ha chiesto se avevamo tenuto conto della curvatura della superficie terrestre. Un altro voleva sapere se nel calcolare la velocità dei neutrini avevamo tenuto conto della rotazione terrestre. Altri ancora ci hanno ricordato che la velocità della luce è diversa a seconda che viaggi nel vuoto o in un materiale, con tanto di calcoli matematici. Insomma, considerazioni un po´ ingenue, ma li abbiamo comunque ringraziati dell´aiuto».
A un mese e mezzo di distanza i vostri neutrini continuano ad andare più veloci della luce?
«Sì, l´effetto che abbiamo registrato è ancora lì. L´esperimento è stato passato di nuovo al setaccio ma finora non è stato trovato alcun "errore". Quindi al momento la bontà del risultato è confermata».
Oltre a ricontrollare i vecchi dati, avete fatto nuove misurazioni? Avete sparato nuovi fasci di neutrini verso il Gran Sasso?
«Sì, l´ultimo un test si è concluso domenica scorsa. Abbiamo inviato neutrini in un "formato" diverso rispetto a quello usato nel corso dei mesi precedenti. È una prova importante perché ci permetterà di studiare meglio tutti i dati che abbiamo raccolto in passato, ma i risultati li conosceremo nei prossimi giorni».
E per il futuro avete in programma nuove "campagne" di misurazione della velocità dei neutrini?
«Certo, non ci fermeremo finché non avremo la spiegazione di questo fenomeno. Avendo sollevato noi il problema, abbiamo il diritto-dovere di fare ulteriori verifiche».
Anche i fisici americani e giapponesi si stanno mettendo all´opera.
«Ed è giusto che sia così. Nella comunità scientifica c´è sì competizione, ma soprattutto grande collaborazione. Dopo il nostro annuncio, gli americani hanno iniziato a riesaminare i vecchi dati in loro possesso che mostravano un effetto simile. E presto dovrebbero ricominciare a misurare la velocità dei neutrini sparati dal Fermilab di Chicago. Anche i colleghi giapponesi hanno la tecnologia per ripetere il nostro esperimento. Li ho incontrati nei giorni scorsi e mi hanno confermato che stanno procedendo, anche se c´è qualche problema con i finanziamenti».
Torniamo ai giorni dell´annuncio: si è polemizzato sul fatto che alcuni fisici, pur avendo partecipando all´esperimento, non hanno firmato la ricerca.
«La classica tempesta in un bicchier d´acqua. Sono stato io a chiedere, conscio della delicatezza dell´annuncio, di sottoscrivere l´articolo solo se si era davvero convinti. Il risultato è che su un gruppo di 160 ricercatori sei o sette hanno preferito non firmare».
Ma ora quei sei o sette cosa fanno?
«Lavorano con noi per cercare una soluzione a questo rompicapo, naturalmente».
Lei che idea si è fatto? Perché i neutrini vanno più veloci della luce?
«Sono concentrato nel consolidare i dati raccolti, preferisco non addentrarmi nella loro interpretazione. E c´è un motivo».
Quale?
«Le interpretazioni possibili si dividono in due categorie. 1) l´effetto osservato è vero. 2) l´effetto osservato non è vero perché c´è un "inghippo" nell´esperimento. Ma siamo troppo lontani dalla prima ipotesi, abbiamo ancora moltissimo da fare prima di poter dire con certezza che i neutrini vanno più veloci della luce. E d´altra parte, la seconda ipotesi non sta in piedi, perché finora, nonostante le ripetute verifiche, non è stato trovato alcun "inghippo". Ecco perché preferisco girare alla larga delle interpretazioni. Mi sono imposto di non pensarci».
Non sarà che vuole evitare di pensare alle "conseguenze"? Se i suoi risultati fossero confermati farebbero crollare il mito di Einstein e della Relatività. Una bella responsabilità.
«Non è detto. Einstein formulando la Relatività non ha affatto sancito che Newton aveva sbagliato, ha solo esteso il raggio d´azione della teoria. Tanto è vero che se dobbiamo calcolare le traiettorie dei pianeti continuiamo a usare le formule di Newton, mica quelle di Einstein. Alle stesso modo il nostro risultato potrebbe portare non alla cancellazione della Relatività, ma a un suo ampliamento».
Ci sono due possibilità: che la comunità scientifica trovi l´"inghippo" nell´esperimento, confermando la validità delle teorie attuali, oppure che il vostro risultato resista alle verifiche e apra una fase completamente nuova. In tal caso sarebbe una scoperta da Nobel. In cuor suo cosa si augura?
«Faccio il fisico da trent´anni, mi considero un professionista e voglio conservare un certo distacco. Il nostro mestiere è quello di fare misure: più siamo distaccati e meglio le facciamo. Noi scienziati siamo come i bambini sulla spiaggia: costruiamo bellissimi castelli di sabbia, ma siamo pronti a saltarci su e a disfarli per andare oltre, per costruirne di nuovi».
Domani racconterà tutto questo per la prima volta davanti a un pubblico italiano di non addetti ai lavori: la sua conferenza inaugurerà a Napoli la manifestazione Futuro Remoto. La verità sui neutrini superveloci la conosceremo in un futuro prossimo?
«La scienza ha i suoi tempi, a volte anche molto lenti. In questo caso spero proprio non siano remoti».

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