lunedì 21 marzo 2011

Dopo le dimissioni di Settis nel 2009 quelle del famoso archeologo: "Bondi è un debole"

Dopo le dimissioni di Settis nel 2009 quelle del famoso archeologo: "Bondi è un debole"
SIMONETTA FIORI
MARTEDÌ, 15 MARZO 2011 LA REPUBBLICA - Bari

Dopo le dimissioni di Settis nel 2009 quelle del famoso archeologo: "Bondi è un debole"

ROMA - «Nella politica italiana hanno vinto i nemici della cultura e dei beni culturali tutelati dallo Stato. Non potendo abolire il ministero, hanno deciso di ammazzarlo con uno progressivo svuotamento di uomini e mezzi». Così Andrea Carandini, autorevole archeologo in campo internazionale, abbandona la presidenza del Consiglio superiore dei Beni Culturali. Dimissioni decise a due anni dall´insediamento. Un bilancio drammatico, quello tracciato dallo studioso, che intravede un disegno di annientamento ai danni del ministero dei Beni Culturali. «Ci stiamo allontanando dalla patria, anche quella visibile fatta di paesaggio e arte. Rischiamo di perderla, e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato».
Ma chi sono i nemici della cultura? In una lettera destinata al Consiglio Superiore, Carandini risponde con le cifre. «Nel marzo del 2009 il Ministero poteva contare su 155 milioni di lire per la tutela, cifra di per sé già allarmante. Ho sperato in un recupero. invece si sono succeduti tagli più duri. Al momento possiamo contare solo su 102 milioni per curare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico, che è un obbligo imposto dalla Costituzione, cui il ministero non è più in grado di ottemperare». In sei anni, il finanziamento è calato del 70 per cento. «Escluso il ministero dell´Ambiente, il nostro ministero è stato quello più danneggiato: altro che tagli lineari!».
I nemici della Cultura, in sostanza, sono all´interno dello stesso governo. «Bondi», continua Carandini, «è stato colpito, prima ancora che dall´opposizione, dal governo e dallo stesso partito di cui è coordinatore nazionale». Nessuna responsabilità da parte del ministro? «Non ha una personalità forte, e in questo senso gli va attribuita una responsabilità politica. Ma la sua caduta e il ritardo nel nominarne il successore dimostrano quanto sia forte il partito che vuole liquidare la cultura». Avversari che egli rintraccia anche nelle Regioni «le quali non hanno approvato alcun piano paesistico».
Il fondo è stato raggiunto. «In questa situazione miserevole», sostiene lo studioso, «ho perso la speranza. Se la nave fosse stata colpita da un nemico, rimarrei nella tolda per dare man forte ai funzionari dediti al bene comune, ma qui è una parte rilevante della Repubblica che affonda sé medesima». Un´analisi condivisa dal Consiglio Superiore, che ieri pomeriggio sotto la presidenza di Tullio Gregory (successore per anzianità) ha deciso di sospendere la seduta, «in attesa che il ministro compia un atto politico che garantisca al ministero i finanziamenti necessari».
Nell´anno del giubileo nazionale, rischia di rimanere paralizzato il ministero che ne rappresenta il patrimonio culturale. Di "assassinio della cultura" parlano le opposizioni, per voce di Luigi Zanda (Pd), Francesco Rutelli (Alleanza per l´Italia) e Fabio Granata (Fli). Nel Pdl il deputato Bruno Murgia invita il governo a riflettere. «Sarei ancora pronto a servire lo Stato», conclude Carandini, «ove un atto politico concreto arrivasse a segnare una svolta». Altrimenti «la prognosi per questo ministero è la morte». Dimissioni dunque non irrevocabili. La parola passa ora al governo.

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