sabato 9 maggio 2009

Il nuovo mondo di Raffaello

l’Unità 9.5.09
Il nuovo mondo di Raffaello
Una grande mostra a Urbino rende al maestro la sua eredità culturale
di Renato Barilli

Una esposizione al Palazzo Ducale di Urbino cerca di dimostrare che la nascita di Raffaello (1483-1520) nella capitale dei Montefeltro non è stato un puro dato biografico esteriore ma ha comportato la trasmissione di una consistente eredità culturale. Il compito è legittimo, se parliamo di un imprinting quasi di natura biologica che Urbino ha potuto esercitare sul genio futuro, permettendogli di assorbire fin dalla prima infanzia le ampie, ariose, ventilate visioni di colli all’orizzonte, o i morbidi impasti atmosferici propri del paesaggio marchigiano. Quanto all’eredità del padre, Giovanni Santi (1439-1494), anche questa è stata senza dubbio rilevante, ma non si possono ignorare i ben 44 anni che separavano le nascite di padre e figlio. Giovanni fu, come ci ricorda il catalogo della mostra, un considerevole artista, e un intellettuale dei suoi tempi, oltre che un facoltoso borghese, tanto da disporre di un cognome di famiglia, perfino prosaico, quel banale Santi poi nobilitato in Sanzio. Ma il dato anagrafico ne faceva un esponente della «seconda maniera», per dirla con le insostituibili classificazioni del Vasari, ovvero un pittore duro, legnoso, rigido nelle forme, e del resto Urbino, sul finire del ‘400, era al termine della sua luminosa stagione dominata dalla figura di Piero Della Francesca. E dunque, bisogna dare ascolto alla versione vasariana, invece di trattarla con superiorità, come gli studiosi tendono a fare al giorno d’oggi. Il Santi padre, presago anche della sua morte precoce, fece bene ad avviare il figlio verso la scuola del Perugino, che di quella seconda maniera era il dominatore sovrano. Forse l’unica cosa che si può concedere è che l’incontro tra il giovane e l’anziano maestro si realizzasse non tanto in Umbria, quanto già a Firenze, dove Raffaello fu nei primissimi anni del Cinquecento, ma continuandovi l’inconfondibile maniera peruginesca, con quegli occhi larghi e languidi, le visioni frontali, le grazie curvilinee dei contorni, anche se il giovane, lanciato verso alti destini, conferiva alle Madonne con Bambino, pur lasciandole ferme al centro delle tavole, il brio di mosse sinuose già protese a vivacizzare lo spazio circostante.
IL CAMBIAMENTO
Ma, anche nei ritratti, per esempio di Elisabetta Gonzaga e di Guidubaldo da Montefeltro, presenti in mostra, persisteva la quiete peruginesca, e soprattutto la convenzione arcaizzante di stagliare volti e busti contro cieli tersi. Il cambiamento incredibile di Raffaello, tale da fargli lasciare alle spalle la staticità della seconda maniera e di farlo entrare di forza nella terza maniera vasariana, sacra al moderno, avverrà solo a Roma, dopo il 1508, e troverà un tipico segnale nel fatto che lo splendido ritratto muliebre, detto della Muta, dipinto a Firenze ma secondo il precetto di scontornarlo su sfondo chiaro, verrà avvolto in un’oscurità altamente pittoresca. Il pianeta cessava di essere un pacato paradiso terrestre, per divenire un asteroide sperduto nel buio cosmico.
Raffaello e Urbino, a cura di Lorenza Mochi Onori Urbino Palazzo Ducale
Fino al 12 luglio Catalogo: Electa

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