giovedì 26 marzo 2009

Apre la collezione Devanna, oltre 200 opere

Apre la collezione Devanna, oltre 200 opere
Francesco Paolo Del Re
La Gazzetta del Mezzogiorno 26/03/2009

La nascita di un museo è una speranza, apre la prospettiva di una riscrittura della mappa culturale di un territorio e pu essere un nucleo di rifondazione identitaria di un'intera regione. La Puglia non aveva finora una Galleria nazionale. Il corpus di 229 dipinti e 108 disegni di arte moderna e contemporanea donato nel 2004 allo Stato dai collezionisti Girolamo e Rosaria Devanna colma il vuoto di un museo che non c'era: su iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali, della direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici e della Soprintendenza Bsae della Puglia, verrà inaugurato il 18 aprile a Bitonto, una cittadina fiera e illustre a pochi chilometri da Bari, nel cinquecentesco e appena restaurato Palazzo Sylos Cal , assurto a centro propulsivo di un pi ampio polo museale che renda frìjibile il patrimonio storico-artistico locale. Il nuovo museo non ha una dimensione localistica, ma intesse una trama artistica articolata sia per l'ampio respiro temporale, spaziando dal Cinquecento al Novecento, sia dal punto di vista geografico, con testimonianze delle varie scuole artistiche dell'intera penisola, senza escludere prestigiose presenze internazionali. Una collezione è mappa di desideri e ossessioni. Dalla prima moneta acquistata all'età di Otto anni, Girolamo Devanna ha speso una vita intera a caccia di opere d'arte, assistito dalla sorella. Il racconto avventuroso della vicenda collezionistica viene evocato dalla visita alle nove sale del percorso espositivo della Galleria, articolato in cinque sezioni, una per secolo, con circa 170 dipinti. Un'accumulazione maniacale di materiali pittorici eterogenei, senza cura estrema per la qualità o un taglio tematico specifico, raccoglie molti bozzetti e studi preparatori, copie e repliche di opere note. I dipinti provengono dal mercato antiquariale e sono stati scelti assecondando il flusso della casualità e acute intuizioni. È nelle pieghe di un patrimonio perduto, misconosciuto, privato del nome e del lustro che si sono mossi i due collezionisti, con un'aperta vocazione alla ricerca, studiando con passione, fino ad azzardare attribuzioni, instaurare confronti, diradare ombre, seguendo il fascino della scoperta e trasformando, infine, il pos sesso e l'accumulo in bene collettivo, raccolta di dominio pubblico. Dopo un frammento trecentesco, una Testa di santa su tavola, un gruppo di pittori cretesi operanti in area adriatica introducono al Cinquecento: si distinguono, quindi, opere di Veronese, EI Greco e Giovan Filippo Criscuolo, il fiammingo Jan Soens, l' Ecce omo di Leonardo Corona e un seducente Ritratto di gentiluomo di ambito tizianesco. La grande pittura barocca risponde ai nomi di Artemisia e Orazio Gentileschi, Beinaschi, Lanfranco, Bernardino Mei, Poussin, tra scene mitologiche e un bozzetto per il Martirio di sant'Erasmo della Basilica di San Pietro, e poi Le Sueur, Vouet, Fracanzano, Baglione, Miel, Voet, un ritratto attribuito a Velazquez e nature morte. De Matteis, De Mura, Falciatore, Giaquinto, Giacinto Diano e Sebastiano Conca rappresentano il Settecento napoletano, affiancati da D'Anna e Mariano Rossi, Narici. Batoni, Milani, fino ad arrivare a Melendez, Lorenzo Tiepolo, F ssli, amilton, Gros, Delacroix, von Lenbach, Winterhalter. Di particolare interesse è, inoltre, lo spazio dedicato alla produzione meridionale tra Ottocento e Novecento, con Gioacchino Toma, Giuseppe De Nittis, Domenico Morelli, Giuseppe Casciaro, Francesco Netti, Federico Rossano, Francesco Speranza, Salvatore Fergola, Michele Cammarano. Bemard, De Carolis, Sartorio, Marasco, per l'ultimo secolo, incrociano le singolari presenze d'oltreoceano di Joseph Stella e Beatrice Wood. L'invito per il visitatore non è a rapportarsi alle singole opere, ma a leg. gere tutto il corpus, con i suoi innamoramenti per l'arte meridionale, l'accoramento per produzione dei pittori romani e napoletani del Seicento e per il Novecento pugliese e con le eccentriche illuniinazioni straniere, recuperando il senso del flusso, di una passione individuale che si fa storia plurale, corale. E un'esplosione di figure, colori, suggestioni, racconti che pu forse costituire un'importante occasione di cambiamento per la terra di Bari, tra la Murgia e il mare, non abituata ad accogliere i turisti, in cui criminalità organizzata, scarso senso civico e perbenismo individualista si impastano in una incivile autarchia. A chiedere la parola è ora la bellezza. Il museo ora c'è, speriamo che la città se ne prenda cura.

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