venerdì 3 ottobre 2008

Venere, Apollo e la sua ninfa storie di straordinaria tutela

ROMA - Venere, Apollo e la sua ninfa storie di straordinaria tutela
RENATA MAMBELLI
VENERDÌ, 03 OTTOBRE 2008 LA REPUBBLICA - Roma

In mostra nell´Anfiteatro Flavio sessanta pezzi arrivati da tutto il mondo. In occasione del centenario del regolamento ministeriale
Le metope dei templi di Selinunte E un Canova mai visto

Sono capolavori che hanno attraversato i continenti, quelli esposti da ieri al Colosseo nella mostra "Rovine e rinascite dell´arte in Italia", organizzata dal Ministero per i Beni Culturali e in particolare dalla Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Roma. C´è la Venere de´ Medici, uno splendido marmo di Antonio Canova, di cui Napoleone si era innamorato: fu nascosta a Palermo per sottrarla alle sue brame, ma invano. L´imperatore si decise alla fine a pagare una fortuna per portasela via. Nel 1815, però, la statua, tornò finalmente a Firenze, e per sempre. Ci sono le Metope dei templi di Selinunte, del 500 a. C., scoperte da due architetti inglesi nel 1823 mentre compivano uno scavo clandestino: non riuscirono a portarle a Londra, com´era loro intenzione, furono bloccati dalla polizia del Regno di Napoli e ora le Metope sono nel Museo archeologico di Palermo. Rubate, nascoste, vendute - Goethe si rimproverò per tutta la vita di non aver acquistato una statua di ninfa del 140 d. C., nota, appunto, come Ballerina di Goethe, anch´essa in questa mostra-, trafugate come bottino di guerra, soprattutto da Napoleone durante la campagna in Italia, ma anche dalle SS tra il ?40 e il ?45, che riempirono treni con statue, reperti, quadri. Oppure lasciate in eredità, regalate a qualche principe che non si fece remore di donarle a sua volta, mettendole a rischio in paesi poi travolti da guerre e rivoluzioni. Molti di questi capolavori hanno passato infinite dogane, abilmente nascoste, oppure sono finite nello zaino di qualche turista intraprendente. Avventurosa, in particolare, la storia dell´Apollo Citarista, splendido bronzo del I secolo a. C., nascosto durante la guerra nell´abbazia di Cassino, trafugata dai paracadutisti della Divisione Hermann Goering che volevano farne omaggio al loro maresciallo, nascosta dai nazisti prima della caduta in una miniera di sale presso Salisburgo dove alla fine fu trovata dagli Americani e restituita all´Italia.
C´è poco da stupirsi, d´altra parte, se si pensa che fino a un secolo fa - il primo regolamento organico di tutela, che si celebra con questa mostra, è del 1909 - le opere d´arte erano di chi se ne appropriava, e c´era già da ringraziare il cielo se chi lo faceva era un collezionista. Il capolavoro fuggiva all´estero, ma restava ben custodito. La storia dei secoli passati, per quanto riguarda l´arte, è piena di distruzioni. Basta pensare a quello che avvenne dopo la caduta dell´Impero Romano: quanto veniva risparmiato dalle distruzioni delle incursioni dei barbari - e spesso anche dei saraceni - veniva usato per fare calce, come toccò a molti marmi di pregio. I cristiani si intestardirono, per di più, a cancellare le tracce delle divinità "idolatre". In seguito, ci pensarono i bottini di guerra a fare piazza pulita dei capolavori.
Col Rinascimento, però, se le nuove scoperte attirarono a Roma torme di mercanti affamati di opere d´arte, cominciò anche un´attenzione diversa verso le antichità. E anche l´ingordigia dei francesi dell´età Napoleonica, per assurdo, insegnò ai popoli italici che quei marmi e quei bronzi erano un patrimonio. Da difendere, appunto. Le sessanta opere riunite nel Colosseo e provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri, sono la testimonianza dei diversi livelli raggiunti nel nostro paese nella tutela del patrimonio storico e artistico del paese. Ed è interessante che il secolo che ha fatto di più, in questo senso, sia stato proprio il ?900, che ha visto anche tante ruberie e tanti furti. Ma c´è una statua, in questa mostra, che avrebbe dovuto esserci e invece non c´è, non a caso: è la Venere di Cirene, che è stata da poco restituita dall´Italia alla Libia. Un´altra preda di guerra che ha ripreso la strada del paese da dove era venuta.

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