martedì 23 settembre 2008

Il papiro porta al falsario Simonidis, che s'ispirò all'artista tedesco

Corriere della Sera 22.9.08
Sulla rivista «Storia dell'arte» Maurizio Calvesi conferma la tesi di Luciano Canfora
Artemidoro? Sembra proprio Dürer
Il papiro porta al falsario Simonidis, che s'ispirò all'artista tedesco
di Maurizio Calvesi

Lo sguardo dello storico dell'arte può aggiungere, all'esame «interno» del papiro di Artemidoro, qualche osservazione sul segno, che appare uniforme in alcune delle figure, nonché nella mappa. Si veda come il tratto ondulato e sottile dei fiumi si ripeta nella chioma del sapiente che è stampato di profilo nell'agraphon, davanti alla colonna di apertura. Almeno le due figure dell'agraphon sembrano della stessa mano della mappa (ovvero di quella di Simonidis).
Allievo di un allievo di David fu quest'ultimo, che è certamente l'autore del testo. Ma egli era, per l'appunto, anche un artista. Che il suo maggiore maestro sia stato alla scuola di David, lo ha lasciato scritto Callinico Jeromonaco nella notizia biografica posta al principio dei Symmiga (Mosca 1853).
La figura più grintosa del papiro è senza dubbio la testa posta di profilo di fronte alla prima colonna, in basso: lo sguardo fermo, il naso rincagnato nel primo tratto e poi sporgente, la bocca stretta, i capelli come anche la ruga della fronte e il sopracciglio delineati con un tratto più leggero, la barba riconfusa con i capelli, e presentata con tratti anche orizzontali. Questa strana barba, pettinata lungo la gota in direzione della nuca, è un elemento classico che possiamo trovare nella scultura romana (si veda il Pugile delle Terme, nel Museo Nazionale Romano) come nei disegni neo-classici, proprio di David, tenendo anche presente il gusto del maestro per i profili dell'antico; ma nel complesso a me sembra che l'impronta severa della figura richiami soprattutto Dürer, come potrebbe suggerire un confronto con la testa di Nicodemo nel Compianto di Monaco, Alte Pinakothek, o anche con alcune delle teste barbute che così frequentemente compaiono nella grafica düreriana.
Ancora nel recto, lemani e i piedi sono disposti con regolarità secondo un gusto accademico (non già «alla rinfusa» come vorrebbe Settis): quattro mani ordinate a losanga, la losanga che penetra nel triangolo formato dai tre piedi sottostanti. Il motivo delle mani ha un buon riscontro, nel libro di Canfora Il papiro di Artemidoro, con una tavola dell'Enciclopédie. Tuttavia il più famoso esempio di una composizione di quattro mani è quello visibile al centro del Gesù tra i dottori di Dürer (in collezione Thyssen) dove le quattro mani formano un quadrato e non una losanga, ma possono indurre l'imitatore a riprodurre un disegno geometrico e centrale formato da due mani sinistre e due destre, come nel papiro. È un motivo celebre che ha sedotto più pittori, anche della nostra stagione: una mano sinistra e una destra, una sinistra e una destra. E che una delle mani di Simonidis sia ricalcata — come propone puntualmente Canfora — da Raffaello, con il medio e l'anulare congiunti, il pollice aperto, e le fossette laddove la mano è più paffuta, è una conferma dell'attenzione accademica di Simonidis ai grandi maestri del Rinascimento.
Ma l'interesse per Dürer sembra decisamente confermato da un'altra figurazione del verso. Un cervo assale un lupo che gli punta contro le zampe come rattrappite. Canfora ha scovato un eccellente confronto con il centauro che assale un lupo nella Uranographia di Hevelius. Si tratta di una mappa delle costellazioni, che Simonidis — segnalo — può aver osservato anche in altre versioni, come quella, bellissima, di Andreas Cellarius (Keller) verso il 1660, dove il
lupus prende il nome di fera, o in altre e forse soprattutto nel suo prototipo che risale proprio a Dürer, a una sua incisione dello stesso soggetto in cui il gruppo (centaurus contro fera) assume una fisionomia altrettanto prossima all'immagine del papiro: è verosimile che proprio da qui Simonidis abbia attinto. Sostituita la testa del cervo a quella del centauro, la figura (dunque notissima) si è adattata pienamente alla fantasia del falsario.
Piccole glosse: l'elefante è detto «sterile» in Artemidoro-Simonidis.
«Apprendiamo dalla didascalia che l'elefante che combatte con il serpente — scrive Stefano Micunco nel libro di Canfora — sarebbe steiros, sterile. L'unico possibile raffronto è con il testo del Physiologus, il quale afferma che l'elefante "non ha naturale desiderio di unione sessuale"». È possibile aggiungere che una frase simile è reperibile anche nel Bestiaire di Philippe de Thaün (che del resto riprende dal Physiologus): l'elefante «non procrea spesso»; e nel Bestiaire
di Gervaise: «Non si accoppia mai con la sua compagna se non ha deciso di generare». E veniamo alla mappa: «una carta geografica — l'unica del genere che si sia conservata dall'antichità»; «sarebbe in ogni caso l'unica mappa antica pervenuta, e per di più tramandata sullo stesso rotolo che conteneva il testo geografico. Ciò che non è ad oggi documentato né da altre testimonianze pervenuteci, né dalle fonti antiche. Le quali anzi informano che le mappe geografiche erano di norma riportate su supporti materiali autonomi »; «una fantasiosa mappa piena di impressionistiche vignette adattabili a qualunque parte del mondo fornita di fiumi». Forse la carta è di pura invenzione.
Se cerchiamo, nel disegno dei fiumi, qualcosa di vicino al tratto sottile e leggero, delicatamente ondulato, con cui i fiumi sono segnati nella mappa del papiro, potremmo guardare alla cartografia del Kircher. Qui ricorre frequentemente, per quel che può valere, anche quella biforcazione finale del segno- fiume che indica un delta e trova riscontri nella carta dell'Artemidoro simonideo. Kircher poteva essere un autore ben conosciuto da Simonidis, che era interessato ai geroglifici.
A sinistra, un particolare dall'incisione «I disperati» di Dürer. A destra, un'immagine dal «papiro di Artemidoro»

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