sabato 13 settembre 2008

Ecco il segreto dell´acqua nel giardino di Pantelleria

La Repubblica 13.9.08
Ecco il segreto dell´acqua nel giardino di Pantelleria
di Carlo Brambilla

L´umidità del vento si condensa sulla pietra lavica: un microclima miracoloso
Sensori su recinti e piante per capire come usare una fortunata sequenza naturale

Come un nuraghe scoperchiato il torrione di pietra lavica del giardino pantesco sembra una fortificazione militare nel vento che sferza senza sosta l´isola di Pantelleria. Da centrotrenta giorni non scende una goccia d´acqua dal cielo. L´isola non ha sorgenti o falde profonde da cui attingere acqua. Nessuno può irrigare la terra. Ma nell´isola assetata, dietro quel muro circolare, a secco, fatto posando una sull´altra pietre vulcaniche tagliate a mano, porose come pomice, si nasconde una sorpresa straordinaria. Un immenso rigogliosissimo albero carico di arance particolarmente dolci e profumate. Un esempio di agricoltura senza acqua sul quale ha avviato una ricerca il Cnr di Bologna, in collaborazione col dipartimento di Colture arboree dell´Università di Palermo. Siamo all´inaugurazione dell´ultimo gioiello, il più meridionale di tutti, acquisito dal Fai, il Fondo per l´ambiente italiano.
Il giardino pantesco, donato dalla famiglia Rallo, proprietaria dell´azienda vinicola Donnafugata, verrà aperto al pubblico, completamente ristrutturato, nei prossimi mesi estivi. «Questa è la più piccola proprietà del Fai per estensione, ma ne siamo particolarmente orgogliosi - racconta Marco Magnifico, direttore generale culturale del Fai, arrivato sull´isola per firmare davanti al notaio l´atto della nuova donazione - un simbolo della lotta intelligente allo spreco di acqua. Una risorsa preziosa in un mondo che ha sempre più sete. Anche in Italia l´emergenza idrica è spesso una realtà quotidiana fatta di una distribuzione inefficace irrazionale ed inutili sprechi». I muri a secco di pietra consentono infatti un´agricoltura senz´acqua, realizzabile grazie alla condensa dell´umidità contenuta nell´aria marina.
A spiegare il meccanismo nella sua semplicità sono Giuseppe Barbera e Antonio Motisi, del dipartimento di Colture arboree dell´Università di Palermo: «Il vento caldo che sferza l´isola è carico di umidità. A contatto con la pietra lavica, che di notte si raffredda, l´umidità si condensa in tante piccole goccioline d´acqua. La pietra porosa raccoglie l´acqua come una spugna. E la rilascia lentamente al terreno. Consentendo alla pianta di arancio, particolarmente delicata, di crescere perfettamente. Grazie al muro che la circonda, che la protegge dal vento e permette il realizzarsi di un microclima ideale, parzialmente ombreggiato».
Condizioni ottimali che il Cnr intende studiare, applicando una serie di sensori al muro, al terreno e alla pianta. Per capire fino a che punto un´antica sapienza agricola può essere sfruttata al meglio, in futuro, grazie alle moderne tecnologie e ai nuovi materiali. Spiega Antonio Motisi: «Pensiamo a più comodi e leggeri film plastici capaci di far condensare le nebbie. O a particolari reti capaci di catturare l´umidità notturna. Per questo intendiamo studiare il bilancio energetico complessivo, durante tutto l´anno, del giardino pantesco, utilizzando termometri, termografi, strumenti sensibili ai raggi infrarossi. Per capire se questo modello può essere applicato in altre realtà agricole diverse, particolarmente povere di acqua».
Ma il giardino pantesco non interessa solo agli scienziati. Per la sua bellezza, all´interno di un´isola che non ha certo bisogno di presentazioni, è destinato ad attirare il turismo culturale attento alla tutela del paesaggio e delle tradizioni. «A Pantelleria la maggior parte dei giardini panteschi sono vuoti o da recuperare - racconta Giacomo Rallo, fondatore di Donnafugata - con questa donazione abbiamo voluto aprirne per la prima volta uno ai visitatori, nella speranza di tenere alta l´attenzione per tutto ciò che è rivolto a dare un contributo culturale al contesto che ci circonda». «I giardini murati di Pantelleria sono particolarmente importanti - commenta con entusiasmo Luca Mercalli, meteorologo e climatologo - perché sono lì a ricordarci che non bisogna perdere la memoria di quanto forse un domani tornerà utile».

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