martedì 13 maggio 2008

Tiziano, quel narciso nascosto nell'autoritratto ritrovato

Corriere della Sera 24.7.07
Una mostra proporrà per la prima volta un capolavoro oggi attribuito al maestro veneto
Lionello Puppi: si raffigurò per i posteri
Tiziano, quel narciso nascosto nell'autoritratto ritrovato
di Marisa Fumagalli

PIEVE DI CADORE (Belluno) — Il più famoso autoritratto di Tiziano è, di sicuro, quello custodito al Prado di Madrid. Uno dei numerosi che il grande artista del '500 realizzò (svelando la sua vena narcisistica, sostiene qualche critico) durante gli ultimi vent'anni della sua lunga vita. «Dipinti, certo; ma anche varie incisioni che riproducevano pitture originali andate perdute; per queste "copie", ingaggiava i migliori maestri — nota Lionello Puppi, curatore della mostra dedicata a Tiziano in programma a Pieve di Cadore e a Belluno, dal 15 settembre al 6 gennaio —. Inoltre, diede il suo volto a figure inserite in quadri di altro soggetto. Così da sentirsi pienamente coinvolto nel significato dell'opera ». Fatto sta che, alla ricerca dell'autoritratto perduto (o meglio, sconosciuto), ecco spuntare, da una collezione privata americana, un piccolo gesso nero su carta d'avorio (99 per 120 mm.), già attribuito frettolosamente a Giuseppe Porta Salviati, fiorentino, coevo dell'artista veneto. Invece, la minuscola opera, esaminata attentamente da David Rosand, docente alla Columbia Univer-sity, uno dei maggiori studiosi di Tiziano, ha in serbo il colpo di scena: l'autore è proprio Tiziano. E si collega all'autoritratto del Prado, dove il pittore si riprende di profilo, rivolto verso destra; mentre, nel gesso nero, guarda a sinistra.
In tre cartelle, Rosand stila l'expertise, inserendo una sintetica dissertazione sulla tradizione storica e culturale dei «profili». «Come poteva Tiziano — si chiede il critico statunitense — guardandosi allo specchio, tratteggiare il profilo del suo volto?». Egli ritiene che, verosimilmente, utilizzasse non uno, ma due specchi, collocati ai suoi lati, così da riflettersi nella direzione voluta. Puppi, inoltre, suggerisce un'idea, che confermerebbe il «narcisismo» di Tiziano: «Credo che, con quel disegno, avesse in mente di creare un'immagine di sé per i posteri. Che cioè volesse offrire la traccia per l'incisione del suo viso in medaglia ». Ottenendo così il risultato «originale » di ciò che altri, negli anni 40 del Cinquecento, avevano già fatto, imprimendo il profilo dell'artista in alcune medaglie di bronzo.
La storia del piccolo autoritratto a carboncino, che sarà visibile nella mostra Tiziano. L'ultimo atto («Mario Botta, incaricato dell'allestimento, sta studiando un marchingegno per farlo risaltare al meglio») anticipa la linea dell'esposizione. Tesa a far luce, soprattutto, sugli aspetti dell'autore ancora poco indagati; in particolare, il rapporto che Tiziano Vecellio ebbe con la sua prolifica bottega. Da qui la discussione attorno al vero concetto di autografia. «Spesso esaltata dai musei per enfatizzare le opere in loro possesso», taglia corto Puppi. Che promette numerose sorprese. Una per tutte: L'Ultima Cena. Il dipinto lascia, per la prima volta, il Palazzo del Duca d'Alba di Madrid e prende la via del Cadore, con un nuovo taglio interpretativo: realizzato dai collaboratori dell'officina, evidenzia che, nelle parti fondamentali, c'è la mano personale dell'artista. Dunque, è «un Tiziano».

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