mercoledì 28 maggio 2008

Le «porte chiuse» dei musei. Pochi servizi per i visitatori. Ignorati i bimbi Mancano anche guardaroba e audioguide

Le «porte chiuse» dei musei. Pochi servizi per i visitatori. Ignorati i bimbi Mancano anche guardaroba e audioguide
Annachiara Sacchi
27 MAGGIO 2008, il corriere della Sera

Focus Turismo e beni culturali


Cliccando su www.villaromanadelcasale.it si trova un numero di cellulare. Risponde Giuseppe Di Vita, il webmaster. Con tono gentile dà informazioni su uno dei siti archeologici più importanti al mondo: come arrivare a Piazza Armerina, se ci sono variazioni sugli orari, se piove. Giuseppe è un volontario, non dipende da nessun ente. Il portale è autogestito: «Lo facciamo perché amiamo la nostra città». Strana gestione del patrimonio culturale. E Piazza Armerina non è un caso isolato: sono tanti i musei italiani che non garantiscono al pubblico un servizio adeguato. Compresi i trenta più importanti del Paese. Arte, archeologia, scienza. L’Italia e le sue raccolte più prestigiose, tra eccellenze e contraddizioni. Da una parte numeri record — 24,5 milioni di ingressi, circa 78 mila al giorno (più dei biglietti staccati per le manifestazioni calcistiche) — e un forte richiamo turistico. Dall’altra, la quasi totale incapacità di fare sistema e la scarsa attenzione alla costumer satisfaction. Soprattutto al Sud. E con due nemici comuni: Internet e i bambini.

Chi sale, chi scende
Luci e ombre. A indicarle è «Musei 2008» il dossier che ogni anno (dal 1995) il Touring Club dedica alle 30 strutture museali più visitate in Italia. Le novità: cresce il pubblico (da 23.798.502 ingressi del 2006 a 24.454.769), entrano nella top list il Museo di Storia naturale di Milano e Palazzo Madama a Torino, escono la Città della Scienza di Napoli e il Museo storico del Castello di Miramare, a Trieste. La classifica: al primo posto, iMusei Vaticani. Quindi gli scavi di Pompei, gli Uffizi di Firenze, Palazzo Ducale a Venezia e l’Acquario di Genova. Il vertice. Rimasto invariato rispetto all’anno precedente. Ma ci sono ben 13 siti (nel 2006 erano solo 4) che hanno visto diminuire il proprio pubblico. In particolare: la Reggia di Caserta (-6,5%) il museo Archeologico Nazionale di Napoli (-6,7%) e i templi di Paestum (-7,5%). Tutti in Campania. «È un campanello d’allarme — dice Roberto Ruozi, presidente del Touring club —: la sensazione è che i problemi di quell’area geografica siano tali da riversarsi su tutto, arte compresa». La conferma arriva da Lucia Bellofatto, direttore scientifico alla Reggia di Caserta: «Abbiamo perso prenotazioni di gruppi scolastici e della terza età. Ma per il 2008 contiamo di risalire: abbiamo in programma la fine del restauro dell’ala ottocentesca e una mostra sugli impressionisti a dicembre. Vogliamo mantenere la posizione tanto faticosamente conquistata».

In città
Musei e città d’arte. Ecco il binomio che ancora oggi attrae 12,7 milioni di persone all’anno. Leader dell’offerta, Roma, Firenze e Venezia. Certo, gli Uffizi in un anno hanno perso il 2,9 per cento dei visitatori, ma rimangono ancorati al terzo posto «e in ogni caso — afferma il direttore Antonio Natali—le cause sono tante: dai flussi turistici a una semplice assemblea del personale che ci costringe a chiusure improvvise ». Appello: «Serve una seria riflessione sulla cultura in questo periodo in cui tutto viene chiamato azienda, ospedali compresi». EMilano? La città che si è aggiudicata l’Expo del 2015 può vantare solo tre musei in classifica: due scientifici— della Scienza e della Tecnologia (chiuso dal 9 giugno al 15 settembre per restauri) più il museo di Storia Naturale — e, al 26˚ posto, il Cenacolo vinciano con 330.678 visitatori. «Ma noi abbiamo il numero chiuso—precisa il direttore Giuseppe Napoleone —: non sono ammesse più di 25 persone ogni quarto d’ora. Al limite possiamo essere confrontati con la Cappella degli Scrovegni di Padova, anch’essa a ingresso regolamentato, che non mi risulta essere nella top 30». Infine la Pinacoteca di Brera: è al 40˚ posto con circa 200 mila ingressi. In calo anche le strutture di due musei torinesi, quello Nazionale del Cinema (13˚ posto) e delle Antichità Egizie (15˚) che nel 2006, con l’Olimpiade, avevano registrato un boom. Entrambi, però, hanno mantenuto una posizione migliore rispetto al 2005.

Gli exploit
Vanno a gonfie vele i musei scientifici italiani. Giardini, orti botanici, planetari, acquari. Grazie anche alla loro distribuzione geografica (non solo nei grandi centri, ma anche in provincia), sono l’unica categoria che presenta un aumento complessivo di visitatori rispetto al 2006. Tra le strutture con il miglior risultato, il Bioparco di Roma (+20,2%) e, tra quelli non in classifica, il giardino zoologico di Pistoia (+10,1%) e ilMuseo civico di Scienze naturali Caffi di Bergamo (+9,1%). Solo la Città della Scienza di Napoli (ancora) e ilMuseo Astronomico di Roma sono in calo. Bene (ma i flussi sono ancora limitati) anche i musei di impresa: 438.881 presenze nel 2007 di cui oltre 200 mila alla sola Galleria Ferrari di Maranello. Scienza ed economia, i nuovi motori della cultura. Giovanni Arnone, presidente della Fondazione Bioparco di Roma, è felicissimo: «Il segreto, per noi, è prendersi cura degli animali: se stanno bene la gente lo capisce». Ma dietro al successo del Bioparco c’è anche una maggiore pulizia, indicazioni più chiare, eventi ogni settimana.

Marketing e offerta
Già, i servizi: il vero deficit dell’offerta museale italiana. Certo, molte strutture (il 62%) si stanno sempre più dedicando all’organizzazione di mostre per diversificare il loro cartellone. Ma—a parte i pochi (8) musei aperti tutto l’anno — il giorno di chiusura resta ancora il lunedì. «E così— spiegano gli esperti del Touring Club—si disincentivano i turisti del weekend lungo (non è un caso che il Louvre chiuda il martedì)». Le facilities sono il punto dolente: la prevendita online rimane un miraggio (solo in 8 strutture), quella telefonica non sempre è prevista (e si torna ancora a Piazza Armerina), i guardaroba sono rari e gli sportelli reclamo sono praticamente inesistenti, come la casella mail (il caso più clamoroso: Pompei, con i suoi 2,5 milioni di visitatori). Solo 9 strutture intervistano i propri visitatori, meno della metà (14 su su 30) appartiene a un circuito museale. I più bistrattati: i bambini. E non solo per la quasi totale assenza di nursery (esiste solo in due musei scientifici, a Pistoia e a Trento). Anche i percorsi dedicati compaiono in pochi casi (9 su 30). «Ci farebbe piacere — sorride Natali degli Uffizi — che i più piccoli si godessero i colli fiorentini». Nota polemica: «Non si può pretendere che una visita al museo risolva il problema dell’educazione alla storia dell’arte. Non ci possiamo sostituire alla scuola». Infine i prezzi: il costo medio è di 7,37 euro a biglietto. Il museo più caro è l’Acquario di Genova, con 16 euro. «Ma per il 97% dei nostri visitatori— puntualizza il direttore, Carla Sibilla — si tratta di un costo equo». Lo dimostra la crescita del 7,1% in un anno: «Cerchiamo di rinnovare i nostri prodotti. Un esempio: la notte con gli squali dedicata ai bambini». Nuove offerte e vecchi ostacoli, la volontà di conservare un patrimonio inestimabile e la necessità di essere accessibili al grande pubblico. «I nostri musei —conclude Ruozi—vanno rivitalizzati. Serve una politica diretta più al consumatore finale che alla casta nobile dei sovrintendenti». La sfida è aperta. «Ma per vincerla ci vuole anche l’aiuto dei privati».

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