martedì 13 maggio 2008

L'albero della vita

La Repubblica 19.7.07
L'albero della vita
È di Linneo la prima classificazione genetica di piante e animali
Le sue teorie irritarono i teologi del tempo
di Piergiorgio Odifreddi

Creazionista ma, in fondo, evoluzionista collocò l’uomo tra le scimmie antropomorfe
Il grande scienziato nasceva 300 anni fa Il suo lavoro è considerato ancora attuale

Una delle classificazioni più note della storia è sicuramente quella delle categorie aristoteliche, che il filosofo distingueva in «sostanza, quantità, qualità, relazione, luogo, tempo, essere, avere, agire e patire». L´elenco è un po´ erratico, e fa venire in mente le penitenze dei bambini: «dire, fare, baciare, lettera, testamento». Ancora più balzana è la classificazione dell´Emporio celeste di riconoscimenti benevoli, un´enciclopedia cinese del decimo secolo citata o inventata da Borges: «Gli animali si dividono in: appartenenti all´Imperatore, imbalsamati, addomesticati, maialini da latte, sirene, favolosi, cani randagi, inclusi in questa classificazione, che si agitano come matti, innumerevoli, disegnati con un pennellino finissimo di peli di cammello, eccetera, non più vergini, che da lontano sembrano mosche».
Da vicino tutte queste classificazioni sembrano invece pure e semplici espressioni di umorismo, volontario o involontario che sia. Anche se, con un po´ di buona volontà, la lista di Aristotele si può intendere come un elenco di categorie grammaticali, ipostatizzate metafisicamente: «sostantivi, aggettivi (quantitativi e qualitativi), relazioni, avverbi (di luogo e di tempo), verbi ausiliari (essere e avere) e forme verbali (attive e passive)».
Tutte le classificazioni, per quanto ingenue, sono comunque la manifestazione di un istinto tassonomico che tradisce la volontà di ordinamento del mondo secondo l´antico principio del divide et impera, inteso metaforicamente come: «classifica e comprendi». O, ancora più anticamente, secondo la denominazione delle cose che fu la prima attività di Adamo nel Genesi quand´ancora la sua attenzione non era stata distratta dall´arrivo di Eva: «Il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all´uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l´uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l´uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche».
Più che gli Ebrei, furono però i Greci a tentare una prima classificazione sistematica del mondo animale e vegetale.
Aristotele dedicò infatti al primo i tre libri Storia degli animali, Sulle parti degli animali e Sulla generazione degli animali, distinguendo ad esempio quelli con sangue (uomo, quadrupedi, cetacei, pesci e uccelli) da quelli senza sangue (crostacei, molluschi e entema, comprendenti tra gli altri insetti e vermi), in una divisione che ricalca quella odierna tra vertebrati e invertebrati. E il suo allievo e successore Teofrasto allargò nelle Ricerche sulle piante e Cause delle piante l´attenzione al secondo mondo, coniando il termine «botanica» e classificando 480 piante sulla base della loro generazione (spontanea, da seme, da radice, da un ramo, dal tronco).
Dopo questi timidi inizi la classificazione del mondo della vita si rivelò via via più complessa, e produsse presto da un lato opere di dimensioni sempre più mastodontiche, quali la Storia naturale di Plinio il Vecchio, e dall´altro lato classificazioni sempre più complicate e cervellotiche, basate su lunghe sfilze di nomi e attributi quali Physalis annua ramosissima, ramis angulosis glabris, foliis dentato-serratis. Nel Settecento la situazione era ormai diventata ingestibile, e la botanica e la zoologia attendevano un Messia che venisse a mettere ordine nel disordine dei loro ordinamenti.
Lo trovarono entrambe nello svedese Carlo Linneo, di cui quest´anno si celebra il terzo centenario della nascita con manifestazioni di ogni tipo e in ogni luogo: oltre a innumerevoli congressi internazionali, la celebre rivista Nature gli ha infatti consacrato una copertina, la sua patria gli ha dedicato un´emissione filatelica, dopo averlo già effigiato sul biglietto da 100 corone, il Museo Linneo di Uppsala ha aperto le porte del suo giardino e della sua casa, e la Società Linnea di Londra ha esibito la sua collezione originale di 40.000 specie, oltre alla sua biblioteca di 16.000 libri e alla sua corrispondenza.
Col senno di poi, si può dire che Linneo trovò un uovo di Colombo: classificare animali e piante come si fa con le persone, semplicemente mediante un cognome generico e un nome specifico come Physalis angulata. Ironicamente, a quell´epoca in Svezia le persone di solito non avevano un cognome, e usavano semplicemente un patronimico: ad esempio, il nonno di Linneo si chiamava Ingemar Bengtsson, cioè «figlio di Bengt»: fu il padre di Linneo a darsi questo cognome, ispirandosi a un suo bosco di linn, «tigli», e latinizzandolo in Linneus.
Altrettanto ironicamente, il metodo di nomenclatura binomiale era già stato anticipato di un paio di secoli dai due fratelli Gaspare e Giovanni Bauhin. Cosí come era stata parzialmente anticipata, sempre di un paio di secoli e da Corrado Gesner, l´organizzazione abbozzata da Linneo, e poi divenuta classica, delle forme viventi in «domini, regni, fila, classi, ordini, famiglie, generi, specie, sottospecie e razze». A prima vista si trattava di un´altra sospetta lista di categorie, ma questa volta il principio ispiratore era quello giusto: non più una classificazione basata su caratteri apparenti, come nel duecentesco trattato Sugli animali di Alberto Magno, che distingueva alla maniera cinese «quelli che camminano, che volano, che nuotano e che strisciano», bensí una classificazione ad albero genetico che oggi riconosciamo come basata sulla storia evolutiva.
Naturalmente non la vedeva cosí Linneo, che era un creazionista e credeva che le specie principali fossero uscite dalle mani di Dio come Venere dalla spuma del mare, fatte e finite una volta per tutte. D´altronde la sua metafisica era ancora biblica, visto che egli descriveva se stesso come un secondo Adamo e il proprio lavoro col motto: Deus creavit, Linnaeus disposuit. Dio creò, Linneo dispose. Non a caso, sulla copertina del Sistema della natura, il capolavoro che passò gradualmente dalle undici pagine della prima edizione del 1735 alla classificazione di 4.400 specie animali e 7.700 vegetali della decima del 1758, era raffigurato un uomo che nel Giardino dell´Eden assegna i nomi alle creature.
Ciò nonostante, Linneo non era completamente fissista: riconosceva, ad esempio, che per ibridazione e acclimatazione possono nascere nuove specie, a partire da quelle create direttamente da Dio. Quanto all´uomo, lo collocò non al sommo del creato ma tra le scimmie antropomorfe, attirandosi di conseguenza scontate accuse di «empietà» da parte dell´arcivescovo di Uppsala, com´è il prevedibile e immutabile destino di chiunque osi sfidare scientificamente la superstizione religiosa. Un destino che Linneo affrontò coscientemente, attestando in una lettera del 1747 che «chiamare l´uomo scimmia, o la scimmia uomo, irrita i teologi, ma va fatto perché così ordina la scienza».
Oggi i teologi sono rimasti fermi a quell´irritazione, ma la scienza è andata molto avanti sulla via indicata da Linneo, di una classificazione gerarchica della vita basata su caratteristiche osservabili degli organismi. Anzitutto, sostituendo il suo creazionismo con l´evoluzionismo, che Darwin arrivò a formulare solo dopo aver studiato a fondo la sua classificazione. E poi, passando dalle sue osservabili macroscopiche, quali gli stami e i pistilli per una classificazione di tipo «sessuale» delle piante, ad analisi microscopiche basate sulla struttura del Dna. Su queste basi gli scienziati stanno oggi ricostruendo il vero Albero della Vita, riscrivendo il vero Genesi e scoprendone il vero Autore, all´insegna del motto coniato da Spinoza e condiviso da Einstein: Deus, sive Natura, Dio, cioè la Natura.

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