mercoledì 14 maggio 2008

la percezione è un atto creativo

Corriere della sera 14.6.07
Era nato a Berlino 102 anni fa. Spiegò che la percezione è un atto creativo
Addio a Rudolf Arnheim, lo psicologo dell'arte
di Pierluigi Panza

Nel suo più celebre libro, Arte e percezione visiva del 1954, Rudolf Arnheim mostrò come il vedere fosse un atto creativo e come il giudizio visivo e la comprensione intellettuale del mondo dell'arte fossero tutt'uno con l'atto stesso del percepire. Con questa intuizione rivoluzionò la critica e la teoria dell'arte più ancora che la psicologia e, per un paio di decenni (anche con l'affermarsi dello Strutturalismo), il suo pensiero divenne il fulcro delle interpretazioni di quadri e facciate d'architettura. Rudolf Arnheim è morto il 9 giugno nella sua casa di Ann Arbor, in Michigan, all'invidiabile età di 102 anni. Ne ha dato notizia la sua famiglia ieri al «Washington Post».
Arnheim era nato a Berlino il 15 luglio del 1904, dove si era laureato in psicologia sperimentale con i fondatori della scuola della Gestalt (disciplina che studia il rapporto tra immagine e percezione) Max Wertheimer, Wolfgang Kohler e Kurt Lewin. Dai suoi esperimenti sulla percezione nacque nel 1932 il suo primo libro, Film come arte. Con l'avvento del nazismo (era di famiglia ebrea) si trasferì a Roma; quindi, nel 1938 (con la promulgazione delle leggi razziali), si rifugiò a Londra dove lavorò anche per la BBC e da qui, nel 1940, emigrò negli Stati Uniti, dove ha vissuto per tutto il resto della sua vita. Qui ha lavorato per le fondazioni Rockefeller e Guggenheim e ha insegnato alla Columbia di New York, poi ad Harward e quindi, dal 1974, all'Università del Michigan prima di ritirarsi definitivamente.
Nel '54 pubblicò Arte e percezione visiva (tradotto da Feltrinelli nel 1962) dove stabilì che il vedere era un atto creativo e il giudicare dipendeva dal ruolo che il vissuto svolgeva attivamente nel campo della percezione. Opponendosi al formalismo critico, riportando — con la costante esemplificazione di opere di pittura, scultura e architettura — la forma al significato e al contenuto, mostrò come si potessero cogliere i significati delle opere d'arte approfondendo il rapporto tra biografia e forma, spazio, luce, colore, movimento attraverso il tramite della percezione. Lo «psicologo» divenne così «critico d'arte» e operando una saldatura tra le tesi di Arnheim e quelle della psicologia junghiana e dell'iconologia (e di Erwin Panofsky per quanto riguarda l'architettura) si diedero vita a studi che mostrarono come le scelte dei colori e delle forme nei pittori dipendevano da modalità psicologiche e percettive (ricerche che vennero da altri, specie su Van Gogh) e come anche la interpretazioni critiche fossero condizionata dalle modalità percettive del singolo individuo. Si giunse così a spiegare interi quadri come «Sant'Anna, la Madonna, il Bambino e San Giovannino» con la duplice presenza femminile materna negli anni infantili di Leonardo. Nelle università di tutto il mondo vennero allora attivate cattedre di Psicologia della percezione, molte delle quali sono andate via via sparendo.
Negli anni successivi Arnheim studiò la pittura di Picasso (Guernica. Genesi di un dipinto, del 1962) e nel 1969 diede alle stampe un altro importante studio teorico intitolato Il pensiero visivo.
Arnheim si può considerare uno dei teorici della cultura visiva, specie negli aspetti legati alla creazione e ricezione artistica, temi oggi ripresi da Hans Robert Jauss. Nel 2004, in occasione dei suoi 100 anni — e dei 50 anni del suo libro più famoso —, ad Arnheim vennero dedicate alcune celebrazioni in Europa e negli Stati Uniti.

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