mercoledì 14 maggio 2008

«Il Barbarossa un precursore del moderno»

Liberazione 17.5.07
Parla Giovanni Leghissa docente di filosofia
«Il Barbarossa un precursore del moderno»
di Tonino Bucci

Stavolta i nemici non sono soltanto i laici del nostro tempo. E neppure l'Illuminismo è il solo imputato trascinato sul banco degli accusati. Siamo al di là degli strali contro atei e marxisti. La mira della Chiesa - alla quale non difetta la capacità di usare la storia - punta molto più lontano, a ritroso nel passato. Il segretario generale della Cei, monsignore Giuseppe Betori, se l'è presa nientemeno con Federico Barbarossa, il primo ad aver osato sfidare con le sue "orde barbariche" il primato del potere spirituale. «E' una crociata per la Chiesa, direi tutta italiana perché queste cose non succedono nel resto d'Europa», dice Giovanni Leghissa, docente di filosofia della scienza presso alla facoltà di scienze della formazione dell'università di Udine.
Perché proprio Barbarossa?
Lo conosciamo tutti, lo studiamo a scuola. Lo vediamo come il nostro nemico. Alberto da Giussano che combatte contro di lui frutta ancora oggi il cinque per cento alla Lega. E' un uso interessante della storia. Per la Chiesa è una battaglia epocale e qui possiamo smascherarla. Tirare in ballo il Barbarossa significa andare alle radici di quel pensiero moderno - anche se siamo ancora nel Medioevo - che pone l'autonomia del politico rispetto alla sovranità del teologico.
E' un attentato contro le radici dello Stato moderno?
Certo, questo è il punto. Qui la Chiesa smaschera le sue vere intenzioni. Non ne va solo della vita delle persone e della possibilità di imporre il proprio modello etico allo Stato. Qui si ritira fuori il vecchio progetto missionario di cristianizzare l'Europa.
Ma cosa c'entra Barbarossa con l'ossessione del relativismo?
Non è un caso che si mescoli la questione del relativismo. Siccome la modernità, dal punto di vista della Chiesa, ha mostrato il suo vero volto nichilista e relativista, allora arriva la religione a riempire quel vuoto di valori che la tradizione illuminista non è riuscita a colmare. Solo che il relativismo è un'invenzione. Nessuna posizione etica e morale è relativista. Se considero la ragione x quale motivazione della mia condotta morale presuppongo di poterla argomentare. E gli argomenti sono universalizzabili. Nessun filosofo o semplicememte nessuna persona ragionevole può essere mai relativista. Significherebbe dire che la mia idea è uguale alla tua. Nessuno dirà delle proprie motivazioni morali che sono equivalenti a tutte le altre.
E' falso che il pensiero razionale non abbia valori. La differenza dalla religione è che li fonda attraverso il ragionamento e non per ricorso a un'autorità. O no?
Nella prospettiva moderna ognuno di noi è portatore per principio di valori morali autonomi che devono essere confrontati con quelli degli altri. Poi vince la motivazione più ragionevole. Il filosofo Donald Davidson lo ha chiamato principio di carità. Significa che do comunque un credito al mio interlocutore, parto dal presupposto che possa avere anche lui delle buone ragioni. La Chiesa invece parte dal presupposto che gli altri - cioè noi laici - siano portatori per definizione di valori insufficienti in quanto infondati. Ma questo non è un male. E' costitutiva l'infondatezza dell'autonomia morale moderna. L'individuo è dotato di ragione finita e può aspirare a un certo grado di universalità nei suoi argomenti anche se non c'è fondazione. Noi scegliamo, ad esempio, un regime democratico invece di uno dittatoriale perché stiamo meglio,non perché ci sia una ragione ultima.
Ma questo non significa che tutte le scelte siano fra loro equivalenti...
Certo che no. Alcune possono essere irragionevoli. La Chiesa obietta alla ragione laica d'essere una ragione assolutista, onnipotente e totalitaria. Ma noi laici difendiamo non la ragione, bensì la ragionevolezza delle ragioni dei singoli.
Barbarossa è ricordato come il nemico della nazione. E se invece fosse il contrario? Lui e Federico II hanno rappresentato un'occasione mancata per l'Italia d'avere uno Stato e una cultura nazionali in senso moderno. Invece ha vinto la Chiesa e l'Italia ha dovuto aspettare secoli per diventare nazione. La convince?
Assolutamente. I Comuni ghibellini sono il focolaio dell'unità nazionale, in senso culturali. E' lì che nasce lo spirito italiano. Non è un caso che a scuola studiamo Dante. Lui, in fondo, stava dalla parte di Barbarossa. La teoria dei due Soli nel De Monarchia prende spunto da Federico II.
E nella "Divina Commedia" assolve anche l'intellettuale alla corte di Federico II, Pier delle Vigne...
Da lì nasce tutto il problema: che il sovrano sia altrettanto legittimo quanto il Papa quale fonte della giustizia. L'ortodossia cattolica ha sempre respinto questa tesi malgrado alcune eccezioni come Marsilio da Padova e Ockham

Nessun commento: