mercoledì 14 maggio 2008

Dürer, maestro disprezzato ma copiato da tutti

Corriere della Sera 7.5.07
Mentre una mostra lo propone come modello di Caravaggio, è nuova polemica sui prestiti
Dürer, maestro disprezzato ma copiato da tutti
di Pierluigi Panza

Sgarbi: «Ora gli Uffizi sono senza suoi quadri». I curatori: «Caso eccezionale»

Nell'arte, la cosiddetta ispirazione raramente nasce dal nulla come pensavano gli idealisti. Più spesso, come sostenuto in una prospettiva ermeneutica da Harold Bloom, un'opera nasce dal travisamento e dalla ritematizzazione dell'opera di un maestro precedente. La mostra in corso alle scuderie del Quirinale a Roma «Dürer e l'Italia» (aperta sino al 10 giugno, catalogo Electa a cura di Kristina Herrmann Fiore) consente una puntuale verifica di questo assunto, mostrando l'influenza esercitata da Dürer su alcuni pittori italiani. Il maestro di Norimberga, infatti, dapprima prese molto dal paesaggio e dalla pittura del Belpaese a partire dal suo Reise nach Italien del 1494, ma poi seppe restituire visto che diversi nostri pittori reinterpretarono o citarono soggetti di alcune sue incisioni.
La mostra - A lungo condizionati dal giudizio negativo del Vasari sul pittore di Norimberga, questo aspetto, già emerso negli studi di Günter Schweickhart, è ora sostenuto dalla curatrice Herrmann Fiore: «La quantità delle ispirazioni dureriane nell'arte italiana è tale — afferma — che si potrebbe immaginare un corpus illustrato con molte centinaia di casi. Basti accennare a Raffaello, Sodoma, Palma il Vecchio, Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese…».
Accenniamo a tre casi emblematici. Il primo saggio pittorico di Caravaggio dopo aver lasciato la bottega del Cavalier d'Arpino, l'Autoritratto in veste di Bacco (1593) della Galleria Borghese, secondo la Fiore (sulla traccia di una considerazione di Maurizio Calvesi) è esemplato proprio sull'incisione intitolata Cristo deriso (Uffizi) realizzata da Dürer nel 1511. Testa, postura, posizione su una lastra di marmo e inclinazione della schiena fanno sembrare le due figure come viste allo specchio.
Homo deriso, del resto, si sentiva Caravaggio in quel momento della sua vita. Secondo la Fiore, «Caravaggio ha tenuto presente la xilografia di Dürer nel concepire la sua composizione».
Il secondo caso è quello del San Girolamo nello studio con due angeli (1617) di Bartolomeo Cavarozzi, il quale cita esplicitamente in un libro aperto alla sinistra del santo un'incisione di Dürer, la Madonna con il bambino seduta presso un muro del 1514. Del resto, scrive Marieke von Bernstorff nel catalogo: «La traduzione della Bibbia del santo e la rappresentazione grafica di Dürer perseguono lo stesso fine: la diffusione della parola di Dio».
Un ultimo esempio può essere quello fornito dal dipinto di Giovanni Maria Morandi Ritratto di Federico Zuccari del 1695. In questa tela, il teorico delle arti Zuccari (scrisse «L'idea de' Pittori, Scultori, ed Architetti» nel 1607) tiene in mano con la sinistra una tavola della simmetria dei corpi mani con figure non esemplare da Vitruvio bensì da una tavola del testo «Della simmetria dei corpi umani» scritto e pubblicato da Dürer nel 1528 e successivamente tradotto in latino (1532) e in italiano (1591).
Elogiata quindi la tesi dell'esposizione, passiamo a un aspetto, di ordine generale, che resta anche in questo caso controverso. Ovvero quello dei prestiti.
I prestiti - Mentre la commissione istituita dal ministro Rutelli è all'opera per stabilire i criteri generali ai quali i musei si devono attenere nel valutare il prestito di un quadro per una mostra, e aggiunto che non si potrà prescindere dal valutare «caso per caso», anche questa rassegna fa discutere intorno alla provenienza delle opere. Antonio Paolucci, presidente della Commissione Scientifica delle Scuderie del Quirinale, era tra gli esperti che si espressero con perplessità all'atto del prestito dell'Annunciazione di Leonardo dagli Uffizi a Tokio anche perché, tra gli altri motivi, «si privavano i visitatori degli Uffizi di vedere opere importanti». Ora, rilancia la polemica Vittorio Sgarbi, «i visitatori tedeschi che nei giorni scorsi hanno invaso gli Uffizi quanti Dürer hanno potuto vedere?». Risposta: «Nessuno». In effetti nella mostra, che è stata realizzata dal Polo Museale Romano con quello Fiorentino, una sessantina di opere provengono dagli Uffizi.
Certo, molte sono incisioni che provengono dal Gabinetto delle stampe; tuttavia il museo fiorentino ha prestato «tutte le opere di Dürer in suo possesso»: spogliare gli Uffizi di un Leonardo fa gridare allo scandalo, si può, invece, privarlo completamente di Dürer?
Alcune risposte a questa obiezione sono scontate: la scientificità della mostra, il fatto che il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi ospita in questo stesso periodo un'esposizione di Dürer che fa da complemento alla rassegna del Quirinale, il fatto che le opere saranno state giudicate trasportabili e in buone condizioni e che il viaggio era corto (ma questo vale anche in senso contrario: se la sede è vicina si vadano a vedere le opere lì). I curatori, nella presentazione, scrivono che quello degli Uffizi è un prestito «in via del tutto eccezionale». Ma in Italia l'eccezione diventa spesso regola.
L'idea che spogliare un museo di opere famose sia inopportuno ha trovato in politica un consenso bipartisan anche questa settimana. Alla decisione del ministro per i Beni Culturali di non prestare La primavera di Botticelli a Tokio ha fatto riscontro l'apprezzamento del senatore di Forza Italia, Paolo Amato (Commissione cultura), perché «si tratta dell'opera principale del fondo della Galleria degli Uffizi». Ma L'Adorazione dei Magi di Dürer è un'opera secondaria?
E c'è un ultimo caso. Qualcuno ha registrato proteste a Londra (National Gallery) o in Olanda perché in questi giorni è in mostra a Modena («piccola città», come cantava il suo Francesco Guccini, non Tokio), per la prima volta in Italia, la Ragazza con la spinetta di Vermeer? Bravi a Modena, che hanno ottenuto l'opera in cambio del prestito del Ritratto di Francesco I della Galleria Estense. Ma non vale anche per noi quel che vogliamo far valere per gli altri?

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