martedì 29 aprile 2008

riemerge la storia di Selinunte

SICILIA - riemerge la storia di Selinunte
LAURA NOBILE
SABATO, 09 GIUGNO 2007 LA REPUBBLICA - Palermo

Nel grande santuario urbano dell´acropoli di Selinunte, torna alla luce un pezzo di storia della città finora rimasto inedito. Una nuova stratigrafia che evidenzia le diverse fasi di vita del sito, dalla preistoria alla tarda età classica, e, con molta probabilità, anche un altro tempio ancora interrato.
A scoprirla è stata la missione del professore Clemente Marconi, condotta per conto dell´Institute of Fine arts della New York University, in convenzione col servizio archeologico della Soprintendenza di Trapani. Marconi, considerato il più importante esperto delle sculture dei templi selinuntini, poco meno di un mese fa è tornato sull´acropoli di Selinunte con un team di dieci studiosi, per intraprendervi un nuovo rilievo nell´area tra i templi B e C, ma anche una campagna di scavi che già dopo tre settimane fornisce importanti risposte scientifiche. «In quest´area non si scavava più dagli anni Venti - racconta Marconi - forse perché si pensava che non ci fosse più nulla da scoprire. E invece lo scavo ha riportato alla luce una stratigrafia archeologica conservata miracolosamente intatta, e mai scavata prima». A occhio nudo, appare come una voragine profonda due metri e mezzo, pazientemente scavata solo con la trowl, un piccolo strumento inglese simile alla cazzuola. «Qui tra la sabbia, la terra e la calcarenite ci sono, idealmente, le linee della storia - spiega Marconi - l´età ellenistica, tardo classica e quella arcaica: quest´ultima ha restituito una grande quantità di materiali ceramici, soprattutto ceramica corinzia decorata, e una kotule quasi integra particolarmente fine. La ceramica, insieme alle schegge di blocchi di colore rinvenuti all´esterno, ci consentirà di datare in modo più preciso il tempio B».
Finora, infatti, la datazione oscillava di un secolo, tra il 350 e il 250 avanti Cristo. «Ora possiamo restringere notevolmente quest´arco di tempo e proporre la datazione al 330 avanti Cristo». Via che si scende verso il fondo cambia il colore delle pareti dello scavo, fino alle fasi protostorica e preistorica. Negli ultimi strati considerati «sterili», quasi a contatto col banco di roccia, è stata ritrovata una lama di ossidiana che testimonia la presenza dell´uomo.
E nello strato d´età classica, l´archeologo ha trovato qualcosa di molto più importante: un grande frammento di scultura in marmo pario dello stesso tipo usato nelle statue acrolitiche (marmo più calcarenite o legno) dei santuari. «È troppo presto per dire di cosa si tratta - dice Marconi - sembra un arto, un piede o una mano, ma potrebbe anche trattarsi della figura di un animale. Di certo presenta i fori di un perno e i solchi lasciati dall´uso del trapano».
Le sorprese non sono finite. Perché l´esame delle fondazioni evidenzia la presenza, sotto la scalinata sotto il tempio B, di una struttura più antica: ci sono blocchi delle stesse dimensioni che forse appartengono a un tempio preesistente o un altare di età arcaica.
Le unità stratigrafiche sono custodite sotto le fondazioni di questo piccolo tempio, un´area sacra che finora aveva celato gelosamente i suoi segreti. «Il tempio B era uno dei più piccoli dell´acropoli ma anche uno dei più importanti luoghi di culto eretti in Sicilia in età tardo classica. Eppure l´ultimo scavo era stato fatto nel 1870: ora la sua fisionomia riappare poco per volta».

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