lunedì 14 aprile 2008

I ghiacci si sciolgono, affiorano gli antenati

I ghiacci si sciolgono, affiorano gli antenati
CINZIA DAL MASO
LUNEDÌ, 14 APRILE 2008, la repubblica

Il lavoro degli scienziati

Dalla preistoria abiti, scarpe, oggetti di vita quotidiana. Una task force per salvarli

Sulle Alpi si mobilitano antropologi e archeologi a caccia di tesori
I reperti non più protetti dal permafrost possono deperire rapidamente

ROMA - È allarme rosso per i ghiacciai delle Alpi. Allarme culturale oltre che climatico. E infatti a lanciarlo oggi non sono i geologi ma gli archeologi, che temono per la sorte di quanto i nostri antenati hanno costruito e lasciato nei millenni sui valichi alpini. Conservato per millenni dai ghiacci, ora rischia di svanire al sole. Proprio come ha rischiato Oetzi, la famosissima mummia preistorica trovata per caso nel 1991 da due turisti nel ghiacciaio del Similaun. Qualche giorno dopo sarebbe stato troppo tardi. Il suo corpo, i vestiti, gli attrezzi, le armi - tutti beni deperibili - si sarebbero danneggiati irreparabilmente.
E comunque neppure Oetzi ha avuto sorte felicissima: è stato rimosso e maneggiato più volte prima che si comprendesse la sua importanza. Sicuramente anche di Oetzi abbiamo perduto molto. E gli archeologi non vogliono rischiare di smarrire altre testimonianze sulla storia dei nostri monti. Altri oggetti preziosi che solo il ghiaccio d´alta quota ha conservato, mentre altrove sono svaniti. Adesso che i ghiacciai si sciolgono a ritmo forsennato, il pericolo è grande. Per questo hanno chiamato a convegno, da giovedì prossimo a Pejo, tutti coloro che possono contribuire ad affrontare al meglio l´emergenza. Archeologi e storici, antropologi e restauratori, alpinisti e forze dell´ordine.
L´idea è della Soprintendenza archeologica di Trento e del Parco nazionale dello Stelvio. Proporranno di creare una task force capace di intervenire con celerità e competenza a ogni segnalazione di alpinista o gestore di rifugio. "Progettare l´emergenza" è il titolo della relazione dell´archeologo trentino Franco Nicolis. «Dobbiamo essere preparati a intervenire come nelle calamità pubbliche», spiega. «E col metodo giusto, analizzando e documentando da subito il ritrovamento nel suo contesto. Un oggetto avulso dal proprio contesto perde il 90% della sua importanza storica».
Alpinisti e raccoglitori di cimeli della Grande Guerra sono avvertiti. Ogni gavetta, bossolo o baionetta che raccolgono rischia di annullare la possibilità di ricostruire le circostanze di una battaglia o la logistica di una postazione. Senza contare che, parlando di Grande Guerra, si parla in realtà dei nostri nonni. Storia per noi ancora viva che ci tocca in prima persona. Bisogna avere rispetto, oltre che cura e competenza nel recupero. Da tempo gruppi di antropologi forensi lavorano per dare un nome e le dovute onoranze a ogni vittima di guerra recuperata.
Tra i monti però non si fece solo guerra, e Oetzi dimostra che anche le cime più alte delle Alpi furono frequentate sin dalla preistoria. Per pascoli e commerci. Ma riconoscere le testimonianze più antiche non è facile. Quelli che paiono semplici legnetti possono essere frecce dell´età del bronzo, com´è accaduto allo Schnidejoch nelle Alpi Bernesi. Dove si sono trovati anche faretre, punte di freccia, abiti, scarpe. Allora un turista, guardando la notizia delle scoperte in tv, decise di mostrare agli archeologi un bastone che aveva raccolto giorni prima nello stesso luogo: era un arco preistorico. E in quello stesso frequentatissimo passo sono venuti alla luce negli ultimi anni oggetti e abiti preistorici, romani (persino una casa presso il passo) e medievali. Mentre il ghiacciaio di Vedrette di Ries (Bolzano) ha restituito abiti dell´età del ferro. E il colle Vioz (Trento) una punta di lancia medievale.
Sono tutte scoperte molto utili anche per geologi e climatologi, perché rivelano quali furono le epoche più calde del pianeta in cui l´uomo poté frequentare luoghi altrimenti proibitivi. E servono dunque a ricostruire l´evoluzione passata dei ghiacciai che a sua volta aiuta a prevedere gli sviluppi futuri. Studi che l´archeologo Espen Finnstad persegue da tempo in quel di Oppland (Norvegia) col progetto "out of ice". E mesi fa si è fatto conoscere in tutto il mondo con la scoperta di una scarpa di 3.400 anni. Ancora perfetta.

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