mercoledì 23 aprile 2008

Cerveteri, il miracolo di due tombe intatte

Cerveteri, il miracolo di due tombe intatte
Paolo Fallai
Corriere della Sera, 22 settembre 2007

Archeologia. Un ritrovamento straordinario ai margini della piazza Sacra: giovedì prossimo l'inaugurazione dell'area

Corredi funerari, vasi e specchi bronzei: la Necropoli è ancora più ricca
Non è solo un'area sacra da oltre tremila anni: Cerveteri è veramente il luogo dei miracoli. L'ultima testimonianza è la scoperta di due tombe completamente intatte ai margini della piazza sacra, scavata con passione di fianco alla Tomba delle Cinque Sedie. Un ritrovamento straordinario in un'area che non ha uguali in tutta l'Etruria. Siamo a quaranta chilometri da Roma, nel pianoro della Banditacela, do ve si trova la più estesa (circa 150 ettari) tra le Necropoli Ceretane. Qui si trovano testimonianze di tutto il millennio etrusco, dal periodo villanoviano al secondo secolo.
Protagonista di questo ritrovamento il Gruppo Archeologico Romano che dal 2003, grazie ad una convenzione stipulata con la Soprintendenza archeologica, ha trasformato l'area della Tomba delle Cinque Sedie da un'ipotesi di ricerca, in un sito eccezionale, metà tomba, metà, tempio, tra i più importanti di tutta la Necropoli. Ci vuole passione, determinazione e competenza per scavare, esaminare e portare via 400 camion di terra, dopo averla attentamente vagliata. Il risultato è una catena di ritrovamenti.
Prima di tutto la splendida grande piazza riservata alle cerimonie sacre, trovata cinque metri al di sotto dell'attuale livello stradale, con due scale etrusche scavate nel tufo e ancora in ottimo stato di conservazione: sull'area si aprono 11 tombe, tra cui 9 tra «a camera» e «a fossa» e due di bambini.
Il racconto di Vittoria Carulli, presidente del Gruppo Archeologico Romano, sezione di Cerveteri, restituisce l'emozione dell'ultima scoperta: «Abbiamo ritrovato due tombe completamente intatte, sfuggite, miracolosamente, ai clandestini, con integri 1 due corredi funerari con trenta pezzi fra i quali spicca una oìkonoe con sopra dipinti dei fiori di loto ed una danzatrice dipinta di bianco. Sono stati recuperati anche due specchi bronzei di cui uno, magnifico, inciso, cosa piuttosto rara, con il mito di Leda ed il Cigno. È stato ritrovato anche un vaso panatenaico a figure nere del VI secolo con dipinti due atleti in corsa con alle loro spalle un uomo seduto, forse un giudice, ed un altro in atto di premiarli all'arrivo».
«Nei corredi - prosegue il racconto di Vittoria Carulli - anche molti vasetti dipinti con civette (qualcuno era particolarmente dedito a Minerva) e palmette laterali. Abbiamo trovato anche 35 cippi funerari. Come è noto quelli a colonna (falli) distinguevano gli uomini, quelli a casetta le donne, di cui uno a casetta lungo ben metri 1,07 tra i più grandi di tutta l'Etruria e con una strana peculiarità: il tetto a pagoda. Fra l'altro vanno segnalate anche due lapis manalis con ancora infissi, quindi mai rimossi, i due cippi. Le lapis manalis sono quei tufi squadrati con sopra sulla parte superiore al centro scavato un alveo, nel quale gli etruschi ponevano a tappo questa sorta di pietra ovoidale. Il giorno dei defunti toglievano il sasso affinchè si liberasse l'anima del morto per averlo accanto durante tutto lo svolgersi della giornata, alla fine rimettevano il "sasso" in sede. Su questa usanza etrusca i romani "motteggiavano" molto. Sono state ritrovate anche molte ossa e molte dentature nelle quali si vedono, benissimo, pure le varie carie».
La Tomba delle Cinque Sedie fu scoperta nel 1866 dal Castellani, una ricca famiglia di orafi. È situata ai margini occidentali del pianoro della Banditacela e risale alla seconda metà del VII secolo a.C. (650 - 625 a.C). Costituito da tre camere e dromos di accesso scavati nel tufo, il Sepolcro prende il nome dai cinque tronetti, scolpiti in sequenza nella parete sinistra di una camera laterale.
La grande piazza sacra - sottolinea ancora Vittoria Carulli - «sia per la sua ampiezza, sia per la sua peculiarità architettonica e per la voluta scenografia, non ha attualmente alcun riscontro di questa portata nei luoghi etruschi finora esplorati». L'area sarà aperta ufficialmente il prossimo 27 settembre con un concerto.

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