martedì 19 febbraio 2008

Rutelli parte da Wojtyla e dalle cinquanta chiese

il Riformista 19.2.08
Sindaco. Avvia la campagna citando Giovanni Paolo II
Rutelli parte da Wojtyla e dalle cinquanta chiese
di Paolo Rodari

La citazione di Wojtyla non è casuale. Rutelli, ieri, nell'annunciare ufficialmente la decisione di candidarsi - per la seconda volta - a sindaco di Roma, ha chiuso il suo intervento con l'ormai storica frase che Giovanni Paolo II pronunciò il 26 febbraio del 2004 durante l'udienza ai parroci romani: «Buon lavoro. Mi verrebbe da dire "damose da fa"». Una frase scherzosa, certo, ma che a suo modo testimonia come Rutelli si consideri, e probabilmente sia, un candidato per così dire ecumenico, che, almeno sulla carta, può correre senza rivali in grado di impensierirlo. E quindi anche con il consenso, implicito, di un'istituzione che nella capitale conta più che in ogni altra parte del mondo, anche in termini di voti. Stiamo parlando ovviamente del Vaticano e del vicariato di Roma: 338 parrocchie, diverse centinaia di sacerdoti e di suore, i seminari, gli ordini religiosi, la rete delle associazioni legate alla diocesi.
Rutelli, anche nelle scorse settimane, non ha mancato di sondare il terreno oltre le sacre mura. Tutto è iniziato (ma sarebbe più giusto dire: è ricominciato) lo scorso 1° febbraio quando si è recato nella basilica di San Giovanni in Laterano per i quarant'anni della comunità di Sant'Egidio. Da qui, rinnovata l'amicizia antica e consolidata con uno tra i movimenti ecclesiali più attivi e radicati nella capitale, ha dato il via a un tour di due settimane per verificare quanto fosse ancora saldo il suo rapporto con la città che conta, Chiesa naturalmente inclusa. Partendo da un rapporto di stima e di fiducia di lunga data, quello con il segretario di Stato vaticano Tarciso Bertone. Un rapporto che nel tempo Rutelli ha badato bene a tener vivo: incontri, contatti telefonici, e anche un viaggio in elicottero, quando (era il 17 giugno) fu proprio il vicepremier ad accompagnare Bertone ad Assisi, dove il Papa si era recato per una visita pastorale di un giorno.
Sposato in chiesa con Barbara Palombelli dall'ex prefetto delle Chiese Orientali, il cardinale Achille Silvestrini, e considerato affidabile sui temi considerati "non negoziabili" dalla Chiesa (un'affidabilità guadagnata sul campo anche con l'appoggio pubblico alla scelta astensionista nel referendum sulla fecondazione assistita caldeggiata dal cardinal Ruini), Rutelli può mettere sul piatto della sua candidatura anche le cinquanta nuove chiese costruite durante il suo primo mandato di sindaco della capitale negli anni Novanta. Non c'è dubbio che anche adesso, in questa fase di campagna elettorale, il Vaticano continui a considerare il radicale di un tempo come un interlocutore importante, e anche come un possibile alleato, per stoppare eventuali iniziative del governo uscente sulle questioni eticamente sensibili, a cominciare dall'improbabile, ma pur sempre possibile, licenziamento delle nuove linee guida sulla fecondazione artificiale.
Insomma, un curriculum importante, quello di Rutelli, al quale nessuno sembra in grado di contrapporre qualcosa di altrettanto significativo. O meglio, uno ci sarebbe: Giuliano Ferrara. Nei sacri palazzi nessuno si sbilancia, ma l'impressione è che il direttore del Foglio , se davvero decidesse di entrare in campo nella contesa per il Campidoglio, potrebbe dare del filo da torcere a Rutelli. Anche perché, se i rapporti con il Vaticano e il vicariato di Roma di Rutelli sono storicamente maggiori, non c'è dubbio che Ferrara abbia riguadagnato negli ultimi anni parecchio terreno, e che a lui guardi con più simpatia una parte consistente delle parrocchie e dei sacerdoti. Non è un caso, infatti, che Ferrara abbia fatto il pieno nei teatri della capitale quando ha presentato, anche con esponenti della curia romana, il libro di Ratzinger dedicato a Gesù. E non c'è ovviamente dubbio che la campagna per la moratoria sull'aborto, che pure ha incontrato consensi anche in una parte del mondo laico, è una battaglia che scalda in primo luogo i cuori di settori consistenti di un mondo cattolico che può vedere in lui il paladino della difesa di quei valori non negoziabili per la quale papa Ratzinger si spende senza riserve sin dall'inizio del suo pontificato.
Da un paio di mesi, tra l'altro, si segnala un'attenzione assai alta a questi temi anche da parte di due media vaticani che storicamente preferivano dedicarsi di più alla vita e alla missione della Chiesa che ad analisi e interventi diretti sulle questioni più rilevanti nel dibattito pubblico, l'Osservatore Romano di Gian Maria Vian e l'agenzia Fides di Luca De Mata. Quest'ultima ha recentemente deciso il raddoppio dei lanci, dedicando giornalmente diverse notizie al mondo di internet e, in questo mondo, a quei siti che difendono senza mediazione la vita dal concepimento alla sua fine naturale.

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