lunedì 21 gennaio 2008

L'interpretazione della Cappella degli Scrovegni di Giuliano Pisani rivela un «segreto», Giotto conosceva la teoria della visione

Corriere della Sera 21.1.08
L'interpretazione della Cappella degli Scrovegni di Giuliano Pisani rivela un «segreto», Giotto conosceva la teoria della visione
di Arturo Carlo Quintavalle

Lo aveva scritto Roberto Longhi in un saggio rimasto famoso, Giotto spazioso, e lo confermano altri studiosi: Giotto è il pittore che reinventa lo spazio dentro la pittura; e Assisi, ma soprattutto la cappella padovana, sono i luoghi dove questa ricerca si fa più evidente. Ora una scoperta, che si deve a Giuliano Pisani, sembra poter stabilire ancora qualcosa di più su questo tema: fissare la consapevole esperienza di Giotto delle più avanzate teorie della visione. Giotto conosceva le rappresentazioni dello spazio gotico sperimentate dalla scultura in Francia e aveva fatto attente ricerche sugli spazi di cicli affrescati fra IV e VI secolo nelle basiliche paleocristiane di Roma.
Ma torniamo a Padova: cosa raccontano, dall'alto al basso, i riquadri affrescati sulle pareti della cappella? Dall'alto le storie di Gioacchino ed Anna, di fronte storie di Maria, quindi quelle della infanzia e della vita pubblica di Cristo; sotto ancora le storie della Passione, Morte e Resurrezione del Cristo. Nel basamento, intervallate da lastre a finto marmo, le Virtù ed i Vizi. Sull'arco di trionfo verso l'abside ecco l'Annunciazione e, in alto, l'Eterno fra angeli. Nella parete d'ingresso, invece, Giotto dipinge il Giudizio Universale con dannati, beati e al culmine gli angeli che arrotolano i cieli alla fine dei tempi.
Questa è la macchina narrativa nel suo insieme; ma proprio qui le zone basse sembrano suggerire un particolare insegnamento: le figure affrontate sui due lati della cappella rappresentano nell'ordine Prudenza, Forza, Temperanza, Giustizia seguite da Fede Carità, Speranza. Di fronte stanno i vizi: Stoltezza, Incostanza, Ira, Ingiustizia, Infedeltà, Invidia, Disperazione. Le figure dipinte sembrano evocare le statue ai lati dei fori del mondo antico e suggeriscono una contrapposizione fra le virtù, che il fedele deve praticare, e i vizi, che deve aborrire. È in questo sistema di finte sculture monocrome che si inserisce l'archivolto sulla porta di uscita verso il palazzo. All'estremità di un tralcio all'antica vediamo due clipei, due tondi con figure: alla destra un uomo con bastone nodoso sulla spalla, corpetto di pelliccia, braccia nude; dal lato opposto una figura femminile vista di fronte che indica l'uomo con tre dita della mano destra. Essa reca in capo una corona e dagli occhi le escono due nodosi bastoni. La critica finora non ha saputo interpretare questo particolare.
Giuliano Pisani muove dalle teorie della visione dell'antichità per interpretarlo. I raggi partono dagli oggetti, suggerisce Platone nel Timeo; Euclide pensa a raggi visivi che si propagano dall'occhio alle cose e sondano gli oggetti, Alessandro di Afrodisia ritiene la vista un duplice cono e i raggi visivi come bastoni che sondano lo spazio. Questa spiegazione viene ripresa da Avicenna, mentre Alhazen teorizza che i raggi vanno dalle cose all'occhio. Dunque i due bastoni aperti a 180 gradi negli occhi della figura femminile sono i raggi visivi. Il senso dei due clipei fa comprendere l'ammaestramento che gli affreschi dell'intera cappella intendono offrire: prima della conoscenza del messaggio di Cristo l'umanità era selvaggia e cieca come l'uomo alla destra, adesso è la luce della conoscenza, i bastoni cioè i raggi del vedere spirituale che fanno comprendere il vero. Ma la conoscenza è quella della prospettiva; dunque Giotto conosce Avicenna e Alhazen, il modo di proporre lo spazio dai romani al paleocristiano, e le ricerche elaborate dal mondo arabo agli inizi del secolo XI.

La ricerca. Il ciclo padovano per il mercante Enrico
Giuliano Pisani, professore di lettere classiche a Padova, è uno studioso della Cappella padovana, capolavoro di Giotto che la affrescò tra il 1303 e il 1305 per il mercante Enrico Scrovegni, sulla quale ha tenuto un convegno nello scorso novembre al Collegio Morgagni. La ricerca illustrata nell'articolo qui sopra è stata pubblicata in questi giorni sul «Bollettino del museo civico» padovano (annata XCV).

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