giovedì 31 gennaio 2008

"La psicoanalisi addormenta le coscienze. Sprofondati nell'inconscio, ci dimentichiamo del mondo"

Corriere della sera, martedi, 18 maggio 1993
James Hillman, epigono i Jung, accusa: " la psicoanalisi addormenta le coscienze. sprofondati nell' inconscio, ci dimentichiamo del mondo "
ma e tutta colpa dello strizzacervelli

Chiaberge Riccardo
PSICHE e SOCIETÀ
James Hillman, epigono di Jung, accusa: "La psicoanalisi addormenta le coscienze. Sprofondati nell'inconscio, ci dimentichiamo del mondo"
Ma è tutta colpa dello strizzacervelli "Con la sua ossessione di adattare l'uomo al sistema, la terapia è diventata la fabbrica dei mediocri. Coccolati sul lettino di Freud gli occidentali abdicano al ruolo di cittadini, elaborano lutti e non vanno a votare"
Non bastavano l'effetto serra, il buco nell'ozono, Chernobyl, le maree nere e la distruzione dell'Amazzonia. Un'altra forma di inquinamento, più subdola ma non meno insidiosa, serpeggia nel mondo sviluppato: la psicoanalisi. La disciplina ideata da Sigmund Freud quasi un secolo fa per curare le nevrosi si è trasformata, nelle mani dei suoi epigoni, in una droga che narcotizza le coscienze e riduce gli individui allo stadio di bamboc ci inermi e conformisti. Ogni giorno, a New York come a Parigi o a Milano, migliaia di Woody Allen si stendono sul sofà del loro "strizzacervelli" di fiducia e passano qualche ora a rivangare i traumi della propria infanzia, a sezionare i rapporti co n genitori e coniugi, a "elaborare lutti" e a eliminare "rimozioni". Il tutto in cambio di parcelle milionarie. E intanto, sprofondati nel pozzo dell'inconscio, dimenticano il mondo, la politica, le guerre, i problemi della società in cui vi vono. Abdicano al proprio ruolo di cittadini. Insomma, per dirla tutta: se il pianeta va a rotoli, è anche per colpa della psicoanalisi. Non ce ne vogliano i signori analisti, queste accuse non le abbiamo inventate noi. Vengono da un loro collega, e non certo da un pivellino alle prime armi: trattasi di James Hillman, sessantasette anni, americano di Atlantic City, allievo e successore di Carl Gustav Jung, autore di lavori fondamentali come Saggio su Pan, Il mito dell'analisi, Il sogno e il mo ndo infero, Anima, La vana fuga dagli dei. Hillman non è mai stato tenero con la sua categoria. Ma questa volta ha davvero affondato la lama fino all'elsa: con l'aiuto del giornalista e scrittore Michael Ventura ha scritto un libro selvaggio e tras gressivo, un libro, come ci dice lui al telefono, che "passa col rosso". Già il titolo è tutto un programma: Cento anni di psicoterapia... e il mondo va sempre peggio. In Italia sta per uscire, a giorni, presso l'editore Garzanti. La forma è quella del dialogo platonico (con l'aggiunta di uno scambio epistolare): incalzato dal suo interlocutore, il grande junghiano demolisce a uno a uno riti, miti e inganni del grande business della psiche. La scena si apre sulle Pacific Palisades di Sa nta Monica in California: sole, scogliere, gabbiani, petroliere all'orizzonte. E una vagabonda che dorme sul prato, muta testimone e simbolo di uno sfondo sociale degradato. "Il mondo si va deteriorando . esordisce Hillman. . Perchè la terapia non se n'è accorta? Perchè lavora soltanto su ciò che sta dentro l'anima. Gli edifici sono malati, le istituzioni sono malate, il sistema bancario è malato, e così la scuola, il traffico: la malattia è là fuori". E invece, tutti a scavare nella psiche, com e se l'origine di tutto fosse lì. E una forma di strabismo che impedisce di vedere le cause vere del disagio. Arriviamo stressati dall'analista per aver guidato in mezzo al traffico, un camionista ci ha quasi fatto uscire di strada, e quello r iesce a farci dire che nostro padre era un figlio di puttana e che quel camionista ci ricorda lui. Ci commuoviamo davanti a un barbone, e il terapeuta ci spiega che quella pena è in realtà un sentimento di dolore per noi stessi. Ogni sussulto di in dignazione, ogni emozione, ogni shock esterno vengono invariabilmente ricondotti al nocciolo duro dell'io. Dice Hillman: "Perchè la gente sensibile, intelligente . almeno fra la classe media bianca . è così passiva? Perchè negli Stati Uniti questa ge nte è in terapia da trenta, quarant'anni, e durante questo periodo c'è stato un terribile declino politico". La psicoterapia che oggi è di moda consiste in un viaggio a ritroso alla scoperta del "bambino interiore", di quello che Jung chiamava "l'a rchetipo del fanciullo". Ma questo, secondo Hillman, è un disastro per la nostra democrazia. "La democrazia dipende da cittadini estremamente attivi, non da bambini. Enfatizzando l'archetipo del fanciullo, riducendo le nostre sedute a rituali in cui si evoca l'infanzia e si ricostruisce l'adolescenza, ci escludiamo dalla vita politica". Guardate i cittadini dell'Unione Sovietica o dei Paesi ex comunisti, dove la psicoanalisi è stata bandita per decenni: loro sì che sanno ancora fare la rivoluz ione. Gli occidentali, viziati e coccolati sul lettino di Freud, non vanno più nemmeno a votare. Il vecchio junghiano di Atlantic City pensa ovviamente ai suoi compatrioti, ma noi non siamo poi tanto diversi: maniacalmente devoti al culto di sè, os sessionati dalle rughe e dalla forma fisica, sempre in autostrada o a bordo di un jet, tutti antenna parabolica, fax e telefonino. Ma tremendamente soli. Dice James Hillman: "Posso guardare trentaquattro canali televisivi, comunicare con gente di o gni parte del mondo, volare da un capo all'altro del Paese. Vivo dappertutto e in nessun posto. Eppure non so chi abita alla porta accanto. Questo "iper" di comunicazione e di informazione fa parte di ciò che tiene a distanza l'anima". Per Hillman la psicoanalisi non è . come pensava Freud . una "lotta contro il demone" dell'irrazionalità. E un incontro con gli angeli e gli dei che sono dentro di noi. Analizzare è fare anima, secondo l'espressione di Keats: "Chiama il mondo, ti prego, la valle del fare anima. Allora scoprirai a che serve il mondo". L'errore dunque non sta nell'introspezione, nella ricerca interiore, di lunga durata, ma nei suoi obiettivi. Che non devono essere l'estraniazione dal mondo, la chiusura dell'individuo in se stesso, ma al contrario, la "interiorizzazione della comunità". "Se io non sono in un campo psichico con gli altri, con la gente, gli edifici, gli animali e le piante, io non sono". Parafrasando Cartesio si potrebbe dire "Convivo ergo sum". La psic oterapia di oggi, accusa Hillman, è la fabbrica dei mediocri. Con la sua ossessione di appianare, di "elaborare", di alleggerire lo stress, di adattare l'individuo al sistema, è diventata una sorta di anestetico universale. Mira a trasformare la gent e in "pane bianco", privo di lievito genuino. In tante Barbie di plastica, in tanti Dan Quayle senza qualità e senza stravaganze ("non come Clinton, che ha avuto una vita emotiva complessa, ha studiato a Oxford ed è un idealista"). E così il mondo va sempre peggio. Come fermare questa deriva? Il grande junghiano ha una ricetta: "Aprire la mente... incoraggiare quel meraviglioso e folle aviario di pensieri che volano sfrenati, di fantasie sature di sesso, di desideri incredibili, di ferite sang uinanti, e quei musei di frammenti arcaici che costituiscono la psiche". Anzichè rifiutare la patologia, bisogna vedere in essa la nostra salvezza: "È la finestra nel muro, attraverso cui entrano i demoni e gli angeli". È un rovesciamento completo del metodo psicoanalitico, quello che Hillman propone: "Invece di leggere la nostra vita come il risultato di sconfitte patite quando eravamo bambini, leggiamo la nostra infanzia come un modello in miniatura, come un cammeo della nostra vita". Dice va Jung: "Si diventa quello che si è". In ognuno di noi c'è fin dalla nascita un "nucleo germinale", una "ghianda" che è l'immagine di ciò che saremo. Anche quelli che in un ragazzo sembrano comportamenti patologici possono essere l'espressione di po tenzialità future. A scuola, Einstein era considerato ottuso e Marcel Proust troppo prolisso nei temi, Edison era uno degli ultimi della classe, e Picasso fu addirittura espulso perchè "si rifiutava ostinatamente di fare qualunque altra cosa che no n fosse dipingere". Il compito della vita non è quello di normalizzare l'eccentricità, ma di "lasciarsi guidare dal proprio genio (o demone, o angelo)". E l'analista deve aiutare il paziente a fare questo. Il suo studio deve diventare una "cellula rivoluzionaria", un mezzo per cambiare non solo se stessi ma anche il mondo. Resta una domanda in sospeso: siamo sicuri che sarebbe un mondo migliore?

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