domenica 30 dicembre 2012

Villa Giulia svela i suoi tesori giorno 1 apertura straordinaria

Villa Giulia svela i suoi tesori giorno 1 apertura straordinaria Domenica,
 30-12-2012, LA REPUBBLICA, Roma 
NON solo è il museo più rappresentativo della civiltà Etrusca, ma è anche uno straordinario esempio di villa rinascimentale. È questa doppia “anima” di Villa Giulia che sarà svelata l’1 gennaio con l’apertura straordinaria (8-14) promossa dalla Soprintendenza per l’Etruria meridionale. Per l’occasione sarà organizzata una speciale visita guidata gratuita (ore 12) alla scoperta dei tesori di Giulio III, il papa che nel 1550 reclutò i più grandi artisti dell’epoca, da Vasari all’Ammannati. Il percorso toccherà i giardini, dal ninfeo, il primo “teatro d’acque” di Roma, al Tempio di Alatri. E seguirà con la mostra “Ambra. Dalle rive del Baltico all’Etruria”, storia della “pietra” che gli antichi consideravano preziosa e magica. (l.l.)

sabato 4 agosto 2012

Le macerie di Annibale

Le macerie di Annibale
FLAVIA PICCINNI
24 giugno 2012 la Repubblica, Bari
Oggi nel sito dove il condottiero sconfisse l’esercito romano restano solo due guardiani e un cancello con la rete rotta
Le ossa che trovava, dietro i cespugli e fra gli alberi, erano ossa vere. Di uomini. Erano le ossa che Michele Gervasio, archeologo di grande fama che per cinquant’anni fu direttore del museo Archeologico di Bari, cercava. Ma, dicevamo, questa è la storia di una guardia giurata. Di Ciccillo Lomuscio che guidò Gervasio, quando era ormai prossimo a fermare la sua ricerca nei pressi di Canne, alla scoperta. L’incontro fra i due fu semplice fortuna: Gervasio aveva deciso di abbandonare, per gli scarsi risultati, la campagna di scavi e un pomeriggio si sfogò con l’uomo che gli faceva d’autista. Lomuscio gli spiegò allora che i contadini, sentendolo parlare con la sua aria da professore, si spaventavano e diventavano sospettosi, ma se stava cercando ossa, allora lui sapeva dove accompagnarlo. Sarebbero dovuti andare nei luoghi della sua infanzia, dove adesso il piccolo Mimì, suo figlio, continuava a giocare. E così, un giorno di primavera del 1937, nacque la storia di Canne della Battaglia che, scavo dopo scavo, pietra dopo pietra, cominciò a vedere la luce come la conosciamo adesso. «Da allora molto tempo è passato. Sono seguiti espropri e acquisti, fino a quando il Comune di Barletta, il 26 giugno del 1937, esattamente 75 anni fa, ha comprato per 8mila e 500 lire il Monte Canne, che allora era coperto da vigneti e pascoli» spiega Nino Vinella, presidente del Comitato Pro Canne della Battaglia. A ripercorrere le tappe più importanti della storia del sito archeologico, però, si rischia di impazzire. Nel 1940 vennero infatti spesi per acquistare altri terreni 40 milioni di lire, 100 milioni arrivano dalla Cassa del Mezzogiorno dieci anni dopo. E poi c’è la chiusura nel 1984 dell’Antiquarium, riaperto dopo quindici anni e diverse centinaia di migliaia di lire con un nuovo allestimento. Intanto nel 1999 furono investiti 100 milioni per sistemare l’illuminazione e la Soprintendenza appaltò alla Società Novamusa i servizi aggiuntivi del museo, in particolare merchandising e biglietteria, visto che gli spazi per fare un punto ristoro, nonostante le promesse, non sono mai stati allestiti. Per dieci anni tutto filò liscio, anche se le perdite non si potevano negare: Canne, nonostante la sua storia, non riusciva ad attirare turisti. Bisognava promuoverla e investire sulle sue potenzialità, ma nel 2011 la situazione precipitò. La Novamusa sospese il suo servizio e denunciò di avanzare dal Ministero, per i quattro centri pugliesi tenuti in gestione, due milioni di euro. Canne si riscoprì, da un giorno all’altro, un sito a perdere: i tre dipendenti vennero licenziati, il bookshop chiuso. L’ingresso, che prima costava due euro, diventò gratuito. «Almeno prima i 15mila biglietti annuali qualcosa producevano. Adesso a gestire Canne ci sono solo i guardiani. Manca qualsiasi tipo di servizio, perfino un distributore automatico per comprare dell’acqua» aggiunge Vinella. Non ci sono visite guidate, eccetto quelle organizzate dal comitato Pro Canne. A dare indicazioni restano dei cartelloni rovinati dal tempo. Alcuni sono illeggibili. Delle basi di metallo vuote sono accatastate in un angolo. Chissà se verranno mai utilizzate. Intanto, però, sono state comprate. Tutto intorno ci sono gli scavi archeologici, bloccati e in stato d’abbandono. Il caso più eclatante è quello delle Terme romane di San Mercurio che risalgono al I secolo d. C. e vennero scavate fra il 1938 e il 1939 sempre da Michele Gervasio, che qui cercava la tomba di Lucio Emilio Paolo. Trovò invece una cisterna con un impianto idrico di età imperiale e delle strutture databili al I-II secolo d. C. Adesso, nonostante l’investimento di un milione di euro nel 2001 per completare gli scavi e renderli fruibili, tutto è abbandonato: le erbacce crescono ovunque. Ci sono cartacce, bottiglie vuote, un pallone mezzo sgonfio. A delimitare l’area c’è un cancello imponente e una grande rete. Peccato solo che sia stata tagliata e che chiunque possa entrare, rubare e scappare. Chiunque possa devastare.

mercoledì 1 agosto 2012

domenica 22 aprile 2012

Gli ultimi giorni di Pompei (1959) un film di Mario Bonnard




Film completo: Gli ultimi giorni di Pompei (1959) un film di Mario Bonnard con Steve Reeves, Fernando Rey, Christine Kaufmann, Carlo Tamberlani, Mino Doro, Mimmo Palmara, Angel Aranda, Antonio Casas, Vicky Lagos, Barbara Carroll, Mario Morales, Ignazio Dolce
Terzultimo film di Mario Bonnard che, ammalatosi durante la lavorazione, lasciò la regia a Sergio Leone che per rispetto al maestro Bonnard non volle essere accreditato. Mymovies.it definisce il film "Grandiosamente vacuo", tuttavia grazie a questo film Sergio Leone fu chiamato da Robert Aldrich a dirigere la II unità del kolossal Sodoma e Gomorra.

Loreena McKennitt - The old ways

domenica 1 aprile 2012

domenica 25 marzo 2012

Venere dei Medici dalla chioma d'oro

Venere dei Medici dalla chioma d'oro
La Nazione-Firenze
19/03/2012

Il colore originale dei capelli e' tornato alla luce. La scultura testimonial della Galleria degli Uffizi torna all'antico splendore Capelli laminati d'oro, labbra tinte di rosso, fori ai lobi per ingentilirla con preziosi orecchini. La Venere dei Medici, la celeberrima scultura romana del I secolo a.C. icona della Galleria degli Uffizi e da Antonio Canova ritenuta ancora archetipo della bellezza femminile, non è sempre stata così come noi la vediamo oggi. I restauri che—grazie ai finanziamenti messi a disposizione dalla fondazione non-profit Friends of Florence — da oltre un anno stanno interessando la Tribuna e le sculture lì ospitate dalla fine del XVII secolo (come il Satiro danzante, i Lottatori, l'Arrotino e, soprattutto, la Venere dei Medici) regalano sorprese e suggestioni. Molte infatti sono le scoperte fatte in questi mesi ma, per quanto importanti e inaspettate, cedono il passo dinanzi al ritrovamento di ampie porzioni di foglia d'oro che rivestivano i capelli della Venere dei Medici. La doratura della chioma, ora riportata alla luce dalle indagini dei professori Pietro Baraldi e Paolo Zannini del dipartimento di Chimica dell'Università di Modena e Reggio coordinate dal dipartimento di Antichità classiche della Galleria degli Uffizi, in realtà non è una scoperta del tutto inaspettata. Come emerge dai racconti e dalle descrizioni dei visitatori settecenteschi, il biondo aureo della Venere era ancora chiaramente visibile all'epoca ed era riportato nelle guide di Galleria come una delle prove dell'alta qualità dell'opera. «In seguito a un restauro eccessivamente zelante, compiuto probabilmente al momento del ritorno della scultura dall'esilio parigino imposto da Napoleone, la doratura scomparve del tutto — spiega Fabrizio Paolucci, capo dipartimento antichità classica degli Uffizi — e solo ora, grazie ad analisi mirate, si è potuto dimostrare che quanto vedevano i protagonisti del Grand Tour non era frutto di un'allucinazione collettiva, ma la testimonianza dell'antico ornato della splendida scultura che, con l'aggiunta della doratura e della policromia, raffigurava in modo mimetico e realistico il corpo di una giovane donna». La Venere dei Medici, simbolo della bellezza femminile.

mercoledì 22 febbraio 2012

sabato 11 febbraio 2012

domenica 29 gennaio 2012

mercoledì 11 gennaio 2012

martedì 10 gennaio 2012