martedì 31 marzo 2009

Lo strano mito di Federico II un sovrano un po' federalista

Corriere della Sera 31.3.09
Dibattito a Milano sull'imperatore svevo
Lo strano mito di Federico II un sovrano un po' federalista
di Giulia Ziino

Quando lo hanno presentato a Bari un gruppo di guide di Castel del Monte è andato a manifestare contro l'autore, reo di avere messo in dubbio le teorie esoteriche legate all'edificio e al suo principale inquilino, Federico II di Svevia, da sempre pezzo forte delle visite guidate per turisti. Succede anche questo, quando i grandi della storia sopravvivono ai secoli per diventare miti, piegando la propria realtà ad uso di situazioni e conflitti moderni. E del rischio che si corre adattando la storia alle necessità dell'oggi hanno discusso ieri a Milano, nella sala Guicciardini della Provincia, il presidente della Provincia Filippo Penati, il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, lo scrittore Piero Colaprico, il presidente dell'«Associazione regionale pugliesi» Dino Abbascià e Marco Brando, giornalista e autore del libro Lo strano caso di Federico II di Svevia (edito da Palomar). Lo stesso incorso nella furia delle guide di Castel del Monte.
Brando, genovese con alle spalle diversi anni a Bari al Corriere del Mezzogiorno,
si è divertito a raccontare l'innamoramento della Puglia per l'imperatore svevo. Una cotta dura a morire ma non condivisa né dai tedeschi, smemorati connazionali di Federico, né dai leghisti nostrani, che lo hanno eletto a simbolo di uno statalismo pernicioso.
«Usare la storia per giustificare il presente», chiamando in causa, magari dopo l'11 settembre, l'accordo tra l'imperatore svevo e il sultano di Gerusalemme come esempio di concordia tra Oriente e Occidente, «si può fare — ha messo in guardia Mieli — ma solo a prezzo di bestiali nefandezze. Perché la storia, e solo se analizzata con strumenti sofisticati, può insegnare casomai a capire le complicazioni del presente». La tentazione però è forte se Federico, «moderno nella sua capacità di leggere le diverse realtà territoriali», nelle parole di Penati diventa portabandiera di un federalismo che «se ben interpretato, può essere un incentivo alla coesione sociale e all'unità nazionale».
Un modello da maneggiare con cura. Il resto è folklore, e un mito tanto radicato nel cuore dei pugliesi da partorire — e Brando li ha scovati con cura — decine di istituti, alberghi, negozi di ferramenta che, nel nome, rendono omaggio all'imperatore amante della poesia e della caccia col falcone. Anche una compagnia aerea dalla vita breve, la Federico II Airways. Lo slogan? «I fagiani volano, perché i foggiani no?».

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