sabato 7 marzo 2009

La guerra di Monterchi per la Madonna del Parto

il Riformista 7.3.09
La guerra di Monterchi per la Madonna del Parto
di Maria Zipoli

Piero della Francesca. Curia e Comune, guelfi e ghibellini, da anni si contendono l'opera. Il nuovo sindaco di centrodestra media. E Bondi riceve una lettera da un vecchio amico comunista.
La "Madonna del Parto" di Piero della Francesca, conservata a Monterchi.

Monterchi. L'annosa guerra tra Curia e Comune di Monterchi per la proprietà e la collocazione del celebre affresco della Madonna del parto di Piero della Francesca dovrebbe concludersi lunedì prossimo. Con un armistizio. La giunta di centrodestra di Monterchi, guidata dal sindaco Massimo Boncompagni, Udc, presenterà infatti in consiglio comunale l'atto di transazione della contesa giudiziaria tra la diocesi di Arezzo e il piccolo comune della Val Tiberina. L'accordo prevede una sorta di compromesso: il dipinto verrà collocato in una chiesetta di un ex monastero - come vuole la Curia - perché possa tornare ad essere pregata e venerata come immagine di culto. Ma la chiesetta scelta sarà nel centro storico e quindi fruibile dai turisti, come vuole il Comune che nell'affresco di Piero della Francesca ha sempre visto una fonte di reddito importante per la piccola comunità locale. Le ragioni della fede e del business, insomma.
Ma sarà davvero pace, quella di Monterchi, un piccolo borgo di 1.900 anime in provincia di Arezzo? Nella terra dei guelfi e dei ghibellini c'è da scommettere di no. Intanto si è formato un comitato di cittadini, guidato da Lina Guadagni, dove sono presenti anche due ex sindaci di sinistra, contrari allo spostamento della Madonna nella chiesetta dell'ex monastero, mentre oggi il centrodestra è favorevole. Inoltre il capogruppo del Pdci alla Regione Toscana Paolo Marini ha scritto al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi per denunciare che sarebbe in atto «un grave tentativo di speculazione che andrà contro l'interesse della comunità locale, legittima proprietaria di quest'opera», scrive il capogruppo toscano del Pdci. Il Comitato civico accusa infatti che nell'ex monastero, nella cui chiesetta verrà posto l'affresco, dovrebbe sorgere un albergo.
Si dà il caso che Marini sia amico fraterno di Bondi. Entrambi sono originari di Fivizzano, in Lunigiana. Sono stati amici di pallone, sono andati in discoteca insieme e hanno frequentato la stessa sezione del Pci. Poi, agli inizi degli anni Novanta, la separazione politica. Bondi è approdato ad Arcore, Marini è rimasto comunista. Oggi li riunisce la Madonna di Piero.
Tutta la storia della guerra della Madonna comincia nel 1992 quando l'affresco fu tolto dal suo alloggiamento naturale e collocato in un ex scuola per essere restaurato. Da allora i sindaci di sinistra di Monterchi si sono sempre opposti alle richieste della Curia di riportare il dipinto nella sua sede naturale. A tal punto che nel 2004 la Curia aretina ha deciso di portare in tribunale l'intricata questione della proprietà dell'affresco e della sua più idonea collocazione. «Non possiamo accettare che l'affresco sia considerato soltanto per il suo aspetto estetico. Per noi cristiani è l'immagine della Madonna da venerare e pregare», dice monsignor Giovacchino Dallara, responsabile dei beni culturali della diocesi aretina.
La Chiesa si è fatta forte di documenti che comproverebbero che il dipinto sarebbe stato commissionato nel 1455 a Piero della Francesca da un prete ansioso di attirare i devoti in una chiesetta priva di parrocchiani chiamata Santa Maria della Momentana, sulle basse pendici del Citerna sotto lo sperone da cui sorge il borgo fortificato di Monterchi. Lungimirante fu quel prete che nel ‘400 pensò di attirare a sé devoti: ogni anno a Monterchi arrivano oltre 50 mila visitatori per ammirare la Madonna del Parto, tra i quindici dipinti più importanti del mondo.
Piero dipinse la Pala quasi sicuramente in memoria della madre originaria proprio di Monterchi, e da subito il dipinto sembra aver avuto semplicemente lo scopo di attirare la devozione delle donne incinte, quelle desiderose di procreare e quelle intimorite dalla gravidanza. Anche se oggi, per ironia della sorte, la scuoletta dove c'è l'affresco è stata dimessa perché a Monterchi, un borgo di poco più di 1800 anime, nel cuore della Val Tiberina, i bambini non nascono più.
Dopo 18 udienze andate a vuoto, il Comune di Monterchi, oggi di centrodestra e guidato da un sindaco cattolico, ha deciso di cambiare rotta rispetto alle giunte di sinistra e di arrivare ad un compromesso con la Curia aretina. Per il Comitato civico e per il comunista Marini è la resa alla Chiesa. Ma la Curia aretina rinuncia alla battaglia per la proprietà dell'affresco.
Ora l'ardua sentenza spetta al ministro Bondi, che dovrà ratificare o stracciare l'accordo di transazione che verrà approvato lunedì dal consiglio comunale di Monterchi. Bondi ascolterà le ragioni del suo antico amico comunista o quelle del sindaco di centrodestra e della Curia aretina? Marini ricorda che a pallone era solito lanciare Bondi, «terzino veloce ma poco tecnico». Gli urlava: «Dai, Sandro, vai...». E lui andava. Ma da allora i tempi sono cambiati, e questa volta l'ex compagno Bondi potrebbe dire di no all'amico che ha fatto da testimone al suo matrimonio.

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