domenica 6 luglio 2008

CAMPANIA - Un prefetto per Pompei Il ministro Bondi annuncia l´invio di un commissario straordinario.

CAMPANIA - Un prefetto per Pompei Il ministro Bondi annuncia l´invio di un commissario straordinario.
OTTAVIO LUCARELLI
SABATO, 05 LUGLIO 2008 LA REPUBBLICA - Napoli

Lettieri: d´accordo con l´assessore. Il sindaco di Pompei contro la Soprintendenza: non collabora - Velardi applaude la decisione di Roma

Tra i favoriti Mori, ex capo dei Ros

Degrado e incuria: stato di emergenza per gli scavi

Basta con incuria, rifiuti, ambulanti e guide abusive. Per Pompei, annuncia il governo, è stato di emergenza. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha deciso di inviare un commissario straordinario: circola il nome di Mario Mori, ex capo dei Ros. Il commissariamento è accolto con favore dall´assessore regionale al Turismo, Claudio Velardi. Il sindaco di Pompei, Claudio D´Alessio, accusa il soprintendente Guzzo: «Non collabora».
OTTAVIO LUCARELLI

«Una decisione importante da parte del governo. Una decisione coraggiosa, un aiuto per lo sviluppo dell´area archeologica. Direi anche una mia vittoria, che ora apre la strada all´ingresso dei privati nella gestione». Esulta Claudio Velardi, assessore regionale del Partito democratico con delega al turismo che del caso Pompei in pochi mesi ne ha fatto una crociata.
Esulta e non dimentica i suoi nemici: «Ho incassato molti rimbrotti per le mie idee quando ho indicato la necessità di un cambio di rotta radicale nella gestione di uno dei siti archeologici più importanti del mondo. Mi hanno attaccato, c´è chi ha ironizzato, qualcuno mi ha preso per matto. Bacchettoni di ogni genere sono scesi in campo per difendere una situazione insostenibile fatta di sciatterie, corporativismi, piccole e grandi illegalità».
Esulta Velardi. E accusa i «bacchettoni di ogni genere» riferendosi soprattutto a professori e opinionisti che su diversi giornali lo hanno attaccato a ripetizione: «Il governo ha preso una decisione importante e coraggiosa proclamando lo stato d´emergenza nell´area e scegliendo di intervenire seriamente in difesa della legalità e del decoro di Pompei. Ma non solo. Con questa scelta si gettano anche le basi per una gestione innovativa e moderna del sito».
Intesa Governo-Regione che, del resto, è indicata esplicitamente nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi dove si legge: «Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza nell´area archeologica di Pompei (come richiesto dal ministro per i beni culturali Sandro Bondi, dal prefetto e dalla Regione) per intervenire con mezzi e poteri straordinari in difesa dell´immenso patrimonio artistico, minacciato da crescenti e gravi criticità».
«Ad un´azione indispensabile di ripristino della civiltà - conclude l´assessore Velardi che ha commentato la vicenda sul suo blog battezzato "Mission impossible" - dovrà poi seguire un grande progetto di sviluppo in cui coinvolgere importanti risorse pubbliche e private, italiane e internazionali. Se si lavorerà bene insieme sarà possibile fare di Pompei in pochi anni un sito in grado di accogliere degnamente milioni di turisti con informazioni adeguate, servizi efficienti, percorsi fruibili. Per l´intera area che va da Pompei a Stabia si presenta una grande occasione di crescita e sviluppo del turismo. Non ce la dobbiamo fare sfuggire. Istituzioni centrali e periferiche, imprenditori, operatori turistici».
Spazio ai privati, dunque. Claudio Velardi rilancia e Gianni Lettieri, presidente degli industriali napoletani, raccoglie l´assist: «Sono d´accordo con l´assessore. Se Pompei, in queste condizioni, è uno dei siti più visitati al mondo, figuriamoci cosa si potrebbe fare coinvolgendo i privati. Sono d´accordo con Velardi. È evidente che con i privati la gestione degli Scavi funzionerebbe molto meglio e io credo che a Pompei ci siano tutti i presupposti per questo passo in avanti. Un discorso che, ovviamente, vale per l´archeologia così come per tanti altri campi dell´economia».
Il governo di destra dichiara lo stato di emergenza e non solo l´assessore regionale Velardi ma anche il sindaco di Pompei Claudio D´Alessio, esponente del Partito democratico di area Margherita, approva la decisione presa dal Consiglio dei ministri: «Il degrado dell´area archeologica di Pompei è di tale evidenza da giustificare un provvedimento mai adottato nella storia d´Italia quale la dichiarazione dello stato di emergenza. Sulla deprecabile situazione dell´area archeologica, del resto, la nostra amministrazione comunale ha più volte espresso da tempo una posizione critica, sottolineando la pervicace volontà della Sovrintendenza nel rifiuto di qualsiasi collaborazione utile a valorizzare il patrimonio culturale del territorio cittadino».
Secondo il sindaco Claudio D´Alessio «Il degrado degli Scavi incide negativamente anche sull´aspetto della città moderna, come dimostrano i lavori senza fine lungo il margine meridionale della città antica con l´ingombro di impalcature lungo i marciapiedi di via Plinio, estesi fino a piazza Anfiteatro, da dove si ammirano gli ingombranti volumi di costruzioni moderne edificate sul suolo archeologico, immediatamente a ridosso delle antiche mura». Per non parlare della «carenza dei servizi minimi essenziali, quali punti di accoglienza e di ristoro».
Un luogo che comunque, tra degrado e assenza di servizi minimi essenziali, continua ad avere un richiamo fortissimo. Pompei, nonostante un calo dovuto all´emergenza rifiuti che ha penalizzato tutta la Campania, resta infatti il primo sito al mondo per numero di visitatori.
Un´area in cui ha lavorato a lungo il giornalista Luigi Necco, amministratore dal 2002 al 2006 dell´azienda di Soggiorno e turismo di Pompei, che è però molto scettico sulle reali possibilità di ripresa legate alla decisione del Consiglio dei ministri: «Non credo che questa decisione del governo vada verso la privatizzazione della gestione degli Scavi e, a mio parere, l´assessore Velardi in queste ore esprime solo la gioia che il presidente della Regione Antonio Bassolino gli ha detto di esprimere. Il punto è che il male di Pompei è negli Scavi ma non si esaurisce negli Scavi. I nomi dei custodi di Pompei, quelli che non aprono i cancelli ai turisti, che non tutelano il sito e fanno ammucchiare torme di cani selvaggi anche per disturbare gli spettacoli notturni, sono gli stessi nomi dei bancarellari che serrano in una morsa gli Scavi e che strozzano il turismo».
Luigi Necco rispolvera quindi un piano di sviluppo per rilanciare Scavi e turismo. Un piano messo a punto negli anni scorsi e mai decollato: «Stavamo per avviare un grande progetto con un palazzo messo a disposizione dalla Curia e con fondi delle Regione stanziati dall´ex assessore Marco Di Lello per realizzare il grande Museo di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti che, con 15 milioni di euro, avrebbe fatto compiere un salto di qualità enorme all´intera area. In più, puntavamo a trasformare in hotel a cinque stelle il "Seminario" e l´albergo "Rosario" chiuso ormai da decenni e di proprietà della Curia che era d´accordo. Tutto sembrava pronto, poi dalla sera alla mattina fui mandato a Napoli in un´altra azienda, un´azienda di turismo carica di debiti e quel progetto svanì».

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