giovedì 10 luglio 2008

«Autostrada» a Paestum: botta e risposta col Soprintendente

CAMPANIA - «Autostrada» a Paestum: botta e risposta col Soprintendente
Bruno Gravagnuolo
10 LUGLIO 2008, l'Unità

Paestum: il tratto di strada contestato lungo le mura antiche. Prima dell’intervento, e dopo in corso di realizzazione
Ci scusiamo per i piccoli tagli inessenziali alla lunga lettera. E restiamo del nostro parere. Come infatti si vede perfettamente dalle due foto che pubblichiamo, la quota di rialzo per il pareggio della strada ha comportato il riempimento di parte del fossato con la realizzazione di un muro di contenimento in cemento. Fra il previsto percorso ciclabile e pedonale sotto le mura e la strada, insiste un paracarri di acciaio ricoperto da assi di legno che danno alla strada la caratteristica di una superstrada.
Per quanto riguarda il fossato la stessa Soprintendenza sostiene in una pubblicazione del 2005 dal titolo «Vivi le mura» che l’area tra la torre 28 e Porta Sirena era occupata da un fossato posto a distanza variabile dalle mura.
In un’altra pubblicazione del 1995 «Parco archeologico di Paestum - prima fase» si legge: «A Porta Giustizia sono evidenti i resti di un ponte che doveva scavalcare il fossato nel quale scorrevano le acque del Capodifiume lambendo tutto il lato meridionale delle mura» (il lato meridionale è dove si sta realizzando la strada). In altri termini, in coerenza con la legge 220 (Zanotti Bianco) finalizzata ad una valorizzazione e conservazione dell’area archeologica, a partire dalla cinta muraria, la strada avrebbe dovuto essere tutta pedonalizzata. Il progetto invece interviene pesantemente laddove per il passato si poneva molta più attenzione all’effetto di disturbo nella fruizione degli elementi archeologici indotti dai segni anche piccoli dei interventi urbanistici. A dimostrazione di quanto si dice, basta valutare le sezioni tecniche della strada che sono state determinate senza alcun riferimento alla presenza delle mura, e i continui interventi correttivi, ancora in corso, che tradiscono la consapevolezza della giustezza della critica rivolta dal nostro articolo del 5 luglio, e che stanno peggiorando lo stato delle cose. In qualsiasi altro luogo, specie in un sito come quello in questione, un intervento di tale natura sarebbe stato ipotizzato e concepito non sulla base di un presunto piano di fattibilità, ma sulla base di una valutazione di impatto ambientale verificata nei suoi punti più critici. In conclusione ribadiamo che la strada in costruzione va cancellata o modificata profondamente, come del resto Il Soprintendente stesso ipotizza e concede sul finire della sua lettera, quando allude a «ulteriori passaggi» e «prove preliminari in situ».

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