lunedì 9 giugno 2008

La cementificazione del Benaco, i centri commerciali e i capannoni in Bassa e Franciacorta

La cementificazione del Benaco, i centri commerciali e i capannoni in Bassa e Franciacorta
Domenica 8 Giugno 2008 brescia oggi

SGUARDI SULLA PROVINCIA. La cementificazione del Benaco, i centri commerciali e i capannoni in Bassa e Franciacorta, ecco alcune idee
Dal Garda alle valli: la lista nera

«Brutture da buttare» nella nostra Provincia? Lo abbiamo chiesto a chi, da anni, è attento osservatore di quello che succede nel Bresciano. L’elenco è chilometrico: si va dai tanti casi di cementificazione selvaggia sul Garda ai capannoni industriali e ai centri commerciali che hanno spezzato la preziosa continuità paesaggistica della Bassa. Dalle decine di migliaia di aree industriali dismesse, alle nuove aree artigianali e alle villettopoli della Valcamonica ai centri commerciali sorti in Franciacorta.
GARDA. Lucida e razionalmente impietosa sulle mostruosità perpetrate sul paesaggio gardesano è l’architetto Rossana Bettinelli, presidente della sezione bresciana di Italia Nostra, vicepresidente Nazionale. «Comincerei segnalando l’hangar abusivo del porto di Moniga, realizzato nonostante il no della Sovrintendenza; passerei alla passeggiata di cemento che si è mangiata la spiaggia di Padenghe, paese dove una villa in stile Liberty dei primi del Novecento prima ben immersa nel paesaggio è stata ristrutturata e trasformata in un’altissima struttura bianca che contrasta con lo skyline del castello. Per non parlare delle migliaia di metri cubi di cemento con cui si è condito Toscolano. Va segnalato anche il residence "la Cascata" a Dusano, la spiaggia cementificata e ricoperta con sabbia di riporto al Lido di Lonato, il sentiero trasformato in strada nella collina di Balbiana, a Manerba, il centro commerciale di Desenzano, tutti i capannoni sorti lungo la Gardesana, che sembra sempre più una strada dell’hinterland milanese».
FRANCIACORTA. Per la Bettinelli e Silvio Parzanini (responsabile Legambiente Franciacorta) sarebbero da buttare innanzi tutto i centri commerciali: Le Torbiere di Cortefranca (sorto a fianco delle paludi delle torbiere, in una zona di pregio naturalistico immenso) e Le porte franche di Erbusco (nel cuore del cuore della Franciacorta). La Bettinelli segnala anche «il rifacimento poco attento al paesaggio della chiesa di Santa Maria del Giogo» (Polaveno); Parzanini aggiunge il caso di Castegnato: «un ascensore-silos esterno alla splendida villa Camadini, un’oscenità che andrebbe abbattuta subito». «Il problema è che in tutti i comuni c’è qualcosa da buttare» aggiunge l’ambientalista.
VALCAMONICA. «Brutture da buttare in Valcamonica? Si fa prima a dire cosa conservare – esordisce laconico il professor Umberto Sansoni, vicepresidente Italia Nostra Vallecamonica –. Abbiamo decine di migliaia di zone industriali dismesse, da Darfo a Pisogne, da Gianico a Piancamuno. Senza contare le nuove aree industriali, a partire da quella che sta sfasciando la piana di Malonno; ogni comune vuole la sua piccola area artigianale, non si ragiona sinergicamente individuando un unico polo industriale in modo da tutelare il restante territorio. E’ un disastro». Per non parlare di villettopoli: «miriadi di nuovi villaggetti, turistici e residenziali sparsi su tutta la valle, come una manciata di Parmigiano su un piatto di pasta. Ricordo solamente i casi più eclatanti: le case in costruzione a Berzo Demo e Lozio, attorno alle importantissime chiesette dedicate a San Nazario, o quelle che circondano S.Maria ad Esine. Pochissimi i paesi che operano un’urbanistica oculata, come Cerveno. Come si può a queste condizioni pretendere un rilancio del turismo?».
BASSA. «La Bassa sta sparendo a colpi di capannoni, centri commerciali, residenze alveare – attacca Gabriele Pellegrini, responsabile di Legambiente Bassa Bresciana –. Cosa butterei? Il centro commerciale Le Robinie di Verolanuova, sorto a ridosso del parco del fiume Strone; i capannoni in realizzazione sulla Lenese ad Offlaga ed all’ingresso di Orzinuovi, il mega centro logistico da 200mila metri quadri sorto a Brandico. Un consumo di suolo assurdo».P.GOR.

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