venerdì 11 aprile 2008

L’idea del male nei rapporti sessuali


La Repubblica 11.4.08
L’idea del male nei rapporti sessuali

Gentile Augias, ho letto su la Repubblica l'articolo «No alla pillola del giorno dopo. Pisa, la Procura apre un'inchiesta» e sono riuscita a dare voce a un interrogativo che mi girava nella mente da tempo. Se le leggi servono a regolare i rapporti fra gli individui in modo che non prevalga il diritto dell'uno su quello dell'altro (ovvero, il sopruso), com'è possibile che esista, soprattutto nel caso della pillola del giorno dopo, la possibilità dell'obiezione di coscienza? Come si può opporre la propria coscienza a una scelta che riguarda un'altra persona ed è tutelata da una legge dello Stato? La Procura infatti ha aperto un'inchiesta ma anche il ministro della salute Livia Turco non è stata chiara. Ribadisce, sì, che la pillola del giorno dopo non è una pillola abortiva, però non afferma che allora non esiste diritto all'obiezione di coscienza; dice solo che dovrebbe essere garantita la presenza di personale e medici non obiettori nei pronto soccorso e nelle guardie mediche. Il ragionamento dovrebbe comunque estendersi anche al diritto all'aborto, perché il riconoscimento dell'obiezione di coscienza nelle strutture pubbliche va sempre a detrimento del singolo che si vede negato un diritto tutelato dalla legge. Come mai è così esteso il diritto di obiezione solo nel caso di leggi che riguardano una scelta delle donne?
Susanna Sinigaglia susanna.sinigaglia@inwind.it

Ogni giorno ricevo lettere di donne costrette all'umiliante serie dei rifiuti, di medico in medico, di ospedale in ospedale, per ottenere la prescrizione ad un medicinale che in Europa, ricordo, viene spesso distribuito nei dispensari delle scuole. La pillola del giorno dopo è un contraccettivo non un abortivo, tecnicamente non è diverso dalla pillola presa ogni giorno che impedisce l'ovulazione o da un qualsiasi contraccettivo meccanico maschile o femminile che blocca il cammino dello spermatozoo verso l'ovulo. A questo dunque si oppongono gli obiettori: la scelta consapevole di una donna che non desidera trasformare un rapporto in gravidanza.
Una materia nella quale nessuno ha diritto di interferire. A meno di non voler tirare in ballo la dottrina che vieta i rapporti sessuali non finalizzati alla procreazione. Ma questa (ammesso che sia ancora in vigore) è materia di fede. Era il motto ricamato sulle camice da notte delle bisnonne che recitava «Non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio». Uno degli aspetti vergognosi di questa trafila è la sua ipocrisia. Non si ha coraggio di affrontare frontalmente il problema perché tutti sanno che uno scontro diretto sarebbe respinto dalla maggioranza degli italiani. Allora si lavora sui fianchi, si cerca il logoramento lento, la malizia trasversale, il diniego motivato dalle ragioni più varie non escluse quelle della convenienza spicciola, oppure della battaglia ideologica. Dimentichi che è in ballo l'applicazione di una legge la quale solo nei paesi islamici non ha la precedenza sulla valutazione del possibile `peccato'.

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