martedì 26 febbraio 2008

In difesa dell'aborto, 40.000 persone chiamano Veltroni. Lui non risponde

Liberazione 26.2.08
Flores D'Arcais aveva invitato lui e Bertinotti a un confronto pubblico. Bertinotti ha risposto di sì
In difesa dell'aborto, 40.000 persone chiamano Veltroni. Lui non risponde

Ancora silenzio del leader del Pd sull'appello contro la «crociata clericale» lanciato da 13 donne, esponenti della cultura italiana
Il «Si può fare» di Walter non arriva...

La settimana scorsa 13 donne, dai nomi piuttosto famosi, hanno scritto una lettera a Bertinotti e Veltroni per chidere loro di prendere posizione sull'aborto e sulla crociata clericale contro le donne. All'appello (lanciato attraverso la rivista Micromega, e firmato da Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Cristina Comencini, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Valeria Parrella, Lidia Ravera, Rossana Rossanda, Elisabetta Visalberghi) si sono aggiunte le firme di altre 40 mila persone. Una quantità enorme. E continuano ad arrivare firme ad un ritmo assolutamente inaspettato.
Nei giorni scorsi Paolo Flores D'Arcais, direttore di Micromega, ha invitato Bertinotti e Veltroni a un confronto pubblico con le firmatarie dell'appello. Bertinotti ha rispsoto subito di sì. Veltroni, fino a ieri, non ha risposto per niente. Eppure un appello di 40 mila persone, promosso da persone piuttosto importanti e rispettabili, meriterebbe almeno un cenno. Non vi pare? Noi speriamo che questo cenno arrivi nelle prossime ore, e che il confronto si possa svolgere.
Nell'appello si diceva, tra l'altro che «L'offensiva clericale contro le donne - spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da
assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere "cose", terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare
potere...».

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