domenica 20 gennaio 2008

«O con Cristo o contro Cristo». Era Gedda, sembra Ferrara...

L'Unità 20.1.08
Ieri e oggi. Quando Pio XII nel ’47 chiamò a raccolta l’Azione cattolica e nacquero i Comitati civici. Che furono determinanti nelle elezioni del 1948 e che sparirono nel 1953
«O con Cristo o contro Cristo». Era Gedda, sembra Ferrara...
di Roberto Rossi

I mattoni, solidi, ben fabbricati, resistenti all'usura del tempo, erano quelli forgiati dalla paura: il terrore del comunismo. Per la manovalanza il compito fu affidato a Luigi Gedda, medico impegnato nella militanza politico religiosa. E ne fornì in quantità. Al collante, all’impasto, alla malta, invece, ci pensò direttamente papa Pio XII, chiamando a raccolta («alla prova») i nuclei di Azione Cattolica con uno storico discorso. Fu così che, in poco tempo, due settimane circa, vennero eretti dal nulla i Comitati civici, organizzazione propagandistica istituita presso ogni parrocchia per sostenere la vincente campagna elettorale della Democrazia cristiana. Era il 1948.
L’esperienza unica e forse irripetibile - i Comitati vennero «silenziati», come ricordò lo stesso Gedda, a partire dal ‘53 - fu l’esempio lampante della capacità di mobilitazione della Chiesa. Che, nell’Italia post fascista, come spiegava Giuseppe Vedovato, storico senatore democristiano, «individuava due pericoli concomitanti: il predominio del comunismo e l'affermarsi dell'anticlericalismo acritico». «Il tempo della riflessione - disse Pio XII nel 25° anniversario dell’Azione cattolica il 7 settembre 1947 - e dei progetti è passato: è l’ora dell’azione. Siete pronti? I fronti contrari nel campo religioso e morale si vengono sempre più delineando: è l'ora della prova».
Una vera e propria chiamata alla armi. Che nel giro di pochi mesi, anche grazie all’opera di Gedda, che coniò il motto «O con Cristo o contro Cristo», riuscì a ribaltare il quadro politico. I Comitati furono in grado di convincere, ricorda sempre Vedovato, «della necessità del voto centinaia di migliaia di anziani e di ammalati», che altrimenti non avrebbero voluto o potuto votare. Inoltre con tale formula si aggirò l’ostacolo giuridico del Concordato, che vietava alle organizzazioni dell’Azione Cattolica di immischiarsi nelle cose politiche.
Quasi sessant’anni dopo si torna a parlare di Comitati civici. Non perché qualcuno abbia avuto l’idea di rispolverarli dal cassetto, almeno per ora non ci sono notizie in tal senso, ma perché i toni usati dalle gerarchie cattoliche ricordano i tempi passati. Si prenda, ad esempio, il proclama del cardinale vicario Camillo Ruini all’indomani della rinuncia da parte di Benedetto XVI alla visita presso l’Università la Sapienza.
Ruini ha invitato tutti i fedeli e i cittadini romani oggi in piazza San Pietro per la preghiera dell’Angelus ad una manifestazione riparatoria, una sorta di «Papa-day» dopo l’«oltraggio» subito da Ratzinger ad opera dei contestatori anti-pontifici dell'Università La Sapienza. Anche se il vicariato ha parlato soprattutto di una manifestazione di «amore e gratitudine» verso il Papa, dopo una vicenda «che colpisce dolorosamente tutta la città di Roma», è probabile che ciò si trasformi in una prova di forza della mobilitazione cattolica contro le «ristrettezze dell’ideologia», come le ha definite Ruini.
In questo c’è una sorta di parallelismo con il passato. Scriveva Gedda: i Comitati Civici sono «un’articolazione tra la coscienza di un vasto elettorato e la forza politica che si propose di rappresentarlo». Oggi come allora, o forse più di allora, le parole del medico genetista (morto a Roma nel 2000 all'età di 92 anni), che fu anche presidente di Azione Cattolica, risuonano attuali. Il problema è che oggi la forza politica che si propone di rappresentare la coscienza di un vasto elettorato non c’è. O almeno non ha la forza di un tempo. In questo senso il compito della Chiesa è diventato più difficile. Non ci sono più i cosacchi alle porte ma non c’è neanche più un interlocutore di riferimento con cui fare fronte comune contro il relativismo. Per questo serve un pungolo cattolico capace di condizionare l’autonomia della politica.
Come detto, l'esperienza dei Comitati Civici non fu duratura. A partire dal 1954, la Democrazia Cristiana, sotto la spinta di Amintore Fanfani, riuscì a dotarsi di una struttura interna e di strumenti di sostegno che consentirono a di poter fare largamente a meno dell’attività propagandistica e di mobilitazione degli organismi del mondo cattolico e quindi pure dei Comitati civici. In questo senso anche l’elezione di Gedda alla presidenza generale dell’ACI tolse ai Comitati il loro ispiratore e principale leader. E chiuse un’esperienza irripetibile. Oggi la Chiesa non ha più un Gedda da spendere. Al massimo c’è Giuliano Ferrara. E non è la stessa cosa.

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