venerdì 4 gennaio 2008

I missionari di Bush

La Stampa del 25/01/2005
I missionari di Bush
Con i soccorsi per lo tsunami arriva la Bibbia
di Maurizio Molinari
Per far fronte all'emergenza dei soccorsi dopo lo tsunami nell'Asia del Sud la Casa Bianca ha dispiegato l'Us Navy mentre molte comunità evangeliche americane hanno inviato gruppi di missionari. Nel giro di poche settimane villaggi e piccoli centri di Indonesia e Sri Lanka bisognosi di tutto hanno assistito all'arrivo di due diversi tipi di americani: quelli in divisa che hanno portato con gli elicotteri cibo e medicine e poi se ne sono andati, e quelli con la croce al collo che hanno portato con i camion presepi e bibbie, e poi sono restati costruendo chiese ed orfanotrofi. I governi dei due Paesi non hanno perso tempo nel far capire a Washington che i primi erano i benvenuti mentre i secondi violavano le leggi nazionali, in particolare a causa delle frequenti notizie sull'affidamento di bambini musulmani rimasti orfani ad alcune famiglie cristiane locali.

Fino ad ora la Casa Bianca è intervenuta per fermare solo i missionari di «WordHelp», di base in Virginia, ma il fenomeno si sta dimostrando assai più ampio: dal Texas al Tennessee sono numerosi gli enti evangelici, metodisti e battisti, che hanno raccolto attraverso Internet ingenti fondi e varcato gli oceani per portare il messaggio cristiano a chi è nato induista, buddista o musulmano. Per questi missionari della fede nel XXI secolo la proiezione dell'America nel mondo è uno strumento per fare proseliti a qualsiasi prezzo ma l'effetto che producono è quello di un pericoloso boomerang politico perché spinge le popolazioni locali a identificare l'intero Occidente come la terra dei nuovi crociati, irrispettosa delle culture altrui, portando acqua alla propaganda fondamentalista dei gruppi fedeli a Osama bin Laden.

Fra i missionari c'è chi opera in buona fede e chi invece si crede protagonista di una guerra di civiltà ma la conseguenza è che, come afferma il politologo di Harvard Michael Ignatieff, l'intento positivo del presidente George W. Bush di promuovere la democrazia rischia di essere corrotto dalla matrice religiosa cristiana. Bush ha dimostrato un'alterna sensibilità a tali obiezioni: da un lato ha criticato i predicatori evangelici come Jerry Falwell per le loro espressioni anti-musulmane, ma dall'altra continua a favorire l'afflusso di fondi federali a gruppi per il proselitismo simili a quelli che sono ancora all'opera nelle zone colpite dallo tsunami. Arrivato alla presidenza grazie ai voti della destra cristiana, adesso Bush deve dimostrare di saperla domare ed arginare per riuscire ad esportare i valori di libertà e democrazia con qualche possibilità di successo.

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