giovedì 24 gennaio 2008

«Fateci uscire». Le palestinesi assaltano la frontiera di Gaza

«Fateci uscire». Le palestinesi assaltano la frontiera di Gaza

di Michele Giorgio

Il Manifesto del 23/01/2008

Israele allenta l'assedio. In migliaia manifestano al confine egiziano. Al valico di Rafah in molte restano ferite, alcune in modo grave, dal fuoco incrociato delle guardie di frontiera egiziane e dei miliziani di Hamas. E l'Anp di Abu Mazen spera di riacquistare il controllo del valico

Gaza rimane sull'orlo del baratro nonostante il «regalo» del governo israeliano che ieri ha rifornito la Striscia dei primi 700mila di due milioni di litri di gasolio destinati alla centrale elettrica (basteranno solo per 5-6 giorni) che serve il capoluogo Gaza city.
La popolazione è esasperata ma anche decisa a fare quanto è in suo potere per rompere un assedio israeliano che gode di appoggi indiretti, come quello egiziano. Il Cairo si è piegato alla chiusura totale imposta da Israele del valico di Rafah, che pure dal novembre 2005 è sotto il pieno controllo palestinese.
Il fatto che al potere a Gaza oggi ci sia Hamas e non più l'Anp di Abu Mazen - la motivazione dietro la quale si nascondono gli egiziani - è marginale di fronte alle sofferenze di una popolazione che ha perduto la sua unica porta sul mondo e con essa la possibilità di andare in Egitto e altrove a curarsi, a studiare e a lavorare.
Non sorprendono perciò gli scontri violenti scoppiati ieri al terminal di Rafah, dove alcune migliaia di palestinesi, in gran parte donne, hanno protestato contro il blocco. I feriti gravi sono stati almeno cinque: quattro palestinesi e una guardia di frontiera, colpiti da proiettili esplosi dai militari egiziani e da militanti di Hamas.
Qualcuno si è affrettato a parlare di «manifestazione pilotata da Hamas». Vero, ma non ha importanza perché i palestinesi che si sono radunati ieri a Rafah esprimevano una esigenza sentita da tutti gli abitanti di Gaza: essere liberi come dovrebbero esserlo tutti i popoli. Centinaia di donne si sono ammassate per chiedere la riapertura del valico e minacciato di forzare il blocco. Le guardie di frontiera egiziane hanno prima reagito con i cannoni ad acqua e dopo hanno sparato raffiche di mitra in aria per disperdere la donne sostenute da un altro migliaio di manifestanti.
Ad un certo punto una decina di persone sono riuscite a passare il confine e a entrare in territorio egiziano ma sono state fermate e riportare indietro. Il successivo intervento della polizia di Hamas ha messo fine alla manifestazione. Quello che è accaduto ieri in ogni caso è il segnale di una rabbia che non si riesce più a contenere. Nelle stesse ore peraltro migliaia di persone manifestavano in Libano, in Sudan e nello Yemen contro il blocco imposto ai danni di Gaza che anche il «moderato» re Abdallah di Giordania ha definito «inaccettabile». Nel campo profughi di Rachidiyeh, nel sud del Libano, migliaia di dimostranti hanno scandito slogan contro Israele, Stati Uniti, la Lega Araba e «gli amanti della libertà» che non hanno preso posizione. Ad Erez, al confine nord di Gaza con Israele, invece centinaia di dimostranti palestinesi con cittadinanza israeliana, guidati dai deputati Ahmed Tibi (Hadash) e Wasil Taha (Tajammo), hanno sfidato con slogan e canti i dimostranti dell'estrema destra israeliana radunati a poca distanza e capeggiati dal parlamentare dell'Unione Nazionale, Effi Eitam.
A Ramallah al contrario si sono picchiati tra palestinesi. Decine di militanti di Hamas e Fatah si sono presi a pugni durante un raduno del movimento islamico.
«A Gaza, vivere è diventato assolutamente insopportabile, non bisogna permettere che questa situazione continui», ha protestato il premier del governo dell'Anp Salam Fayyad incontrando ieri a Londra il ministro degli esteri britannico David Miliband. Ma non saranno le sue frasi a convincere il governo britannico e neppure quelli degli altri paesi con diritto di veto, membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, convocato ieri pomeriggio per discutere il blocco israeliano di Gaza.
La possibilità che il CdS possa fare sua la posizione dei paesi promotori di una risoluzione di condanna di Israele sono remote perché gli Stati Uniti ieri sera apparivano pronti ad intervenire per bloccare la risoluzione con il veto.
Il presidente israeliano Shimon Peres da parte sua ha commentato che l'Onu dovrebbe punire Hamas e non Israele, a causa del continuo lancio da Gaza di razzi (artigianali) Qassam verso il territorio dello Stato ebraico (ieri ne sono caduti un'altra decina vicino Sderot).
Washington intanto si prepara a dare pieno sostegno all'idea di Salam Fayyad che siano i servizi di sicurezza dell'Anp a riprendere il controllo del valico di Rafah, allo scopo di «facilitare la vita della popolazione palestinese». La soluzione tende evidentemente ad escludere Hamas da qualsiasi gestione del confine e quindi rischia di alimentare il conflitto tra l'Anp e il movimento islamico.

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