mercoledì 23 gennaio 2008

Bagnasco fa politica. I vertici della Cei sapevano dello strappo Udeur

l’Unità 23.1.08
Bagnasco fa politica. I vertici della Cei sapevano dello strappo Udeur
«I cattolici siano più coerenti e persuasivi». Ieri il cardinale ha smorzato i toni contro il nostro Paese
di Roberto Monteforte

UNA CRISI DI GOVERNO con tanto di benedizione del cardinale Bagnasco? C’è chi lo pensa e chi vuole farlo pensare. Non ha deciso per caso il politico cattolico di lungo corso Clemente Mastella, dimissionario Guardasigilli, di essere presente domenica all’Angelus del Papa, in cerca di solidarietà e appoggi oltre che per esprimere la sua di solidarietà al pontefice. Ai vertici della Cei qualcuno sapeva che il giorno dopo avrebbe ritirato la sua fiducia al governo Prodi. Quasi in contemporanea arriva la prolusione al Consiglio Permanente della Cei, del presidente dei vescovi, cardinale Angelo Bagnasco: un colpo durissimo per il governo di centrosinistra. A partire dalla polemica che si è voluta riaprire con Viminale e Palazzo Chigi sulle responsabilità per la mancata visita di Benedetto XVI alla Sapienza. Una ferita che brucia, che amareggia i palazzi apostolici quanto la mancata visita all’ateneo romano. Ma non è solo questo. È l’elenco dei no su coppie di fatto, divorzio breve, aborto, difesa degli omosessuali, è la polemica sulle politiche sociali, persino sulla sicurezza sul lavoro e sull’immondizia ribaditi con fermezza, senza mediazioni possibili, dal cardinale Bagnasco che pesa. Sono l’asprezza dei suoi toni a suonare come benzina che possono rendere ancora più difficili i rapporti tra la Chiesa e mondo laico e di sinistra.
Sono parole e toni che hanno sorpreso e preoccupato, anche Oltretevere. Ben diverse erano state le dichiarazioni del successore di Ruini dopo «l’incidente» della Sapienza di lunedì 17 gennaio e dopo l’appello alla mobilitazione, quel «Tutti all’Angelus del Papa» lanciato da Ruini. In piena sintonia con la segreteria di Stato, l’arcivescovo di Genova aveva invitato tutti a smussare i toni, ad evitare lo spirito della contrapposizione intollerante e delle divisioni. Una preoccupazione rilanciata dallo stesso pontefice nel suo messaggio di saluto all’Angelus di domenica scorsa. Lunedì, tutto cambia. Bagnasco apre il Consiglio permanente dei vescovi con un discorso polemico, di attacco, decisamente politico. Un discorso, assicurano fonti bene informate, non concordato con la segreteria di Stato, ma forse reso noto direttamente al Papa. «Ruiniano» nei contenuti, anche se più diretto e meno attento alle sfumature politiche rispetto a quelli pronunciati dal suo predecessore.
È il neo cardinale, presidente della Cei che si smarca? Un Bagnasco che si presenta «autonomo», che si emancipa dall’influenza del segretario di Stato, Bertone che ha in animo di indirizzare direttamente la politica della Chiesa in Italia. Ed anche da quella del suo autorevole predecessore, il cardinale Ruini a scadenza dal suo incarico di vicario del Papa per la diocesi di Roma. È personalità forte l’arcivescovo di Genova, dietro la sua mitezza si mostra determinato ad avere un peso proprio nella vita della Chiesa e non solo in Italia. Ma i suoi j’accuse a tutto campo portano ad una radicalizzazione dello scontro, in una fase complessa, con un Paese così «sfilacciato», «a pezzi» può risultare rischiosa. Un pericolo ben presente in segreteria di Stato di cui tiene conto l’Avvenire, il quotidiano dei vescovi, che nel resoconto sui lavori della Cei, la gira in positivo, smussa i toni della polemica. Infine arriva l’intervista dello stesso Bagnasco all’Osservatore romano. Puntualizza, smorza, chiarisce e ribadisce il cardinale. «Il rapporto tra Chiesa e società in Italia è un rapporto di grande stima e di estrema vicinanza popolare. Non sono episodi, pure gravi e incredibili, come quello della mancata visita del Papa alla Sapienza che possono pregiudicare un’intesa e una positiva collaborazione, che sono e restano nei fatti». Pare una dichiarazione di pace. Il dialogo continua e non può interrompersi. Ma i punti fermi sui temi eticamente sensibili, come pure sull’emergenza sociale, restano. E a chi ha contestato la visita del Papa non lo manda a dire: «È necessario recuperare una forte cultura della legalità e il senso vero del dialogo e della democrazia, per cui ognuno nel rispetto effettivo degli altri possa esprimere in modo sereno le proprie idee. I cattolici siano più coerenti e persuasivi».

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