domenica 1 giugno 2008

Picasso e Bosè. Un angelo-toro per Lucia

La Repubblica 1.6.08
Picasso e Bosè. Un angelo-toro per Lucia
di Maria Pia Fusco

Un grande pittore, una bellissima attrice, un celebre torero La loro amicizia è ricca di aneddoti che Lucia Bosè ci ha raccontato adesso che, per finanziare il suo Museo degli Angeli, ha deciso di vendere la collezione di disegni e ceramiche dell´artista in un´asta che si sta per tenere da Christie´s a Londra
"Miguel vestiva Pablo con abiti da corrida e spadino Lui si metteva in posa da arena"
"Fece per me lo schizzo dell´omino coi baffi. Mi disse: così non ti sentirai sola"

Una serata a "La Californie", la villa di Picasso a Cannes. Que bonita!, esclama il maestro all´apparizione di Lucia Bosé, appena uscita dalla doccia, avvolta in una sontuosa vestaglia rossa firmata Dior. Anche l´altro ospite, Luis Miguel Dominguin, esprime ammirazione per la moglie e per la vestaglia. Che attrae in modo particolare Picasso, tanto da spingerlo a chiedere al torero di provarla, poi la indossa anche lui, decide che conserva eleganza anche su un uomo. «Era una serata come tante, scherzavamo e ridevamo così, c´era la gioia di stare insieme, tra amici. Per Pablo le occasioni più entusiasmanti erano quando Miguel lo vestiva da torero, con lo spadino e tutti gli ornamenti. Lui si metteva in posa e faceva i movimenti da arena. Ho ancora le fotografie. Non ho mai capito perché, ma la vera arte per Picasso era la tauromachia, un´arte sacra, la più bella secondo i canoni estetici. Per Dominguin aveva un´adorazione, lo guardava come un dio, gli diceva che avrebbe amato essere lui. "Ma non so se io avrei voluto essere te", rispondeva Dominguin», racconta Lucia Bosé. «Personalmente non sono mai stata attratta dalle corride, ne avrò viste un paio nella mia vita. Che c´entro io, milanese, con la corrida? Però è una parte importante della cultura spagnola e le rispetto, non mi piace quando qualcuno ne parla con disprezzo senza sapere di che parla».
Lucia Bosé, con la sua calda voce roca da fumatrice, è al telefono dalla casa di Madrid, dove vive dagli anni Cinquanta, da quando nel ‘55 sposò Dominguin, allora il più famoso torero di Spagna. L´occasione per tornare ai ricordi della bella amicizia tra la sua famiglia e Picasso è l´asta della sua collezione privata di opere su carta e ceramiche del pittore, che si terrà da Christie´s a Londra a partire dal 25 giugno, dopo un´esposizione pubblica il giorno 20. «Ho preso una decisione: non voglio più possedere nulla. Ho fatto tanti sforzi per mettere insieme questa collezione, ma mantenerla è un problema, poi arrivano i figli e dicono "questo è mio" e "questo è mio". Poi i nipoti e ognuno vuole una cosa. Non so cosa ne farebbero in futuro, ognuno ha la sua vita, i suoi interessi, piuttosto che lasciare che vendano loro, preferisco venderla io. Ne ho bisogno per mantenere il mio Museo degli Angeli a Siviglia».
Tre figli - Miguel, Lucia e Paola «in omaggio a Pablo, che è stato il suo padrino»; sette nipoti e «sono anche bisnonna» - Lucia Bosè ha collezionato angeli di ogni tipo, oggetti, sculture, dipinti: «Era un sogno che coltivavo da ragazza, da quando vidi per la prima volta le statue di pietra di Ponte Sant´Angelo. L´ho realizzato, il museo si arricchisce di continuo. È un sogno che costa, i ricavi dell´asta mi servono per quello, ma è una mia scelta e sono felice così». Ed è felice anche «per la possibilità di mostrare ad altri un aspetto di Picasso che credo pochi conoscano. Io non so parlarne da critico, per me era l´amico che toccavo, che abbracciavo, con cui avevo il privilegio di dividere momenti di gioia o di malinconia. Soprattutto di gioia, perché Pablo amava la vita, il mare, la bellezza, il cibo. Non dimenticherò mai le nostre lunghe serate tra mille chiacchiere e mille sigarette».
Le opere che Picasso regalava alla famiglia Dominguin non erano legate ad occasioni particolari: «Erano le sue dimostrazioni di affetto, erano slanci del momento. Come quando fece per me il disegno dell´omino con i baffi. "Luis Miguel è spesso in giro, non voglio che tu ti senta sola. Tieni questo omino sul cuscino e sarà lui a tenerti compagnia, vedrai"».
Miguel e Lucia Dominguin, i figli più grandi, «hanno vissuto a lungo con Pablo, una volta, quando accompagnai mio marito in un giro in Sudamerica, ce li lasciammo per tre mesi. La prima volta che Miguel entrò nello studio di Picasso rimase incantato dalla confusione di tele, di sculture incompiute, di oggetti, di pennelli di ogni tipo, era affascinato dai colori. «Ma questo è un paradiso!», disse. «Forse per te, per me è più l´inferno», rispose lui. Gli piaceva discutere con Miguel perché anche quando lo provocava lui rispondeva a tono. Una volta Dominguin chiamò Miguel dopo una corrida, gli disse che aveva tagliato quattro orecchie al toro. Quando glielo raccontò tutto eccitato, Picasso lo prese in giro, gli disse che non esistevano tori con quattro orecchie. "E allora tu perché fai le donne con quattro occhi"», replicò il bambino. Nacque così il disegno di un toro con quattro orecchie».
La Bosè ricorda divertita anche l´"incidente" con la piccola Lucia. «Lei voleva tanto una bambola che andava molto di moda tra le bambine nella Spagna di quegli anni. Pablo le face un disegno alla sua maniera e Lucia scoppiò a piangere, la trovava bruttissima e gliela tirò in faccia. Lui non si arrabbiò. "I bambini dicono sempre la verità", fu la sua reazione».
Tra gli scherzi di Picasso «c´è quello delle uova di rondine. Una volta a pranzo mi offrì un piccolo uovo, disse che era una specialità arrivata dalla Cina. Lo mangiai, non aveva nessun sapore. "Ne vuoi un altro?". Mangiai anche il secondo, anch´esso senza sapore. Lui scoppiò a ridere. "Sono uova di rondine, hanno trecento anni, per forza non sanno di niente. Stasera proviamo la zuppa che si fa con il nido", disse ridendo. Poi però per tutto il giorno si preoccupò di come stavo, temeva che mi avessero fatto male».
Il primo incontro della Bosè con Picasso avvenne a Bordeaux. «Dominguin andava spesso a toreare in Francia e Pablo una volta gli chiese di portarmi con lui, voleva conoscermi. Mi strinse la mano. "Ma noi ci siamo già incontrati. A casa di Visconti, tanti anni fa, avevi un bellissimo tailleur nero". E mi ricordò di colpo una serata da Luchino, in cui c´erano Renato Guttuso, Antonello Trombadori e tanto partito comunista italiano. L´avevo completamente dimenticata, ma avevo diciannove anni, era entrata da poco in quel mondo, chissà cosa avevo nella mente. Certo, il periodo romano fu meraviglioso, c´erano amici fantastici, c´era una solidarietà e un entusiasmo tra la gente del cinema e della cultura che quelli di oggi se la sognano».
Un altro primo incontro è quello con Dominguin. «Fu all´ambasciata di Cuba, una festa per il film La morte di un ciclista. Il torero era amico del produttore che me lo presentò. Al primo impatto lo trovai antipatico, mi sembrava un po´ troppo fanatico. Poi è scattato qualcosa, non il grande amore, ma una grande passione». Una passione che ha cambiato la sua vita: per la durata del matrimonio - dal 1955 al 1967 - la Bosé ha lasciato il cinema, che pure le aveva offerto occasioni, incontri, riconoscimenti prestigiosi e l´affetto di tanti compagni di lavoro. «Non ci puoi tradire con un torero!», le dicevano Mastroianni e Interlenghi che «quando giravamo Parigi è sempre Parigi rientravano in albergo prima di me e li trovavo nella mia camera, tutti e due dentro il letto. Quanto ridevamo! Ci volevamo bene, ma li cacciavo via, ero incorruttibile». Se Visconti l´aveva notata, ancora Lucia Borloni, commessa in una pasticceria milanese, dopo l´elezione a miss Italia ‘47, l´ingresso nel cinema bello fu grazie ad autori come Giuseppe De Santis (Non c´è pace tra gli ulivi) e Antonioni (Cronaca di un amore).
«Non ho mai avuto rimpianti. Volevo i figli, volevo una famiglia e l´ho avuta. Poi non ha funzionato, ho ripreso a lavorare e la vita mi ha regalato altri incontri, amanti e la fortuna di un grande amore. Dopo il divorzio, l´amicizia con Picasso è rimasta viva, ma non ci sono più state le vacanze insieme, le serate infinite. Mi è mancata la sua gioia di vivere, mi è rimasta la ricchezza della memoria». Ha ancora i capelli blu? «Sì. Ero diventata bionda, tutti dicevano che stavo male e sono tornata blu. Mi dà energia, blu è mare ed è cielo. E c´era tanto blu anche in Picasso».

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