martedì 3 giugno 2008

E un film rivaluta i kamikaze: erano eroi, il loro spirito è vivo

Corriere della Sera, 03/03/2007

E un film rivaluta i kamikaze: erano eroi, il loro spirito è vivo
LA PELLICOLA: «VADO A MORIRE PER TE»

TOKIO - Per la prima volta nel dopoguerra i kamikaze sono stati presentati come eroi esemplari anche per il Giappone moderno in un film che in più punti non esita a sconfinare in plateali apologie del militarismo. Scritta e prodotta dal governatore di Tokio, il conservatore Shintaro Ishihara, la pellicola è stata presentata alla stampa e, a giudizio di più parti, appare destinata a suscitare polemiche in patria come all' estero. Intitolato Vado a morire per te, il film è stato diretto da Taku Shinjo sulla base di una sceneggiatura di Ishihara, che ha 74 anni ed è egli stesso un ex regista. La trama racconta le vicende di un gruppo di tokkotai, i piloti suicidi che dalla fine del 1944 furono utilizzati in un disperato tentativo di ribaltare le sorti della guerra o almeno di frenare l' avanzata alleata. Infarcita di esclamazioni e gesti enfatici (tra cui il raccapricciante suicidio rituale di un comandante alla fine della guerra), la pellicola presenta i piloti come eroi da fotoromanzo, incerti solo se sia più giusto «morire per la famiglia o per l' imperatore». Chi torna indietro vivo dalle missioni (a causa di problemi meteorologici o al motore) viene comunque preso a pugni e additato a ludibrio, e cerca solo una migliore occasione di «riscatto nella morte». I giuramenti prima della missione finale vengono firmati con il sangue e anche le donne che cuciono le bandane degli aspiranti suicidi con il simbolo del Sol Levante si tagliano un dito per impregnarle del loro sangue. Il film - di fattura alquanto modesta, ma con un' ottima fotografia - contiene alcuni inserti documentaristici sui danni arrecati alle navi alleate, specialmente durante la battaglia di Okinawa, mentre l' aeronautica americana vi è presentata solo come massacratrice di civili innocenti. «Il loro spirito è vivo oggi, a loro va il nostro grazie», proclamano nella scena finale due conoscenti dei kamikaze.

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