lunedì 12 maggio 2008

Lo specchio sufi dell'Islam, poesie d'amore contro l'oscurantismo

il manifesto 19.10.07
Lo specchio sufi dell'Islam, poesie d'amore contro l'oscurantismo
di c.sa.

Hafez è molto bello, occhi chiari tormentati, intelligenza divorante, lo chiamano così perché è un «Hafez», studia coi sufi detestati dall'islam oscurantista. Parlano infatti come lui di poesia e di amore, raccontano con la musica l'anima e poi il ragazzo che comunque il mufti più ortodosso ha voluto tutore della figlia ha osato sporgersi dal divisorio per guardarla. Si sono innamorati delle loro voci, lei di lui che le insegna a recitare il Corano e insieme spalanca il mondo sui versi del desiderio... Lui della sua curiosità, della sua voglia di conoscenza ... Hafez è il film di Jalili in gara alla festa di Roma, il regista fa parte di quel gruppo (folto) di cineasti iraniani che si è visto opporre spesso un veto pesante di censura - era accaduto con Dance of Dust, molto premiato nel mondo ma proibito in Iran per sette anni. Lavora con Makhmalbaf e Nasser Taghvai nella regia di Tales of Kish, il successivo Delbaran ha come protagonisti rifugiati afghani.
Hafez non è un film «semplice» né per l'Iran di Ahmadinejad né per l'occidente di uguale fondamentalismo. Infatti ci dice di un Islam molteplice, le cui componenti sono preghiera, poesia, amore, canto, l'Islam più ricco dei sufi che per questo è detestato e perseguitato dal waabitismo e da tutte le sue interpretazioni più fondamentaliste. L'Islam sgradito anche a chi da noi costruisce proprio sul fondamentalismo le guerre di religione o di civiltà, come motivarle se di fronte c'è una cultura che spiazza questa immagine?
Hafez che si chiama Mohammed conosce un altro giovane discepolo del mufti, più «ortodosso» che si chiama anche lui Mohammed. Anzi hanno proprio lo stesso nome per intero, sarà a lui che il mufti da in sposa la figlia che però ama Hafez...
«Come mi vedi» chiede alla ragazzina Hafez. «Doppio» dice lei. É un problema di vista, lui le compera degli occhiali, ma non si tratta solo di quello. I due ragazzi infatti diventano pian piano nell'opposizione lo stesso, Hafez che deve fare la prova dello specchio per non parlare più d'amore e l'altro che l'amore lo ha scoperto. Eccoci insomma in un universo di storie, fiabe, interpretazioni religiose di un Islam che si ricompone nei suoi frammenti, non si deve guardare la popria figura per intero ma nei pezzetti di uno specchio che ne rimandano ognuno un po' dice il maestro sufi di Hafez.
Non una monocultura dunque quale si è affermata ma l'intensità (anche in conflitto) di una ricerca, dove c'è spazio anche per l'immagine femminile invece nascosta dalla avvilente interpretazione fondamentalista. Forse a volte ci si lascia prendere dai colori, dai tappeti, da un paesaggio pieno di orizzonte e di fuochi industriali. Ma il film è comunque una bella scommessa, tutta da vincere.

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