lunedì 12 maggio 2008

Goethe, La bella Angelica amore segreto del grande poeta

La Repubblica 7.11.07
Goethe, La bella Angelica amore segreto del grande poeta
di Paola Sorge

L´intesa tra i due era perfetta: lei lavorava e lui le leggeva brani delle sue opere
Tra i due c´era amicizia, ma quasi certamente c´era stato molto di più come prova uno studio di Ursula Naumann uscito ora in Germania
La Kauffmann, osannata pittrice tedesca, eternò Wolfgang durante il suo soggiorno romano in un ritratto che non gli piacque molto

Il ritratto che gli fece la Kauffmann nel 1787, durante il suo soggiorno romano, non gli piacque granché: il dipinto a olio eseguito con amore, addirittura con devozione, dalla bella e osannata pittrice tedesca rimanda infatti l´immagine di un giovane timido, dolce, dall´aria in verità alquanto mesta, insomma un giovane Werther. Un ritratto troppo semplice, troppo «privato» per il sommo poeta che preferiva di gran lunga il Goethe nella campagna romana di Tischbein in cui egli come un semidio domina il paesaggio avvolto in un bianco mantello, il capo coperto da uno strepitoso cappello a larghe tese. O come nel busto marmoreo di Alexander Trippel che lo raffigura come un novello Apollo. Ma questa è forse l´unica ombra nel rapporto idilliaco fatto di indubitabili affinità elettive che legò la pittrice e il poeta.
Anche Herder, che si recò a Roma poco dopo il ritorno di Goethe a Weimar, frequentò assai assiduamente l´atelier della pittrice, anche lui ne fu totalmente conquistato arrivando a darle un bacio in fronte. Ma lei, come l´Arianna raffigurata in un suo suggestivo dipinto, non pensava che al suo eroe che l´aveva abbandonata per sempre.
Fu vero amore? Sino ad ora biografi e studiosi di Goethe hanno dato responso negativo, fedeli alla versione ufficiale fornita dal poeta secondo cui Angelica era l´unica vera donna rispettabile, la donna angelo; vera amica dunque, non amante. Ma forse era per lui qualcosa di più, lascia intendere chiaramente l´autrice del libro uscito di recente in Germania (Ursula Naumann Felicità sognata - Angelica Kauffmann e Goethe, Insel, pagg. 320) in occasione delle celebrazioni per i 200 anni dalla morte della pittrice (a Roma la Kauffmann è stata ricordata nei giorni scorsi al Forum Austriaco di Cultura in una performance multimediale di Daniele Valmaggi).
Il Viaggio in Italia non è poi tanto affidabile per quel che riguarda la vita privata di Goethe avendo il suo autore molto depurato e taciuto, osserva l´autrice del volume che fa una cronaca minuziosa delle giornate trascorse insieme dai due artisti e pubblica le 12 lettere inviate da «Miss Angel» al poeta dopo la sua partenza da Roma. In realtà sono soprattutto queste lettere a instillare nel lettore un ragionevole dubbio. Perché escludere l´esistenza di una segreta liaison dangereuse (segreta perchè lei era sposata) tra due spiriti affini? In fondo era naturale per una donna così sfortunata in amore - suo marito, Antonio Zucchi, era un artista mediocre molto più vecchio di lei e da giovane era stata raggirata da un finto conte - cercare conforto nelle braccia del grande poeta. Goethe dal canto suo non aveva scrupoli di sorta, approdato a Roma con il nome di Philipp Moeller pittore, aveva dato libero sfogo alla sua natura a dir poco esplosiva, si mescolava alla gente comune, partecipava alle feste popolari, frequentava le osterie, andava a donne. Il semidio tedesco adorava Priapo, cominciò a collezionare oggetti d´arte con raffigurazioni oscene e ad accogliere nel suo vocabolario parolacce nostrane come quella che indica il membro maschile; in un appunto egli inneggia allegramente al dio Amore che «fa volare i c. (in italiano nel testo) incontro alla fanciulla che passeggia».
Sin dal primo incontro, avvenuto in un piovoso pomeriggio di novembre del 1786 nell´atelier della Kauffmann in via Sistina (che allora si chiamava Strada Felice), Goethe rimase incantato dalla avvenente artista tedesca. Angelica considerò la sua visita un dono del cielo. Tutto fa pensare che se ne innamorò perdutamente. L´intesa tra i due era perfetta: mentre lei lavorava lui ammirava la sua tecnica, le confidava le sue impressioni, le leggeva brani delle sue opere tra cui l´Ifigenia che poi la pittrice arricchì di illustrazioni. Per i critici lei faceva poesia con il pennello, permeata com´era di letteratura e di miti classici. A 45 anni era ancora una bellezza.
Straordinariamente dotata e straordinariamente modesta, buona e amabile oltre ogni dire, Angelica faceva il ritratto a re e principi d´Europa, era di moda, faceva moda; le ragazze si pettinavano come lei, alla maniera delle donne dell´antica Grecia. Una visita a casa della Kauffmann era inclusa nel programma dei tedeschi «bene» che venivano a Roma a vedere il Papa. Goethe, già universalmente celebre per il suo Werther, rifuggiva gli impegni mondani e i circoli tedeschi a Roma, unica eccezione era lei, la bella artista che lo invitava ogni domenica a pranzo a casa sua, che lo accompagnava a visitare le gallerie d´arte, che gli apriva il suo cuore. Se Goethe s´invaghiva di qualche bella fanciulla, ad esempio della giovane milanese Maddalena Riggi, Angelica, che aveva otto anni più di lui, si mostrava più che comprensiva; del resto non aveva alternative.
Di certo c´è il dolore che entrambi provarono al momento del distacco, entrambi sapevano che non si sarebbero mai più rivisti. Quanto pesasse a Goethe la lontananza da Angelica lo testimonia Schiller che conobbe il poeta a Weimar nel settembre del 1788 e riferì della malinconia unita a nostalgia provata dal poeta nel parlare della pittrice. I due artisti rimasero in contatto epistolare fino alla fine del 1789, poi lei distrusse le lettere del suo eroe.

La lettera inedita
Io l'adoro, non mi dimentichi

Roma, il 5 agosto 1788, martedì
Lei dirà: ancora una volta dei sogni, ma io so che Lei mi perdonerà. La notte scorsa mi sono sognata che Lei era tornato, La vedevo arrivare da lontano e Le sono corsa incontro sino alla porta di casa, ho afferrato entrambe le sue mani e le ho premute sul mio cuore così forte che mi sono svegliata; me la son presa con me stessa per aver sentito la mia felicità sognata con troppa violenza, tanto da abbreviarmi così il piacere. Ma sono contenta di questa giornata perché oggi ho ricevuto la Sua cara lettera del 19 luglio. Il fatto che Lei nonostante le tante distrazioni, gli affari e gli amici, ritorni in spirito a Roma, non mi meraviglia; che Lei si ricordi di me è un segno della Sua bontà per la quale Le sono infinitamente grata. Mi rallegra il fatto che Lei stia bene e Le auguro una ininterrotta serie di giorni piacevoli, Io vivo la vita con la speranza di una migliore. Caro amico, quando ci vedremo di nuovo? Vivo sempre tra timore e speranza e purtroppo è più timore che speranza, ma debbo tacere, a che serve lamentarmi... Lei vuol sapere a cosa sto lavorando. Ho finito le seguenti opere: il ritratto di Lady Harvey, il ritratto del cardinale Rezzonico per il senatore e oggi ho terminato il Virgilio. Sono molto contenta della preparazione in chiaroscuro, il pezzo ha molta forza e i colori mi son riusciti molto diafani...Ho lavorato abbastanza e cerco di fare del mio meglio - per far questo mi devo immaginare che è domenica e che Lei viene nel mio studio - ah, i bei tempi!...
La lettera del suo giovane amico mi ha molto rallegrato, mi fa piacere anche sapere che il signor Keiser tornerà e che conoscerò il signor Herder. Ma Lei non verrà, questo è il mio eterno dolore e la mia angoscia. Stia bene e non si dimentichi di me.
La onoro e La adoro con tutto il cuore
Angelica

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