martedì 13 maggio 2008

Ferrara diventa il laboratorio Ermitage

Corriere della Sera 23.9.07
Ferrara diventa il laboratorio Ermitage
Il museo russo la sceglie per studiare e restaurare il suo patrimonio italiano
di Fabio Cutri

Dal 19 ottobre al Castello estense la nuova base italiana. «Molte le nostre opere da catalogare, ci aspettiamo grandi sorprese»

Un accordo culturalmente prestigioso, una collaborazione di amplissimo respiro scientifico e, aspetto non meno importante, un'ottima occasione per un gruppo di giovani ricercatori: tutto è pronto per l'inaugurazione — il 19 ottobre, ci sarà anche il presidente della Repubblica Napolitano — del progetto Ermitage Italia. Dopo Londra, Amsterdam e Las Vegas, il celebre museo di San Pietroburgo ha scelto proprio Ferrara come «base» italiana: la suggestiva cornice del Castello estense e il complesso di Parco Giglioli ospiteranno un centro studi italo-russo connesso alla collezione d'arte italiana che è custodita all'Ermitage.
«Sarà innanzitutto un laboratorio che permetterà agli esperti dei due Paesi di scambiarsi competenze sul restauro, la conservazione e la valorizzazione delle opere d'arte», spiega Irina Artemieva, responsabile della pittura veneta dell'Ermitage e direttore russo dell'iniziativa. «Il nostro obiettivo è assai ambizioso — aggiunge il direttore italiano e docente dell'università di Ferrara Francesca Cappelletti —: seguendo le rotte delle numerose opere che dal Settecento in poi iniziano a circolare tra Italia e Russia, cercheremo di offrire un contributo importante alla storia del collezionismo europeo, una delle correnti oggi più vitali della storia dell'arte».
Il patrimonio italiano conservato nel Palazzo lungo la Neva è straordinariamente ricco, comprende tra l'altro il più grande nucleo al mondo delle sculture del Canova e un migliaio di dipinti che vanno dal primo Rinascimento fino al Novecento (Leonardo, Raffaello, Tiziano, Caravaggio e Tiepolo, solo per citarne alcuni). Non ci sono solo capolavori che non sono mai stati esposti nel nostro Paese («e mai lo saranno», aggiunge la Artemieva: «spostare quadri di dimensioni imponenti come la "Giuditta" del Giorgione o "La disputa dei padri della Chiesa" di Guido Reni è praticamente impossibile»), ma anche opere ancora in attesa di essere catalogate: «Ci aspettiamo moltissime sorprese, come quella che ci ha fatto pochi mesi fa la Artemieva rivelando di aver ritrovato nei depositi del museo una Madonna con Bambino di Lorenzo Lotto che si credeva perduta — racconta la Cappelletti —. Per quanto riguarda la catalogazione (finora l'Ermitage ha pubblicato il volume dedicato alla scultura), ciò che resta ancora da fare apre ottime prospettive di ricerca per gli italiani: da gennaio cominceremo ad assegnare le prime borse di studio».
La «filiale» dell'Ermitage a Ferrara, nata dalla candidatura avanzata dalla Provincia nel dicembre di due anni fa, sarà gestita da una fondazione che potrà contare, tra finanziamenti pubblici e privati, su un budget di 400 mila euro l'anno. Oltre alla ricerca, ogni due anni il Castello estense ospiterà una grande mostra. Si comincia nel marzo prossimo proprio con un omaggio alla pittura ferrarese del Cinquecento. Pezzo forte dell'esposizione sarà Garofalo, artista definito il «Raffaello di Ferrara»: da San Pietroburgo arriveranno tre grandi dipinti, «Le nozze di Cana», la «Via Crucis» e un'«Allegoria del Vecchio e del Nuovo Testamento» rimasta arrotolata per oltre cinquant'anni e tornata finalmente fruibile dopo il restauro.
I due direttori ci tengono però a sottolineare che l'aspetto espositivo resterà sempre una parentesi rispetto alla natura scientifica del progetto. E che il via vai tra Ferrara e Pietroburgo riguarderà più le persone e le idee piuttosto che le opere d'arte. «Diciamo che queste mostre vanno considerate un "assaggino"... — sorride la Artemieva —. Le opere dell'Ermitage vanno viste all'Ermitage: è un incantesimo che non deve essere spezzato».

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