lunedì 7 aprile 2008

Il Pkk kurdo non è «terrorista» dice la Corte di giustizia europea

Il Pkk kurdo non è «terrorista» dice la Corte di giustizia europea

di Orsola Casagrande
Il Manifesto del 04/04/2008

Una decisione «storica». Il partito di Ocalan era stato inserito dalla Ue fra i gruppi terroristi nel 2002. Ma la prima reazione dell'Unione è: «Sentenza irrilevante»

Il Pkk non va inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche stilata dall'Unione europea nel 2002. Il tribunale di prima istanza della corte di giustizia europea del Lussemburgo ha pronunciato ieri un verdetto per molti versi storico.
Il consiglio dei ministri della Ue, all'indomani dell'attentato alle Torri gemelle l'11 settembre 2001, aveva stilato una lista di organizzazioni ritenute terroristiche disponendo anche il congelamento dei loro beni e conti correnti. Tra queste c'era anche il Partito dei lavoratori del Kurdistan fondato da Abdullah Ocalan. Era stato il fratello di Ocalan, Osman, a presentare un ricorso contro l'inclusione del Pkk nella lista. Ma il 15 febbraio 2005 il ricorso era stato respinto con la motivazione che Osman Ocalan non aveva l'autorità di rappresentare il Pkk. Il fratello del leader incarcerato nell'isola di Imrali dal 1999 non aveva accettato la sconfitta ed era nuovamente ricorso in appello. Quello di ieri è il verdetto in risposta a questo secondo appello. Ed è un verdetto destinato a far discutere. Anche perché il governo turco ha lavorato anni per far inserire nella lista dei gruppi terroristi il Pkk.
La stessa decisione del tribunale ha riguardato anche il Kongra-Gel, per così dire il braccio «politico» dell'organizzazione kurda. Il presidente del Kongra-Gel, Zuber Aydar, ha dichiarato ieri che «la decisione della corte del Lussemburgo è un passo avanti nel cammino verso la libertà. Si tratta di un risultato molto importante». Aydar ha anche ricordato che il Pkk rimane nella lista delle organizzazioni terroristiche stilata dagli Stati uniti. Immediata anche la risposta dell'Unione europea. Secondo un funzionaro della Ue, citato anonimamente dalla Reuters, «la decisione della corte di prima istanza è irrilevante». Commentando il verdetto del secondo tribunale più importante dell'Unione europea, il funzionario ha anche sottolineato che una nuova versione della lista delle organizzazioni terroristiche è stata stilata dalla Ue nel dicembre 2007. Anche in quella lista è stato inserito il Pkk. «Per il consiglio dei governi europei - ha detto senza mezzi termini il funzionario - il Partito dei lavoratori del Kurdistan continua a rimanere nella lista».
Nel motivare la sua decisione la corte del Lussemburgo ha anche sottolineato che quando, nel 2002, l'Unione europea aveva inserito il Pkk nella lista delle organizzazioni terroristiche, non aveva sufficientemente motivato la sua scelta. In passato la corte aveva ritenuto non inseribile nella lista anche il gruppo di opposizione iraniano in esilio, i Mujaheddin del popolo. La corte è formata da un giudice e sei avvocati. I componenti vengono eletti ogni sei anni.
Intanto in Turchia continua il dibattito sulla richiesta di chiusura del partito al governo, l'Akp di Recep Tayyip Erdogan e Abdullah Gul per attività anti- laiche. La corte costituzionale ha ritenuto infatti ammissibile la richiesta presentata dal procuratore capo della corte suprema. In parlamento il leader del partito kurdo Dtp, Ahmet Turk ha pronunciato un duro discorso sostenendo che «la richiesta di chiusura dell'Akp è la conseguenza di una guerra di potere interna allo stato». Per Turk «ci sono tre stati in Turchia. Il primo vuole che la Turchia cambi e si muova sempre più verso l'Unione europea. Il secondo mira a proteggere lo status quo e il terzo sta lavorando perché a prevalere sia il cosiddetto 'stato profondo'".
Come l'Akp anche il Dtp è sottoposto a un procedimento di chiusura da parte della magistratura. «E' evidente - ha detto Turk - che ci sono ambienti che temono una maggior democrazia e libertà». E l'Akp, secondo Turk, «non ha lottato contro questi ambienti. Se avessero combattuto contro queste forze e per la democrazia, adesso la democrazia turca non sarebbe così in pericolo. La soluzione alla questione kurda - ha aggiunto Turk, lui stesso sotto processo come gli altri venti deputati kurdi eletti nel luglio scorso - rappresenterebbe il passo più importante verso la democratizzazione dello stato turco. Continuare a chiudere gli occhi sul problema kurdo significa arrendersi allo status quo o accettare di esserne vittima».

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