mercoledì 6 febbraio 2008

Villa Papiri - Uno studio sui tesori sepolti nel sottosuolo

Villa Papiri - Uno studio sui tesori sepolti nel sottosuolo
ANTONIO TRICOMI
MERCOLEDÌ, 06 FEBBRAIO 2008 LA REPUBBLICA - Napoli

Il piano è stato curato dai docenti Vieri Quilici e Giovanni Longobardi

Ipotesi: scavo a cielo aperto oppure ingresso sotterraneo per accedere nell´edificio

Uno scavo a cielo aperto, che produrrebbe un´autentica rivoluzione nell´assetto urbanistico e nell´immagine stessa della città. Oppure uno scavo "parzialmente ipogeo", appena un po´ meno invasivo. Due ipotesi per rendere interamente visibile e visitabile la Villa dei Papiri di Ercolano. Lo studio di fattibilità porta la firma di Vieri Quilici e Giovanni Longobardi dell´Università Roma Tre e verrà presentato domani pomeriggio nella Sala Didattica degli Scavi.
L´insediamento di età repubblicana, scoperto da Karl Weber tra il 1750 e il 1765, prende il nome dalla ricca biblioteca che vi era ospitata: 1826 rotoli di papiro, soprattutto testi di filosofia greca. Di straordinario valore anche le sculture e gli oggetti che vi furono rinvenuti, sistemati dal 1973 al Museo Archeologico Nazionale. La proprietà della dimora è stata attribuita nel corso del tempo ai consoli Lucio Calpurnio Piso Cesonino, suocero di Cesare, e Appio Claudio Pulcro, cognato di Lucullo e amico di Cicerone. Della Villa, centro di studi umanistici, fu ospite Virgilio: vi seguì le lezioni Filodemo di Gadara, le cui opere vennero rinvenute tra i papiri.
Da quando la Villa è stata scoperta, se ne può visitare soltanto l´atrio: un sito prezioso per la pavimentazione a mosaico, il cui disegno varia nei diversi ambienti. Ma la gran parte della dimora, circa tre quarti della superficie totale, rimane inaccessibile. La sontuosa residenza, lunga 250 metri, era a picco sul mare (la linea di costa era ovviamente arretrata rispetto a quella attuale). L´edificio si articola in quattro nuclei principali: il grande peristilio, il peristilio quadrato, le terme e la biblioteca, la loggia belvedere. Di particolare effetto il grande peristilio: lungo 100 metri e largo 37, con al centro una piscina con 66 metri di lunghezza, 25 colonne sui lati maggiori e 10 sui minori. Per effettuare i sopralluoghi Karl Weber aveva fatto scavare, nel gran banco tufaceo che circondava la villa, una fitta rete di cunicoli. I lavori furono sospesi a causa delle esalazione venefiche che ammorbavano i percorsi sotterranei, ma Weber riuscì a disegnare una mappa molto accurata. Se ne servirà, due secoli dopo, il miliardario americano Getty per la ricostruzione oggi visibile nel John Paul Getty Museum di Malibu, California.
Una meraviglia la cui restituzione al mondo potrebbe essere imminente. A patto di investire nell´impresa risorse e coraggio. Le due ipotesi messe a punto da Quilici e Longobardi vanno per l´appunto in questa direzione. Prima ipotesi: scavo a cielo aperto. I lavori interesserebbero edifici privati (abitazioni) e pubblici (una scuola), almeno tre sedi stradali (vico Ascione, vico Posta e via Roma) e diverse aree aperte (villa comunale e fondi privati). La Villa dei Papiri potrà essere interamente percorribile nonché visibile dall´alto. Quantità di scavo stimata, tra i 280mila e i 400mila metri cubi. Seconda ipotesi: scavo parzialmente ipogeo. In questo caso, spiegano i due studiosi, «il rapporto interno/esterno originario della Villa, con le relative diverse caratteristiche di luminosità e di "affaccio", verrebbe parzialmente ricostituito nel passaggio tra la parte ipogea e l´atrio. Le opere di scavo - proseguono Quilici e Longobardi - sarebbero relative alla creazione di pozzi di luce e di areazione in corrispondenza dei due peristilii». Quantità di scavo stimata, circa 30mila metri cubi.
Ma quale potrebbe essere il contraccolpo sulla cittadina vesuviana? «All´ipotesi massima di scavo dovrebbe corrispondere il maggior impegno per compensare l´impatto ambientale, con prospettive di sviluppo e d´integrazione di un uso diffuso dei beni culturali esistenti. All´ipotesi di scavo parzialmente ipogeo potrebbero far riscontro minori impatti ambientali in superficie e un più limitato coinvolgimento dei tessuti edilizi».
Ercolano dovrebbe però, in entrambi i casi, cambiar faccia. I due firmatari del progetto ipotizzano un «intervento integrato» all´interno del quadrilatero delimitato da corso Resìna, corso Umberto, via Roma e via Aldo Moro. Si parla di «riduzione della densità abitativa di tipo stanziale e introduzione di diversi tipi di stanzialità, incentivazione delle attività economiche secondo le vocazioni culturali dell´area nel rispetto dei valori ambientali e morfologici». Una rivoluzione. Di cui i due professori non sembrano temere le conseguenze, invitando a considerare «una prospettiva che inquadra lo scavo archeologico come una delle numerose attività di continua modificazione della città esistente. E, in quanto tali, anche parzialmente conflittuali tra loro».

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