sabato 16 febbraio 2008

Ruini diventa ambasciatore per riportare i "ribelli" ad Arcore

Ruini diventa ambasciatore per riportare i "ribelli" ad Arcore

Libero del 15 febbraio 2008, pag. 4

di Caterina Maniaci

No, davvero, questo centro non s'ha da fare. L'idea di "rifare" una specie di Dc, o comunque un partito di centro di ispirazione cattolica – sia la Ro­sa Bianca, sia l'Udc che corre da solo, sia anche una lista pro-life di stampo ferrariano, o siano tut­te queste cose messe insieme - non convince mol­ti nelle gerarchie Oltretevere. Il cardinale Camillo Ruini in primis. E la convinzione si rafforza sem­pre più. Anche se le motivazioni di fondo di Savino Pezzotta e di Bruno Tabacci, così come le posizio­ni definite "coraggiose" e del tutto "condivisibili" di Giuliano Ferrara, sono tutte sottoscrivibili, il pragmatismo politico faprevedere, nei palazzi va­ticani, una ecatombe elettorale per simili "avven­ture". Dunque, si capisce come circolino sempre più di frequente, anche se sussurrati e con tutti i distinguo del caso, racconti di telefonate e "richia­mi" al leader udc Pier Ferdinando Casini affinchè torni "a casa" nel Pdl. Insieme al consiglio di «prendere tempo», prima di annunciare una deci­sione definitiva. E, per una strana coincidenza, Casini ieri nel pomeriggio ha dichiarato che sulla rinuncia o meno del simbolo del suo partito, sulla sua candidatura a premier in corsa solitaria, deci­derà presto, quindi non ancora, annunciando un incontro con il Cavaliere, o quantomeno una tele­fonata. «Voglio risentirlo», ha detto il leader dei centristi, e ancora: «Parlerò con Berlusconi».



Il fatto è che cercare interlocutori validi, in en­trambi gli schieramenti, sui temi centrali per la Chiesa - i temi etici - è diventato molto difficile. Ma anche irrinunciabile. Non a caso Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, in un editoriale apparso ieri, scrive che da questa campagna elet­torale deve scaturire «un cambiamento». E forni­sce, in nuce, una sorta di identikit del politico "ideale". Innanzitutto «cambiamento di uomini», perché «ambedue le coalizioni nella passata legi­slatura hanno raccattato tutto il raccattabile pur di guadagnare un voto in più. Di conseguenza, non ci si può meravigliare se, poi, il livello politico e culturale è stato il più deprimente dall'Unità d'Italia. Serve, dunque, un rinnovamento di uo­mini, disposti a servire il Paese e da cercare all'in­terno della società civile». Meglio ancora, «servirebbero professionalità – e l’Italia ne è ricca – atte a dare il loro valido contributo, qualità e spessore». Soprattutto nell'affrontare «le grandi questioni etiche attinenti alla difesa della vita (dalla ricerca sulle cellule staminali all'aborto). Su questi temi occorre che partiti e società civile si incontrino, non si scontrino».



Sì, ma dove trovare questi "uomini nuovi", o meglio "affidabili" e "professionali"? E a quale leadership affidarsi? Questo è il vero dilemma. In­tanto, con una certa soddisfazione, negli ambien­ti vaticani si registra un curioso fenomeno. Si sta scatenando una vera e propria corsa all'invito quella che si sta verificando per la solenne cele­brazione dei Patti Lateranensi, in programma martedì 19 febbraio a Palazzo Borromeo, sede dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede. È il debutto per il nuovo ambasciatore Antonio Zanardi Landi, ma soprattutto per la prima volta, dal 1996, i tradizionali colloqui bilaterali tra i vertici della Santa Sede e quelli del governo italiano si svolgono nel bel mezzo della campagna elettora­le. Forse proprio per questo motivo l'ambasciata sta ricevendo tantissime adesioni, molto al di so­pra delle partecipazioni degli anni passati, insie­me al fatto che è altissimo l'interesse per i rapporti tra politici italiani e ambienti vaticani. L'anno scorso, infatti, alla cerimonia aveva risposto il50% degli invitati. Per martedì, invece, le adesioni su­perano il 70%. Da circa mille ospiti si passa dun­que a quasi 1.500 persone. E sembra che le adesioni continuino ad arrivare, di ora in ora.



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