sabato 12 gennaio 2008

Statuto e Codice etico, nel Pd sarà lotta all’ultima virgola

l’Unità 12.1.08
Statuto e Codice etico, nel Pd sarà lotta all’ultima virgola
Si riuniscono le commissioni. Il tavolo gay proporrà una rappresentanza per le proprie istanze, così come avviene per le donne. Sarà accolta?
di Simone Collini

Statuto, Manifesto dei valori, Codice etico. Oggi si riuniscono le tre commissioni del Partito democratico e, a giudicare dall’aria che si respira il giorno della vigilia, la discussione non sarà un semplice pro forma. Soprattutto per quanto riguarda la carta che regola la vita del partito. E non è per quella che già è stata ribattezzata la «norma salva Prodi» - «la previsione secondo cui il segretario viene indicato come candidato del Pd alla carica del presidente del Consiglio diviene efficace a partire dalla XVI legislatura» - che al di là della sorpresa e delle letture dietrologiche fiorite ieri è stata inserita nella bozza di Statuto già a metà dicembre col consenso di tutti. Il punto è che su alcuni aspetti del documento che sarà discusso oggi ci sono delle posizioni che il presidente della commissione Salvatore Vassallo non esita a definire «non conciliabili». Espressione che non convince quanti puntano ad arrivare, nella votazione del testo il 2 febbraio, a un via libera unitario e poi, entro la fine del mese prossimo, a un’approvazione a larghissima maggioranza da parte dell’Assemblea costituente. Un obiettivo a cui puntano sia quanti sostengono la bozza messa a punto dal presidente Vassallo (come Walter Vitali, che non vede «posizioni inconciliabili» e piuttosto nota che «gli scogli fondamentali sono già stati superati») che quanti hanno presentato degli emendamenti per modificarla (come Maurizio Migliavacca e Nicodemo Oliverio).
Quale che sia l’esito finale della discussione, al momento sono quattro i punti su cui non è stato raggiunto l’accordo: se far partecipare alle primarie per eleggere il segretario chiunque si presenti il giorno delle elezioni (testo base) o se soltanto coloro che si sono iscritti almeno una settimana prima all’Albo dei sostenitori (emendamento Migliavacca-Oliverio); se far votare ai «sostenitori» (cioè elettori e simpatizzanti) tutti i candidati segretario che abbiano incassato almeno il 10% dei consensi tra gli «aderenti» (cioè gli iscritti) o se invece (emendamento) soltanto i due candidati più votati nella prima fase congressuale; se dar vita ad un’Assemblea nazionale in cui tutti i mille membri siano stati eletti in connessione col segretario o se (emendamento) riservare il 30% dei posti alla scelta delle regioni e il 10% ai parlamentari; se adottare o meno le primarie per la scelta dei candidati parlamentari.
Mentre nei giorni scorsi è sceso in campo il coordinatore della fase costituente Goffredo Bettini in difesa della bozza Vassallo e dell’ampio potere decisionale riservato ai «sostenitori», ieri è stato Pier Luigi Bersani a lanciare un messaggio in difesa degli emendamenti presentati. «Spero di sbagliarmi ma mi pare che emergano idee molto differenti sulla natura del nuovo partito», dice il ministro per lo Sviluppo economico. «Ognuno può comprendere che quello sulle regole è un tema dirimente sul quale non possiamo permetterci equivoci». E Bersani non nasconde di avere perplessità circa un’elezione in cui può partecipare chiunque, senza un filtro che eviti il rischio interferenze e inquinamenti. Così come non lo convince l’ipotesi di far correre nella sfida finale come candidati segretario tutti quelli che abbiano incassato il 10% dei consensi tra gli aderenti, perché secondo il ministro è più opportuno che la scelta conclusiva sia tra due o tre piattaforme politiche ben definite piuttosto che tra più proposte che rischiano di essere indistinguibili.
Ma non sarà solo in commissione Statuto che la discussione sarà serrata. Se nella bozza del Manifesto dei valori è stato inserito il «riconoscimento della rilevanza nella sfera pubblica, e non solo privata, delle religioni», c’è chi, come la manager dell’Eni (e moglie dell’amministratore delegato di Unicredit) Sabina Ratti-Profumo, ha presentato un emendamento che chiede la cancellazione di questa parte. Altro nodo che dovrà affrontare la commissione Statuto e anche quella del Codice etico arriva dal Tavolo Lgbt (lesbiche, gay, bisex e transessuali), che propone di formalizzare una struttura che rappresenti le istanze dei loro sostenitori e aderenti, così come è prevista per le donne del Pd. Praticamente scontato il voto contrario delle componenti cattoliche del partito.

Nessun commento: