lunedì 21 gennaio 2008

L'intervista. Cini, lo scienziato ispiratore della protesta contro il Papa alla Sapienza

Repubblica 21.1.08
L'intervista. Cini, lo scienziato ispiratore della protesta contro il Papa alla Sapienza
"Linciati dalla nostra sinistra era giusto scrivere quella lettera"
di Elena Dusi

ROMA - «Una palla di neve diventata valanga». Mentre gli ultimi fedeli lasciano piazza San Pietro, Marcello Cini affida a questa immagine l´incipit delle sue parole. A lanciare la "palla di neve" fu lui - professore emerito di Fisica della Sapienza - con la lettera di "indignazione" per la lectio magistralis affidata a Benedetto XVI. Era il 14 novembre. Alla sua protesta si unirono i 67 firmatari del secondo appello al rettore contro "l´incongruo invito".
Ha seguito l´Angelus?
«No, ma mi sembra inaudito il linciaggio che abbiamo subito. Io ho scritto una lettera al rettore in cui sostenevo con molta chiarezza che è inammissibile affidare a un pontefice l´inaugurazione di un anno accademico. Nessuno vuole imbavagliare il Papa, ma il contesto "inaugurazione dell´anno accademico" è incompatibile con l´intervento di un pontefice. È tanto difficile da capire? Io non credo. Mi sembra piuttosto che il sistema politico si sia comportato in maniera ipocrita».
È deluso per il mancato sostegno?
«Presidente della Repubblica, ministro dell´Università, presidente del Consiglio. Tutti ci hanno attaccati. Siamo stati definiti "intolleranti", "cretini", "cattivi maestri", "laici malati" per una lettera al nostro rettore che avevamo tutto il diritto di scrivere e che è stata travisata in modo ignobile. Oggi per tutti noi siamo "quelli che vogliono imbavagliare il Papa"».
Ma perché la palla di neve è diventata valanga?
«Per l´estrema instabilità del teatro politico italiano, che è tutto un annaspare frenetico e caotico. In un sistema complesso e instabile, gesti piccoli e isolati producono conseguenze imprevedibili e sproporzionate. È il famoso battito d´ali di una farfalla che provoca un uragano».
Avete ricevuto messaggi di solidarietà?
«Sì, dalle persone più impensate. È l´unica nostra consolazione. Certo, non siamo arrivati a 200mila simpatizzanti».
Avete in mente iniziative future?
«Io sono un professore in pensione, non ho in mente nulla. Però scriverò una lettera al ministro dell´università Mussi. Per tutta la vita sono stato un uomo di sinistra, e la sua presa di posizione mi ha molto deluso. I miei colleghi pensano a un´iniziativa che riprenda la questione, ma in maniera distesa e pacata. Un´iniziativa di dialogo, invece di accettare questa caccia alle streghe senza reagire».
"Linciati dalla nostra sinistra era giusto scrivere quella lettera"
di Elena Dusi

ROMA - «Una palla di neve diventata valanga». Mentre gli ultimi fedeli lasciano piazza San Pietro, Marcello Cini affida a questa immagine l´incipit delle sue parole. A lanciare la "palla di neve" fu lui - professore emerito di Fisica della Sapienza - con la lettera di "indignazione" per la lectio magistralis affidata a Benedetto XVI. Era il 14 novembre. Alla sua protesta si unirono i 67 firmatari del secondo appello al rettore contro "l´incongruo invito".
Ha seguito l´Angelus?
«No, ma mi sembra inaudito il linciaggio che abbiamo subito. Io ho scritto una lettera al rettore in cui sostenevo con molta chiarezza che è inammissibile affidare a un pontefice l´inaugurazione di un anno accademico. Nessuno vuole imbavagliare il Papa, ma il contesto "inaugurazione dell´anno accademico" è incompatibile con l´intervento di un pontefice. È tanto difficile da capire? Io non credo. Mi sembra piuttosto che il sistema politico si sia comportato in maniera ipocrita».
È deluso per il mancato sostegno?
«Presidente della Repubblica, ministro dell´Università, presidente del Consiglio. Tutti ci hanno attaccati. Siamo stati definiti "intolleranti", "cretini", "cattivi maestri", "laici malati" per una lettera al nostro rettore che avevamo tutto il diritto di scrivere e che è stata travisata in modo ignobile. Oggi per tutti noi siamo "quelli che vogliono imbavagliare il Papa"».
Ma perché la palla di neve è diventata valanga?
«Per l´estrema instabilità del teatro politico italiano, che è tutto un annaspare frenetico e caotico. In un sistema complesso e instabile, gesti piccoli e isolati producono conseguenze imprevedibili e sproporzionate. È il famoso battito d´ali di una farfalla che provoca un uragano».
Avete ricevuto messaggi di solidarietà?
«Sì, dalle persone più impensate. È l´unica nostra consolazione. Certo, non siamo arrivati a 200mila simpatizzanti».
Avete in mente iniziative future?
«Io sono un professore in pensione, non ho in mente nulla. Però scriverò una lettera al ministro dell´università Mussi. Per tutta la vita sono stato un uomo di sinistra, e la sua presa di posizione mi ha molto deluso. I miei colleghi pensano a un´iniziativa che riprenda la questione, ma in maniera distesa e pacata. Un´iniziativa di dialogo, invece di accettare questa caccia alle streghe senza reagire».

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