martedì 22 gennaio 2008

I vescovi sfiduciano il governo

I vescovi sfiduciano il governo

di Daniela Preziosi

Il Manifesto del 22/01/2008

Bagnasco detta il programma Cei. Poi rivela: l'Italia ha suggerito al papa di non andare alla Sapienza

L'attacco del cardinal Angelo Bagnasco, nel corso della sua prolusione al consiglio episcopale permanente riunito ieri a Roma, è arrivato poco prima della cinque del pomeriggio. Durissimo, alla faccia degli appelli al dialogo e contro le strumentalizzazioni politiche fatte in piazza San Pietro il giorno prima - L'Italia è «sfilacciata» «frammentata, indotta «a fatalistico declino», nasetto. Ma fin qui sarebbe solo la riedizione dell'ultimo rapporto del Censis, che infatti il porporato cita. L'entrata a gamba tesa sul governo arriva quando il cardinale detta ìl «suo» programma di governo; Il cardinale ringrazia chi «da laico» ha lanciato la campagna per la cosiddetta moratoria sull'aborto : Non ci sarà mai una legge «giusta» che permetta l'aborto, dice, ma in subordine - visto che la sua cancellazione non è all'ordine del giorno - è necessario «aggiornare la 194, sulla base delle nuove conoscenze e i progressi della medicina». L'argomentazione è nota, punta al divieto dell'aborto terapeutico. Poi il porporato elenca i temi che in parlamento hanno una stragrande maggioranza trasversale, da Binetti a Storace passando per Mastella. La Cei dice no alla «regolamentazione per legge delle coppie di fatto», ai «registri che surrogano lo stato civile» e alle leggi per il divorzio breve». Bagnasco fa appello ai singoli parlamentari per il voto secondo coscienza sui temi «moralmente impegnativi» e contro le leggi «intrinsecamente inique».
Il riferimento alle sabbie mobili in cui si muove il governo su questi temi è chiaro. Dopo il successo smagliante dell'Angelus delle libertà, con la vistosa presenza dei rappresentanti politici della maggioranza (che nel frattempo, in quella stessa ora, andava in frantumi), il Vaticano rilancia. E così detta le sue «condizioni» a un esecutivo, che evidentemente non è e non può più essere quello in carica. Sui temi sociali, Bagnasco è un po' più generico: la situazione dei rifiuti in Campania e la vicenda della Thyssen Krupp sono «scandalose», occorre sostenere «gli stipendi bassi e le pensioni minime». Ma questi non sono temi moralmente impegnativi, per il cardinale, e infatti il porporato non lancia un appello trasversale alla coscienza dei senatori cattolici. Non è questo campo che interessa il Presidente della Cei. Misura la sua forza sui temi etici, e ora chiede di più del moltissimo che il governo Prodi e il Pd hanno concesso finora. Non sono bastate le richieste di indulgenza da parte dei due dopo la rinuncia del papa ad andare all'università la sapienza. Non è bastata la sorprendente presenza del Pd fino ai massimi livelli in piazza san Pietro, domenica mattina. Dopo il discorso; i politici di centrodestra esultano e chiedono le dimissioni del governo. Quelli del Pd per lo più tacciono, il tono tagliente ha colto di sorpresa anche Walter Veltroni, che negli stessi frangenti stava presentando, sempre a Roma, un libro di monsignor Fisichella, officiava Bruno Vespa. Lì il sindaco di Roma ripeteva il suo atto di dolore: contro il papa è stata usata «un'intolleranza inaccettabile», non vederlo alla Sapienza è stato «doloroso», il suo discorso in contumacia - letto da un docente - è stato addirittura «splendido».
Ma la doccia fredda che Bagnasco riserva a Prodi è più grave. Il
prelato si spinge fino a un gesto che in altri tempi avrebbe provocato una (almeno mezza) crisi diplomatica fra Vaticano e Italia, svelando un presunto retroscena della vicenda della Sapienza. La rinuncia di Benedetto XVI deriverebbe, dice, «dai suggerimenti dell'autorità italiana». Immediata la replica di palazzo Chigi: mai suggerito al papa di ritirarsi, anzi tanto il premier quanto il Viminale hanno «garantito assolutamente la sicurezza» della visita agli stessi funzionari del Vaticano. «Abbiamo garantito la sicurezza al presidente degli Stati uniti», è il massimo di polemica che si concede il ministro degli Interni Giuliano Amato. Ma il messaggio è chiaro: non solo alla Cei non va bene il programma di governo, come sempre, oggi non le va bene questo governo. Fino a spingersi ad alludere alla sua inaffidabilità nella visita papale. Mentre Bagnasco pronuncia la sentenza, Clemente Mastella annuncia l'uscita dal governo. Singolare coincidenza di tempi. «Perfetta sintonia», quindi sospetta, per Giovanni Russo Spena (Prc). «Fantapolitica», replicano dalla Cei.

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