martedì 22 gennaio 2008

ha parlato Bagnasco e lui s’è sfilato, i vescovi si presentino alle elezioni

l’Unità 22.1.08
Rc vede il complotto-Cei: ha parlato Bagnasco e lui s’è sfilato
I «piccoli» in fibrillazione Ferrero: i vescovi si presentino alle elezioni. Diliberto: se si rompe voto subito
di Andrea Carugati

I PIÙ PREPARATI allo strappo di Mastella erano quelli di Rifondazione. Dopo aver letto le parole del presidente della Cei Bagnasco, avevano capito che era suonato il «liberi tutti». «È incredibile come l’intervento attivo delle gerarchie della Chiesa sulla politica trovi immediata rispondenza», dice Franco Giordano. Il problema è «la totale permeabilità delle forze centriste. Ora si capisce bene cosa significa il rischio di crisi per la laicità dello Stato». Così anche il capogruppo al Senato Russo Spena: «La perfetta sintonia tra l’attacco del cardinale Bagnasco e la scelta dell’Udeur di lasciare la maggioranza è di per sé eloquente». «Fantapolitica», replicano i vescovi. Ma il ministro Paolo Ferrero rincara: «Meglio che la Cei si presenti direttamente alle elezioni». Nel mirino del Prc non c’è solo la Cei: sia Giordano che Russo Spena notano come lo strappo dell’Udeur arrivi proprio alla vigilia di una possibile «svolta sul terreno della redistribuzione sociale». Secondo Rifondazione la crisi deve andare in Parlamento. «Bisogna costringere l’Udeur al voto, ad assumersi la responsabilità», dice Giordano. Un passo alla volta, è la linea del Prc. Prima di salire al Colle, ci vuole un voto del Parlamento. «Venga l’Udeur in aula a votare contro la relazione di Mastella sulla Giustizia...». E tuttavia, in caso di sfiducia, «credo che andremo alle elezioni anticipate, non penso ci siano pasticci possibili, non siamo disposti ad accettare il governo tecnico», dice Russo Spena. Che chiede ai partner della Cosa Rossa, nel caso, di presentarsi insieme alle elezioni. «Se ci sarà crisi, non c’è che una strada: il voto anticipato», dice Diliberto. Che dopo il vertice serale di maggioranza ammorbidisce la linea: «Giusto andare in Parlamento». Durante il vertice a palazzo Chigi, l’idea di parlamentarizzare la crisi si fa largo. Così Angius (Ps): «Le crisi si aprono in Parlamento. I governi si fanno e si disfano lì. Domani (oggi, ndr) Prodi parlerà e vediamo cosa succede». D’accordo Mussi (Sd), anche nel dire che le parole di Veltroni sul Pd pronto a correre da solo «non hanno aiutato». Per i Verdi la notizia della crisi arriva alla fine di una giornata durissima, tutta dedicata a fare fronte alla mozione di sfiducia contro il leader e ministro Pecoraro Scanio. Con la parole d’ordine: «La mozione è un atto contro il governo Prodi e il programma dell’Unione, non contro un singolo ministro. Di dimissioni di Pecoraro non si parla neppure». Così il capogruppo Bonelli, dopo aver incontrato Prodi a palazzo Chigi nel primo pomeriggio. E in serata: «Quella di Mastella è una scelta irresponsabile di chi ha cercato la solidarietà politica ma aveva l’obiettivo strumentale di far cadere Prodi». «Era già chiaro, l’obiettivo era Prodi, non noi», dice anche Paolo Cento.
Silenzio dalla file dell’Italia dei Valori. Dai diniani, arriva la richiesta di prendere atto della crisi e prepararsi ad un «governo di transizione per fare la legge elettorale» o consentire lo svolgimento del referendum «che è una buona soluzione». «Bisogna prendere atto che le maggioranza non c’è più. Prodi salga al Colle», dice il senatore Natale D’Amico. «Ma questa legislatura non vada perduta».

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