sabato 19 gennaio 2008

Cuperlo: "Nessuna deriva laicista è la Chiesa che è troppo invadente"

La Repubblica 19.1.08
Cuperlo: "Nessuna deriva laicista è la Chiesa che è troppo invadente"

"Tutti nel Pd abbiamo fatto un errore, rinviando il confronto sui temi eticamente sensibili, sulla laicità, sui diritti civili"

ROMA - «Il Partito democratico o è un partito laico o rischia di negare le sue stesse premesse». Gianni Cuperlo è un laico fervente. Con Barbara Pollastrini è promotore di un appello per la laicità e di un seminario che si terrà a febbraio e a cui hanno già aderito intellettuali, personalità della cultura e della scienza, politici. Cento firme in 48 ore, 500 in una settimana. Non gli piace nel Pd il basso tasso di laicità. Tra le adesioni al manifesto laico ci sono la cattolica Albertina Soliani Umberto Veronesi, Salvatore Veca, Fabrizio Onida, Carlo Feltrinelli, Salvatore Bragantini.
Tutti all´Angelus, domenica, per manifestare solidarietà al Papa. È una corsa anche nel Pd?
«Ritengo del tutto legittimo che individualmente ci siano esponenti del Pd che aderiscono all´appello di Ruini. Però voglio far notare che il problema oggi in Italia non è la deriva laicista o l´anticlericalismo diffuso. Il problema che anche il Pd deve affrontare è rappresentato dalla scelta della Chiesa di svolgere un ruolo sempre più attivo e invadente nella sfera politica e istituzionale. Fermo restando che non è in discussione il diritto della Chiesa né dei suoi vertici di affermare le proprie convinzioni nel dibattito pubblico».
Allora, cos´è in discussione?
«Affermare l´autonomia della politica nella decisione. Quindi la laicità è cultura del dialogo e del confronto tra posizioni diverse ma poi è capacità e autonomia della politica nel momento della decisione. Quello che non funziona è uno schema secondo il quale ci sono temi e problemi che riguardano la vita di milioni di persone rispetto ai quali esistono delle Verità che precludono alla politica e alle istituzioni la possibilità di dibattere e di decidere».
Nel Pd, c´è una laicità carente?
«Credo che tutti nel Pd abbiamo compiuto un errore: abbiamo rinviato una discussione di merito sui temi eticamente sensibili, la laicità, i diritti civili. L´abbiamo posticipata, pensando che ce ne potessimo occupare dopo. Ebbene, il "dopo" è arrivato. L´agenda pubblica, dalla fecondazione assistita alle unioni civili, all´offensiva contro la 194, ci mette di fronte alla necessità di affrontare questa discussione. Accantonando temi che potevano dividere, si pensava di rendere più forte il processo costituente del partito nuovo. In realtà, è solo con una discussione seria e responsabile che noi rafforziamo il profilo e la credibilità del partito. Non stiamo parlando di problemi di nicchia - è chiaro che la priorità per gli italiani è il potere d´acquisto di salari e pensioni - ma dietro queste questioni, ci sono i diritti fondamentali dei cittadini. L´altra osservazione è che non si può estendere secondo convenienza la sfera eticamente sensibile anche a questioni, come le coppie di fatto o le norme anti omofobia, che riguardano i diritti civili».
Nel Pd divisioni e fibrillazioni continue tra cattolici e laici?
«Il Pd è nato con l´obiettivo di mettere cattolici e non, credenti e non credenti nella condizione di condividere i valori e la cultura politica di un grande partito. Dobbiamo affrontare questa sfida. E alla maggioranza dei cattolici del Pd, a parte alcuni integralismi come quello di Paola Binetti, non appartengono logiche da crociata».
(g.c.)

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